Archivio di Maggio, 2008
Nexi, il robot del Mit Media Lab
Che il contatto fisico con gli animali aiuti i pazienti di qualsiasi età a recuperare forze ed energie è risaputo. Ma se al posto degli animali, nell’ambito di quella che comunemente viene definita pet therapy, ci fossero robot a forma di animali? Dopo i vari tentativi ludici del cane Aibo, firmato da Sony, sull’argomento sta lavorando alacremente il Mit Media Lab, il centro di ricerca dedicato ai robots del Massachussetts Institute of Technology di Boston. E i risultati sono sorprendenti.
Sta per entrare, infatti, in via sperimentale in alcuni ospedali scozzesi Huggable, alla lettera “abbracciabile” un prototipo a forma di orsetto in continua evoluzione. Grazie a più di 1000 sensori che fanno della sua “pelle” un concentrato di sensibilità, è in grado di interagire con il suo padrone e soprattutto con il suo tocco affettivo. Grazie alla sua sorprendente capacità di reazione ai suoni e al movimento di occhi, orecchie, spalle si sta rivelando un progetto interessante nell’ambito della pet therapy a base di bulloni e metallo.
Leonardo, invece, è a metà tra il peluche e il folletto. E’ nato dall’interazione del laboratorio del Mit guidato da Cynthia Breazeal e il guru degli effetti speciali di Hollywood Stan Winston. Le sua particolarità sono la “pelle”, in grado di captare temperatura e pressione esterna in modo da reagire di conseguenza e l’empatia. I bambini ne rimangono affascinati.
E per coloro ai quali gli animali non bastano, sempre il Mit ha presentato recentemente l’ultima frontiera. Nexi, il più raffinato androide finora mai realizzato, capace di mimare una grande quantità di espressioni facciali. Postato su Youtube è diventato in pochi giorni la robostar della rete.
Il video di Huggable
Il video di Leonardo
Il video di Nexi
di Piergiorgio (Zibri) Zambrini
Quando Steve Jobs deve fare un annuncio importante, sceglie sempre il palco del Moscone Center di San Francisco. Successe nel 1998: il numero uno della Apple mostrò al mondo l’iMac, il primo computer colorato in un mondo di scatoloni grigi. Si è ripetuto nel 2001, quando fece vedere l’iPod, il bianco lettore musicale che oggi è nelle tasche di 120 milioni di persone. Accadrà di nuovo il prossimo 9 giugno con l’iPhone 2, la nuova versione del telefonino con la mela morsicata diventato in un anno (fu lanciato sullo stesso palco lo scorso 29 giugno) oggetto del desiderio planetario. Come sarà? Cosa avrà di diverso rispetto alla prima versione? Sarà adatto per un pubblico esigente come quello italiano e, soprattutto, potrà fregiarsi delle lettere 3G che nel linguaggio dei cellulari vogliono dire connessione a internet ultraveloce?
Panorama lo ha chiesto a Piergiorgio Zambrini, “in arte” Zibri, l’hacker romano che ha violato la prima versione dell’iPhone e creato un software (scaricato da 4,5 milioni di persone) per farlo funzionare in tutto il mondo (Italia compresa). L’unico in grado di sapere in anticipo come sarà il nuovo iPhone.
iPhone reloaded
Sono state molte le supposizioni su come sarà questo nuovo gingillo: sulle dimensioni, sul peso, sul colore, sulle funzioni, sulle migliorie dell’hardware, lo spessore, la durata della batteria (qualcuno ha ipotizzato quelle solari) e la qualità della fotocamera, ma pochi finora sono stati in grado di discernere i dati concreti dai puri parti di fantasia dei blog che affollano la rete.
Cominciamo dal colore. Pare certo che l’iPhone2 sarà disponibile in tre colorazioni: nero laccato, bianco laccato e grigio satinato. Lo spessore sarà inferiore a quello attuale (11,6 millimetri), diminuzione di volume resa possibile da una risistemazione interna dell’hardware, ma soprattutto grazie a nuove batterie ultrasottili al litio. Pile che, purtroppo, saranno bloccate all’interno del guscio dell’iPhone2 e quindi non sostituibili quando esaurite (come è possibile invece per qualunque altro cellulare). Una filosofia che la Apple ha utilizzato per gli iPod.
Nuova forma. L’involucro esterno avrà un design che ricorderà quello del MacBook Air, il portatile dalla linea filante e a cuneo recentemente lanciato dalla Apple. Soluzione che lo farà apparire più sottile di quanto in effetti sia.
