Dai mari dell’Antartide nuove specie marine

Primo piano di una stella serpentina. Se ne trovano in gran numero in tutto il Mare di Ross.<br /> [i](Photo: Stefano Schiaparelli, NZ IPY-CAML)[/i]<br />
Quella appena conclusa è stata la più importante ricognizione dei fondali antartici mai condotta finora. E ha portato a un risultato eccezionale: la scoperta di nuove specie marine. 3000 km del Mare di Ross, il versante antartico più vicino alla Nuova Zelanda, sono stati infatti perlustrati da un team internazionale di circa 50 scienziati a bordo dell’imbarcazione scientifica Tangaroa, nell’ambito delle iniziative dell’Anno Polare Internazionale .

Tra gli studiosi anche un italiano, Stefano Schiaparelli, ricercatore del Museo Nazionale dell’Antartide. “Tra le specie che abbiamo trovato in grande quantità - racconta a Panorama.it - una delle più curiose è quella dei porcellini marini. Il loro termine scientifico è Scotoplanes globosa, sono diventate le mascotte della nostra spedizione e hanno questa curiosa somiglianza con i maialini, a partire dal colore”. Si tratta di oloturie di mare profondo, detrivore, cioè organismi che si nutrono di grandi quantità di sedimento marino. Non sono, però, le uniche specie rare incontrate. Ad esse si aggiungono, infatti, anche ragni marini, meduse dai tentacoli lunghissimi, serpenti marini enormi e stelle di mare gigantesche. Le dimensioni eccezionali possono essere dovute secondo altri ricercatori del New Zealand’s National Institute of Water and Atmospheric Research, che hanno partecipato alla missione, alle temperature fredde, al ridotto numero di predatori e alla grossa concentrazione di ossigeno in acqua.
Ma i segreti rivelati dall’Antartide non sono finiti. “Questa spedizione - aggiunge Schiaparelli - ha avuto tra i tanti meriti anche quello di studiare per la prima volta alcune montagne sottomarine come la Scott Seamount e l’Admiralty Seamount. Sono montagne di origine vulcanica, con la sommità che si trova a circa 400-600 metri di profondità. Grazie all’utilizzo di telecamere e macchine fotografiche montate sui vari strumenti impiegati, abbiamo documentato intere comunità di organismi mai descritte prima”.

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