Belli si diventa, ma a che prezzo? Il decalogo dei rischi della chirurgia

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Negli Stati Uniti, le statistiche dell’ultimo rapporto annuale dell’American Society of Plastic Surgeons attestano che, a dispetto dei timori per la crisi economica, nel corso del 2007 la spesa per gli interventi di chirurgia estetica (circa 12 milioni), è cresciuta del 7 per cento rispetto all’anno precedente, generando un giro d’affari da 12,4 miliardi di dollari. Nello stesso tempo, crescono gli interrogativi su alcuni rischi che questi interventi comportano: un servizio della Abc ha delineato infatti, con l’aiuto di esperti, 10 procedure di chirurgia estetica da affrontare con molta cautela, quando non addirittura da evitare. Apre l’elenco la lipodissoluzione, cioè l’iniezione di sostanze che, pur dissolvendo i depositi di grasso restituendo una figura snella, sono tutte prive dell’approvazione della Food and Drug Administration. La chirurgia cosmetica per i piedi, richiesta soprattutto dalle donne, spesso si associa a infezioni e dolore cronico alle estremità. Le iniezioni per gonfiare labbra troppo sottili o far sparire le rughe dovrebbero essere effettuate con il collagene o l’acido ialuronico, che dopo un certo periodo di tempo vengono assorbiti nel corpo e implicano la ripetizione della procedura, invece che con il silicone liquido, che rischia di legarsi in modo irreversibile ai tessuti. L’aumento di volume del seno attraverso l’iniezione di grasso prelevato da altre parti del corpo con la liposuzione, può dar luogo a calcificazioni che ostacolano la diagnosi dei tumori. A rischio sono poi l’allungamento delle gambe (procedura dal sapore horror diffusa in Cina e in Asia, ma non solo, che comporta la loro rottura per avvitarvi dispositivi che estendono gradualmente le ossa e quindi la statura), e l’impianto di protesi di silicone per arrotondare i glutei, esposte a infezioni. Sconsigliati inoltre i tatuaggi, che non si è mai sicuri di poter rimuovere del tutto, e gli interventi estremi al viso, dalla liposuzione facciale al peeling laser, che a lungo termine non danno risultati migliori di un lifting. Da ultimo, due consigli pratici: mai unire due interventi, come l’aumento e il sollevamento del seno, con il rischio di sommare le complicazioni, e verificare le credenziali del chirurgo a cui ci si affida. Ma in Italia chi si opera corre gli stessi rischi? Panotama.it lo ha chiesto a Bruno Giacomo Carrari, segretario della Società Italiana di Medicina e Chirurgia Estetica.

LEGGI ANCHE: L’Intervista al chirurgo: in Italia interventi meno invasivi

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