Sul dorso ci sarà scolpita l’immancabile mela e l’obiettivo della fotocamera, che sarà una sola. Dite quindi addio ai sogni di una seconda ipotetica fotocamera frontale che permetterebbe di effettuare videochiamate.
Il connettore per l’auricolare è probabile che sia standard e non come quello degli iPhone precedenti, che impediva di usare cuffie non prodotte dalla Apple. Nessuna modifica a controlli e tasti presenti sulla versione precedente, né per quanto concerne la posizione del microfono, né dell’altoparlante.
L’iPhone2 a cuore aperto.
Ma è all’interno dell’iPhone che ci saranno le più importanti sorprese. Aprendo il nostro nuovo amico potremo ammirare, oltre alla riorganizzazione dell’elettronica e alla batteria al litio ultrasottile, una nuova “baseband”.
Ai meno tecnologici basti sapere che è la parte dell’iPhone che si occupa di telefonare e di comunicare con l’esterno in wi-fi, Bluetooth e 3G. Le prime due sigle sono ormai entrate nel gergo comune e significano connessione a internet, auricolari e stampanti senza fili. La tecnologia denominata 3G permette al cellulare di connettersi velocemente al web utilizzando l’operatore telefonico. È su questa baseband che trova spazio il cuore del nuovo iPhone: il chip Sgold3 della Infineon (nella versione precedente era l’Sgold2).
Se questo processore sarà del tipo H l’iPhone2 potrà viaggiare sul web con velocità fino a 7 megabit al secondo (50 volte la velocità dell’attuale iPhone1). Prestazioni paragonabili a quelle di un computer di casa collegato a una linea adsl. Ma c’è di più, la compagnia telefonica australiana Telstra ha affermato di recente che l’iPhone2 potrà connettersi fino a 24 megabit sulle loro reti, lasciando tutti perplessi.
Se al posto della versione H il cuore comunicativo dell’iPhone fosse invece in versione standard, la velocità di navigazione si abbasserebbe drasticamente, permettendo connessioni non superiori a 384 kilobit al secondo. Ipotesi che renderebbe l’iPhone2 meno interessante per il pubblico italiano, visto che molti telefoni già in commercio sarebbero più veloci.
Il primo modello di iPhone2 che verrà venduto in Italia, prima dell’estate, avrà una memoria interna da 16 gigabyte (potrà contenere più di 5 mila brani musicali o 10 mila fotografie). Entro Natale arriverà un altro modello con il doppio di memoria (32 gigabyte).
Quando e quanto.
L’iPhone2 verrà annunciato il 9 giugno, ma è presumibile che venga venduto a partire dal 29 (il giorno del compleanno del suo predecessore). In Italia probabilmente lo vedremo in luglio al prezzo di 399 euro (versione 16 gigabyte) con un contratto obbligatorio di 24 mesi e in vendita solo nei negozi della Tim o Vodafone.
L’ipotesi che si potesse trovare anche negli Apple store sembra essere sfumata. Nel contratto sarà presente un’offerta su misura per la navigazione a tariffe fisse senza la quale la stragrande maggioranza delle applicazioni (email, Youtube…) avrebbe un costo proibitivo.
Uno strumento, mille applicazioni. Le vere migliorie saranno nel software. L’iPhone è un oggetto estremamente potente, ma attualmente sottoutilizzato. Il suo processore (Arm da 412 megahertz), potente quanto quello della prima Playstation, è in grado di adempiere compiti ben più complessi di quelli attualmente di serie.
È per questo che, appena acceso l’iPhone2, balzerà subito all’occhio una nuova icona, una A inserita in un cerchio: “AppStore”. Un’applicazione tramite la quale la Apple venderà nuovi programmi. Sarà, insomma, sempre meno un telefono e sempre più un palmare o una console.
Già nei mesi successivi al lancio si potranno acquistare applicazioni di lavoro come word processor, fogli di calcolo, fotoritocco, ma anche videogiochi che faranno tremare Sony e Nintendo. Società del calibro della Sega sono, infatti, già al lavoro. Basterà un clic sullo schermo sensibile al tatto per comprarle, come oggi si fa cone le canzoni sul negozio online iTunes. Stavolta però non si tratterà dei soliti videogame da telefonino, bensì di veri videogiochi tridimensionali con video fluidi a 30 fotogrammi al secondo come quelli della Playstation portatile.
Eroi virtuali e avventure saranno controllati non dalle dita, non da un joypad virtuale, ma dai movimenti della mano sfruttando l’accelerometro incorporato. Basterà inclinare e basculare l’iPhone per muovere i personaggi nel gioco.
