Alcolismo in crescita, si curerà con gli psicofarmaci?

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Il consumo di alcol è un’emergenza sociale sempre più allarmante, sulla quale sembra che le numerose campagne di prevenzione raramente abbiano l’effetto sperato. A dimostrarlo è la sempre più tenera età del primo bicchiere, che in Italia è scesa in media a 11 anni, quando non addirittura prima, con 840 mila giovani che nel nostro Paese dichiarano di bere alcolici al di sotto dell’età legale per farlo (16 anni), come è emerso nel corso della Conferenza europea sulle politiche in materia di alcol appena tenutasi a Barcellona. E intanto negli Stati Uniti c’è già chi sta pensando di intervenire sulla dipendenza da alcol per via farmacologica, come rivela uno studio recente pubblicato da Alcoholism: Clinical & Experimental Research, la rivista ufficiale dell’Associazione statunitense per la ricerca sull’alcolismo e della Società internazionale per la ricerca biomedica sulla stessa materia. A destare particolare interesse in questa fase della ricerca è l’aripiprazolo, un farmaco noto con il nome commerciale di Abilify, il cui uso è attualmente consentito dalla Food and Drug Administration per la terapia della schizofrenia e del disturbo bipolare. Un test clinico su 18 soggetti in salute, nove uomini e nove donne di età compresa tra i 21 e i 45 anni, normali bevitori, ha verificato che la somministrazione di due dosi di aripiprazolo, una da 2,5 e l’altra da 10 milligrammi, avvenuta in giorni diversi con 24 ore di anticipo sul consumo di tre bevande alcoliche (in quantità identiche per ognuno dei soggetti, ma leggermente più elevate per gli uomini che per le donne), può incrementare gli effetti sedativi dell’alcol, frenando invece quelli euforizzanti. Questo fenomeno incoraggia dunque i ricercatori ad approfondire l’analisi delle potenzialità della sostanza nel trattamento dei forti bevitori. Henry R. Kranzler, professore del dipartimento di psichiatria dell’Università del Connecticut tra gli autori dello studio, spiega infatti che l’aripiprazolo è un farmaco agonista parziale della dopamina, il neurotrasmettitore coinvolto nella sensazione di piacere fornita dal consumo di alcol, che può quindi essere ridotta causando nello stesso tempo minori reazioni avverse di quelle come mal di testa, insonnia e nausea, provocate da altri farmaci antipsicotici i quali funzionano invece come pieni antagonisti dell’identico neurotrasmettitore.

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