L’anti Blackberry.
Neanche i businessmen saranno delusi. L’iPhone2 offrirà supporto per “mail push e per i server exchange”. Che nel linguaggio di chi il telefono lo deve usare vuol dire che ogni volta che vi verrà spedita una email in automatico arriverà anche sull’iPhone2. Funzione che ha reso celebre tra i manager il Blackberry e che ora lo rende un valido avversario.
Gps sì, gps no. Si è vociferato a lungo sulla possibile presenza di un gps all’interno del nuovo parto di Steve Jobs. Beh, scordatevelo. È invece prevista la connessione a gps esterni tramite Bluetooth. Chissà se i ragazzi della TomTom stanno già adattando il loro programma di navigazione anche per l’iPhone. Io scommetto di sì.
Un mondo libero? Non troppo.
La Apple ha consegnato a chi sviluppa software per l’iPhone2 gli strumenti per poterlo fare senza troppe limitazioni. Cosicché finalmente applicazioni come Skype (telefonia tramite internet a prezzi bassissimi), peer to peer (connessione diretta fra utenti per scambio di informazioni, musica e video) e applicazioni di messaggistica potranno vedere la luce.
Tutto questo probabilmente vi avrà entusiasmato, ma usando un tipo di comunicazione simile a quella di mamma Apple ho finora volontariamente tralasciato un dettaglio: vi sarà libertà nello sviluppo e nell’utilizzo? Purtroppo la risposta è no: tutto dovrà passare al vaglio della casa di Cupertino. Anche le applicazioni gratuite, gli accessori, le suonerie, gli sfondi, i temi, tutto.
Non sarà possibile, almeno ufficialmente, sviluppare un’applicazione e installarla sul proprio telefono senza pagare un balzello alla Apple e, anche in quel caso, la stessa Apple avrà sempre l’ultima parola sulla decisione di approvare o meno il vostro software.
Il codice che infatti svilupperete e testerete tramite gli strumenti di sviluppo (oltretutto disponibili solo per macchine Apple e non per pc), dopo aver pagato circa 100 dollari alla Apple, dovrà essere inviato alla società californiana in formato sorgente. Dopo essere stato controllato, ricompilato, firmato digitalmente, finalmente sarà reso disponibile sull’AppStore.
Ecco che la mela in apparenza così rossa e succosa, come quella di Biancaneve, comincia ad avere effetti collaterali e a causare un lento e invisibile avvelenamento progressivo.
Per fortuna non sono il solo su questo pianeta ad aver notato questa pericolosa tendenza e a essermi battuto per rendere realmente libero un hardware acquistato e non in comodato d’uso gratuito. L’antidoto? L’impegno del popolo della rete che cerca di eliminare “un verme” da quella che sarebbe altrimenti una buonissima mela.
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Salute in cenere
Gli italiani fumano di meno, ma aumentano i forti fumatori. L’età media a cui gli italiani accendono la prima sigaretta è 17,4 anni, mentre la percentuale di donne fumatrici è in finalmente calo. Emerge da un’indagine Doxa, fatta per conto dell’Istituto superiore di sanità (Iss) in collaborazione con la Lega Italiana per la lotta contro i tumori (Lilt) e presentata in occasione della “Giornata mondiale senza tabacco“, che si celebra il 31 maggio. “Oggi in Italia i fumatori sono 11,2 milioni, contro gli 11,8 milioni dello scorso anno. Fuma il 26,4 per cento degli uomini (6,5 milioni) e il 17,9 per cento delle donne (4,7 milioni) – sottolinea a Panorama.it Piergiorgio Zuccaro, direttore dell’Osservatorio fumo, alcol e droga dell’Iss – Sale, però, al 36 per cento (dal 31,9 del 2007) la percentuale dei fumatori che fumano più di un pacchetto al giorno”.
Nell’anno in cui l’Organizzazione mondiale della sanità (Oms) dedica la giornata mondiale senza tabacco ai giovani (”Tobacco Free Youth“), anche la ricerca Doxa evidenzia come il problema fumo sia un’emergenza che riguarda un milione e mezzo di giovani fra i 15 e i 24 anni e circa 140 mila giovanissimi tra 15 e 17 anni che fumano ogni giorno mediamente 10 sigarette. “Nel ventesimo secolo l’epidemia di tabacco ha ucciso cento milioni di persone nel mondo. Nel ventunesimo secolo, le vittime potrebbero essere un miliardo secondo le stime dell’Oms e senza misure di controllo si potrebbero arrivare a otto milioni di vittime all’anno nel 2030 – spiega Francesco Schittulli, presidente nazionale della Lilt, a Panorama.it – Dobbiamo impegnarci, a livello nazionale e comunitario, per evitare questa tragedia che ha un costo di 6 miliardi di euro all’anno sul sistema sanitario nazionale. Occorrono politiche di prevenzione, programmi di aiuti a chi vuole togliersi il vizio, ma anche misure più radicali quali il bando totale del fumo da pubblicità”. E lancia due proposte concrete: “Sarebbe necessaria una riconversione delle piantagioni di tabacco in frutta e verdura, incentivando i coltivatori e stabilendo leggi comunitarie a sostegno – aggiunge Schittulli – Mi rivolgo anche al mondo sportivo e chiedo innanzitutto che gli allenatori non fumino in campo, come troppo spesso fanno quando vengono ripresi dalle telecamere, e poi che vengano creati negli stadi settori esclusivi per non fumatori. Avviene in Gran Bretagna, sarebbe auspicabile anche in Italia”. L’Oms raccomanda di aumentare l’imposta sul tabacco. “È una misura che può servire a scoraggiare i giovani dal cominciare a fumare a patto che non si cerchino le sigarette in mercati paralleli o di contrabbando”, aggiunge il presidente della Lega contro i tumori.
E a tre anni dall’introduzione della Legge Sirchia, quali sono i risultati? Schittulli elenca qualche dato: “Ci sono oltre 600 mila fumatori in meno ed è in calo il numero di morti. Dopo una leggera ripresa nel 2006, lo scorso anno si è registrato una ulteriore riduzione dell’1 per cento. I dati di un recente studio in 4 regioni italiane (Piemonte, Friuli Venezia Giulia, Lazio e Campania) mostrano, inoltre, un calo superiore al 7 per cento dei ricoveri per infarto acuto del miocardio”.
Il fumo è dannoso anche a livello sociale. Lo conferma un’indagine condotta su 675 fumatori dalla linea verde nazionale “Sos Lilt“ (800-99-88-77, che per l’occasione della Giornata mondiale rimarrà in funzione dalle 9 alle 17) per valutare la percezione della pericolosità del fumare durante la guida. “L’86 per cento dei fumatori percepisce il fumo di sigaretta alla guida come un pericolo determinante, in particolare della distrazione – continua Schittulli – Quando un abitacolo si riempie di fumo, si abbassa il livello di attenzione alla guida. Gli intervistati se ne rendono conto e questa consapevolezza rappresenta un terreno fertile per la promozione di un’adeguata informazione finalizzata alla prevenzione”.
La ricerca Doxa propone un faccia a faccia fra gli scolari di oggi e quelli di ieri per capire come è cambiata nel corso degli anni l’immagine che i pre-adolescenti hanno del fumo. “Emergono percezioni negative dei danni alla salute (24,5 per cento), delle malattie (22,4 per cento) e del rischio di morte (18,7 per cento) - spiega Ennio Salomon, presidente dell’istituto Doxa – L’associazione immediata è con il cattivo odore, i denti gialli, la dipendenza, e aumentano le citazioni riguardanti le malattie, ma l’immagine del fumatore accanito resta quella di un uomo, di oltre 30 anni, a volte del mondo dello spettacolo, o anche una figura familiare, che genera emulazione e necessità di copiarlo”.
Numerose le iniziative che si svolgono in Italia per la Giornata mondiale senza tabacco. La Lilt, che ha siglato un’intesa con l’Iss per “un mese senza fumo“, sarà presente in numerose piazze italiane con stand che regaleranno borse “griffate” dai più importanti stilisti italiani, cinturini con lo slogan della campagna, opuscoli e adesivi con il numero della linea “Sos Lilt”. Al Policlinico “Santa Maria alle Scotte“, a Siena, il centro antifumo della Fisiopatologia respiratoria, dalle 9 alle 13, offrirà la possibilità di effettuare uno screening gratuito a fumatori e non con un’anamnesi completa attraverso la misurazione del monossido di carbonio e un orientamento a programmi anti-fumo personalizzati. A Matera il 1 giugno si svolgerà la manifestazione “Fai centro: sì allo sport, no al fumo“, organizzata dal centro antifumo del Dipartimento di prevenzione della Asl 4 in collaborazione con il circolo schermistico cittadino e il Liceo artistico “Carlo Levi” che presenterà un decalogo a fumetti per smettere di fumare. “Gravidanza senza fumo. Nasce un motivo in più per smettere” è invece lo slogan scelto dall’Azienda ospedaliero - universitaria Policlinico di Modena per le iniziative organizzate su tutto il territorio provinciale dal 24 maggio al 22 giugno. Il programma completo è disponibile sul sito internet dell’azienda Ausl Modena.
L’impegno di Microsoft per l’ambiente
Un’alleanza quinquennale finalizzata allo sviluppo di un portale online per fornire informazioni sull’ambiente a oltre 500 milioni di cittadini di tutta Europa. Artefici dell’intesa l’Agenzia europea dell’ambiente (Aea) e Microsoft Corporation che puntano, entro la fine del 2009, alla creazione di un Osservatorio globale sui cambiamenti ambientali. L’osservatorio sarà una risorsa immediatamente disponibile a beneficio degli esperti, dei politici e dei privati (che potranno contribuire alla raccolta dei dati locali) e fornirà un quadro sempre più aggiornato delle condizioni ambientali in Europa.
Migliorando la disponibilità delle informazioni, l’Aea punta ad aiutare le istituzioni e i cittadini ad adottare comportamenti e iniziative che garantiscano la tutela dell’ambiente. Il sistema includerà informazioni satellitari in tempo reale per servizi di soccorso in situazioni di emergenza, oltre che per altre operazioni relative all’ambiente. Microsoft fornirà servizi di sviluppo per aiutare l’Agenzia europea per l’ambiente a estendere la focalizzazione su importanti fattori ambientali, quali informazioni sull’aria, sull’ozono e sulla qualità delle acque. Sul perché sia stata scelta una società statunitense per un servizio prettamente europeo, l’Aea è molto chiara. Nella nota stampa si parla di un “impegno preciso che da sempre il big di Redmond ha assunto sul fronte della sostenibilità ambientale. Il progetto web aiuterà a portare ancora più avanti questo impegno”. Molto della nuova iniziativa dipende anche dal coinvolgimento di molti utenti che su internet possono essere più facilmente raggiunti e spinti a collaborare grazie ai servizi di “Windows Live” e “Msn“.
Il futuro Osservatorio si occuperà anche dell’impatto ambientale dei biocarburanti, tema considerato prioritario dall’Aea che proprio qualche settimana fa ha invitato a sospendere l’obiettivo Ue di aumentare al 10 per cento la parte dei biocarburanti usati nel trasporto entro il 2020 e consigliato la realizzazione di un nuovo studio scientifico completo sui rischi ambientali e i benefici dei biocarburanti. Le principali preoccupazioni espresse dal comitato scientifico sono le pressioni ambientali supplementari, esercitate all’interno e fuori dall’Unione, per aumentare rispettivamente il tasso di produzione dei biocarburanti e le importazioni dai paesi terzi.
Basta incidenti dovuti all’usura?
Il futuro della sicurezza ad alta quota passa per l’aereo che si ripara da sé, all’occorrenza anche durante il volo, grazie a una tecnica che potrebbe essere disponibile operativamente entro i prossimi quattro anni e imita i processi di autorisanamento del corpo umano osservabili dopo essersi procurati una lieve ferita da taglio. E’ questa l’idea semplice e ingegnosa al centro di un progetto di ricerca appena giunto al termine dopo tre anni di lavoro e sovvenzionato dall’Engineering and Physical Sciences Research Council, la principale agenzia governativa britannica che finanzia la ricerca e la formazione nei campi dell’ingegneria e della fisica. Un gruppo di ingegneri aerospaziali dell’Università di Bristol guidato da Ian Bond, ha infatti sviluppato un sistema basato sull’impiego di resina epossidica che, laddove si produca una lesione a causa dell’usura o dell’impatto con piccoli oggetti, viene attinta da minuscoli serbatoi integrati nei materiali dell’aereo. In questo modo, mescolando la resina con un’apposita tintura, la lesione sarà non solo rapidamente sigillata, ma anche localizzata con esattezza durante la successiva ispezione a terra, per completare eventualmente la riparazione. La tecnica è applicabile ai materiali polimerici fibrorinforzati, sempre più utilizzati nella produzione di aerei e automobili, in quanto il suo aspetto innovativo consiste per l’appunto nell’introduzione di resina nelle fibre di vetro contenute in tali materiali, dalle quali, al momento della lesione, essa fuoriesce insieme a una sostanza che ne provoca la solidificazione, restituendo alla struttura fino al 90 per cento della sua solidità originaria, e consentendo all’aereo il normale funzionamento fino all’atterraggio. Il nuovo sistema di sicurezza, spiega Bond, è complementare alle normali ispezioni a terra: la sua funzione è quella di identificare danni di lieve entità invisibili a occhio nudo che tuttavia, se trascurati, potrebbero generare pericoli seri per l’integrità strutturale dell’aereo. Concluso questo progetto di ricerca, è ora allo studio un’evoluzione del sistema, che prevede la possibilità di far muovere la sostanza riparatrice in una rete integrata nel velivolo, a imitazione del sistema circolatorio di piante e animali.
Il teschio di cristallo al British Museum
A nulla è valso il clamore di Indiana Jones e il regno del teschio di cristallo, l ’ultimo film in uscita con il celebre archeologo come protagonista, che ha fatto dei teschi di cristallo il cuore stesso della trama. La scienza ha dato il suo verdetto, demolendo un mito per migliaia di appassionati del mistero. I teschi in cristallo che la leggenda attribuisce nientemeno che ai Maya e agli Aztechi e che avrebbero particolari poteri esoterici, altro non sarebbero che dei falsi. Ben fatti e scolpiti con ingegno, ma falsi. A dichiararlo un team di scienziati tra cui Margaret Sax del British Museum di Londra e Ian Freestone della Cardiff University che hanno pubblicato i risultati della loro ricerca sul prestigioso Journal of Archeological Science. In particolare, sotto accusa sono finiti due esemplari gelosamente custoditi al British Museum e allo Smithsonian Institute di Washington. Per giungere alle conclusioni, che sicuramente avranno infranto i sogni di molti visitatori, gli studiosi si sono avvalsi di sofisticatissime tecniche, tra cui un microscopio ad elettroni, che hanno permesso appunto di svelare il modo in cui le opere sono state realmente prodotte. A parte l’esemplare del British Museum gli altri teschi risultano addirittura essere stati realizzati a colpi di Black and Decker e con l’aiuto di una sostanza abrasiva, strumenti che gli antichi popoli del continente americano certo non potevano conoscere. Il che permette di proporre una datazione risalente solo agli anni ’60 quando la New Age ha cominciato a muovere i suoi primi passi.
Quanto invece al teschio conservato al British Museum, pare sia stato realizzato nel XIX secolo, forse grazie all’astuzia di un antiquario francese, tale Eugène Boban. Il celebre museo britannico, però, fa sapere, che non rimuoverà dalle teche, almeno per il momento, il discusso artefatto. Indiana Jones può fare qualche sonno tranquillo in più.
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Benvenuti nell’era del Cybercrime, la nuova frontiera del crimine organizzato. “L’epoca del giovane hacker pronto a violare i siti del Pentagono per motivi politici o etici è finita, oggi siamo confrontati ad attacchi molto più nocivi per l’economia mondiale”. Per Andrea Pirotti, Direttore esecutivo dell’Enisa, l’agenzia europea per la sicurezza informatica, non ci sono dubbi: “di fronte ai rischi di un 11 settembre digitale, l’Europa deve garantirsi il più alto livello di protezione informatica possibile per scongiurare l’irreparabile”. Alla vigilia del rapporto di attività di Enisa presentato alla stampa, Pirotti ha ricordato a Panorama.it le sfide cruciali che aspettano gli Stati membri in tema di Network and Information Security (NIS). “Oggi il 30 per cento del commercio mondiale è e-dipendente. Per quanto ci riguarda, le piccole e medie imprese rappresentanto il 99 per cento delle imprese europee e due terzi degli impieghi nel settore privato. Un’azienda, da quella più grande a quella più piccola, non può permettersi di subire un attacco informatico che la spingerebbe a tornare nell’era del fax”. Eppure, “nel mondo ci sono sei milioni di computer schiavizzati”, ovvero controllati da cybercriminali senza che i loro proprietari se ne accorgono e usati per frodi informatiche. Purtroppo l’Italia non fa bella figura. Secondo l’ultimo rapporto della Symantec, gigante della sicurezza informatica, il nostro è il sesto paese più colpito al mondo per numeri di ‘computer zombie’ (oltre 200.000). Terra per eccellenza della microimpresa, l’Italia accusa ancora un certo ritardo nei confronti di Francia, Germania, Regno Unito, Olanda e Svezia. “Ma i progressi registrati negli ultimi anni sono stati enormi” assicura Pirotti.
Per il direttore di Enisa, l’Europa è confrontata a due grandi sfide: “una presa di coscienza reale da parte dei cittadini europei sui rischi che si corre con il cybercrimine e i dislivelli che ancora oggi sussistono tra i paesi dell’Ue in tema di sicurezza informatica”. Creata appena tre anni fa, l’Enisa ha il compito ingrato di convincere gli Stati più sviluppati ad accettare il trasferimento del loro know-how verso le nazioni ritardatarie. “Capisco le reticenze di molti governi a condividere le loro best practice in un settore così delicato come la sicurezza informatica” sottolinea Pirotti, “ma non si possono chiudere gli occhi di fronte al fatto che i cybercriminali operano su territori sempre più vasti. Lavorando in rete, i truffatori possono controllare interi gruppi di computer”. L’Estonia ne sa qualcosa dopo che nel maggio 2007 la sua rete informatica fu interamente paralizzata da un attacco proveniente dalla Russia. Gli esperti non esitarono a parlare del primo atto di una Cyber-Guerra che, nel prossimo futuro, rischia di fare molte vittime.
Non a caso, pochi giorni fa, otto paesi della Nato (fra cui l’Italia) hanno dato il via libera all’inaugurazione nella capitale estone del primo centro di cyberdifesa. L’obiettivo è quello di sviluppare strumenti di difesa nel cyberspazio da mettere a disposizione degli Stati membri. “Il centro non ha nessuna funzione operativa” precisa il maggiore Raul Riik, lasciando intendere che l’organizzazione della difesa informatica è ancora sottoposta alla responsabilità di quei paesi dotati di un Computer Emergency Response Team (Cert). Al pari dei suoi vicini, l’Italia sarà chiamata a confrontarsi con tre tipi di minacce: quella più diffusa che vede a rischio le carte di credito; quella ancora teorica che prevede un attacco terroristico virtuale; infine le pressioni sempre più ricorrenti esercitate da un paese attraverso Internet. Per Gigi Tagliapietra, presidente della Clusit, una delle autorevoli associazioni di sicurezza informatica, “oggi più che mai è necessario orientare i nostri sforzi sulla prima minaccia. La stragrande maggioranza degli attacchi” spiega Tagliapietra a Panorama.it, “viene sferrata contro i cittadini comuni oppure contro quelle piccole imprese che non hanno investito nei sistemi di protezione della propria rete informatica. Eppure parliamo di un investimento vitale per garantire competitività”.
Come si trova l’amore?
Trovare l’anima gemella è ormai diventata un’impresa ardua e nemmeno i test sul dna via internet aiutano a risolvere il problema. Come già scritto da Panorama.it, era nato a dicembre “Scientific Match“, un servizio di ricerca online che sulla base del dna suggerisce, sfruttando proprio la biologia dell’amore, il possibile compagno/a di vita. Basta un campione di saliva prelevato con un tampone e il gioco è fatto. Almeno all’apparenza. Perché fino ad ora non ha sortito gli effetti sperati e, a distanza di sei mesi dall’apertura, gli iscritti sarebbero poche migliaia, principalmente statunitensi e australiani (anche se cifre ufficiali non vengono diffuse dal quartier generale di Boston). Non solo: il costo iniziale di quasi 2 mila dollari, si è drasticamente ridotto a 995 dollari per l’iscrizione vitalizia e in sconto promozionale fino a San Valentino 2009. Le aspettative restano ambiziose: Scientific Match promette prima di tutto un compagno dall’odore sexy, oltre ad una maggiore gratificazione sessuale, più orgasmi, meno corna, un elevato tasso di fertilità e figli più sani. Il tutto supportato da un’ampia letteratura scientifica, citata sul sito. Il test si rivolge a coppie etero, anche se gli omosessuali sono i benvenuti. Escluse senza appello le donne che prendono la pillola, perché il contraccettivo orale inganna il corpo imitando i sintomi di una gravidanza, e induce a preferire persone con dna simile.
Non si tratta di una mappatura completa, perché un servizio di quel tipo richiede costi ancora inaccessibili (oltre il milione di dollari), ma parziale e le società in grado di offrire questi servizi sono già una ventina e si stanno specializzando. La californiana “23and me” si prefigge di selezionare una comunità di persone mappate, fornendo poi loro la possibilità di mettersi in contatto su un apposito blog. E ci sono quelle come la “Knome” (contrazione di “know me”, conosco me stesso, che ricorda la massima del filosofo Socrate) che vendono servizi per mappare l’intero codice genetico di una persona. “La premessa scientifica è valida: più siamo diversi, meglio è anche dal punto biologico - spiega Giuseppe Novelli, genetista dell’università Tor Vergata a Roma - Occorre però considerare se una cosa del genere è davvero utile o non è piuttosto un modo nuovo per fare soldi: se i geni sono importanti, ambiente e cultura influiscono in modo altrettanto forte anche nella scelte amorose”.
Da internet, dunque, è sempre bene diffidare riguardo la possibilità di creare stabili relazioni di coppia. Secondo uno studio condotto da ricercatori universitari australiani della Queensland University of Technology, gli incontri su internet spesso non durano perché le persone scelgono partner non adatti e creano legami affettivi prima di incontrarsi faccia a faccia. Inoltre, è più facile investire velocemente a livello emotivo in una relazione online perché non si ha una immagine completa della persona con cui ci si stanno scambiando email. “Pochi dicono: guarda, sono un alcolizzato di mezza età che è stato sposato cinque volte, prendimi”, dice lo psicologo Matthew Bambling della Queensland University.
Forse sarà anche per questo motivo che nella scelta del partner ideale, oltre al test del dna, Scientific Match adesso ha introdotto anche altre indicazioni, come hobby, lavoro, gusti e preferenze. Sul sito si possono trovare domande del tipo: “ti piace il mare o la montagna”?, “che cosa ti fa ridere”? “quanto guadagni”? Materiale classico da agenzia matrimoniale, ma corredato da un po’ di saliva su un cotton fioc.
Un chirurgo in sala operatoria
(Credits: Ansa)
Ves Dimov è un medico della clinica di Cleveland, negli Stati Uniti, e autore di un blog molto letto, Clinical cases and images. Anche il suo ospedale collabora con il progetto Google Health: si tratta di una cartella clinica compilata su internet direttamente dai pazienti. Che in questo modo possono affidare a un archivio informatico i loro dati sanitari: allergie, patologie, farmaci in uso, vaccinazioni. Perfino interventi chirurgici e risultati delle analisi mediche. Dopo due mesi di sperimentazione nella clinica di Cleveland un gruppo di persone ha notato alcuni vantaggi: la cartella può essere letta da qualsiasi luogo (anche in situazioni d’emergenza) e si può integrare, su esplicita richiesta, con quella già fornita da alcune strutture sanitarie. Le informazioni sono inviate con un protocollo cifrato e custodite sui server di “big G”. Inoltre Google Health riunisce alcuni servizi già disponibili negli Usa, come l’avviso attraverso sms sul cellulare per ricordare di assumere un farmaco durante la giornata. Eppure si tratta di notizie “sensibili” sulla salute personale: i difensori dei pazienti e della privacy ricordano sul Boston Globe che negli ultimi anni le fughe di dati sono diventate più comuni. Google Health è stato progettato per gli Stati Uniti, ma la maggior parte delle funzioni è già accessibile (in inglese) ai navigatori italiani.
È in rapida crescita l’interesse per le cartelle sanitarie archiviate online dai pazienti : il portale medico più letto negli Stati Uniti, WebMD, consente da tempo agli utenti di compilarle. Anche dall’estero, Italia inclusa. E otto mesi fa Microsoft ha lanciato Healthvault, un’iniziativa per raccogliere sul web le informazioni riguardanti la propria salute, disponibile unicamente per gli abitanti degli Usa.
La ricerca di notizie su malattie e sintomi attraverso internet è ormai un’abitudine per milioni di persone. Secondo la società di analisi comScore, negli Stati Uniti un navigatore su tre si è informato su argomenti sanitari consultando le pagine web. Le parole più richieste? Esclusi i nomi di farmaci, nei primi quattro mesi del 2007 il vocabolo “gravidanza” è stato scritto sul web 17 milioni di volte, seguito da “cancro” e “influenza”, con 15 milioni di ricerche.
La diretta televisiva parte tra poche ore sul sito internet di Nasa tv, a mezzanotte (ora italiana): il modulo di atterraggio Phoenix scende su Marte, aiutato in successione dallo scudo termico, dai paracadute e dai razzi. In sette minuti la sua velocità rallenterà da 20mila chilometri orari fino a cinque prima dell’impatto con il suolo del Pianeta rosso. Se la missione dovesse avere successo, potrebbe essere il primo modulo ad atterrare senza problemi dopo le due spedizioni Viking del 1976. L’ultimo tentativo della Nasa è stato l’invio di Mars Polar Lander nel 1999, ma gli scienziati hanno perso i contatti poco prima della discesa su Marte. Finora l’Ente aerospaziale americano ha fallito più della metà degli arrivi sul Pianeta rosso.
Una simulazione della Nasa che illustra le fasi di atterraggio del modulo Phoenix e la procedura di raccolta dei campioni sul Pianeta rosso
La conferma del successo arriverà sulla Terra con un segnale radio, quindici minuti dopo l’atterraggio nell’area Vestitas Borealis, nella regione polare settentrionale. Poi Phoenix per venti minuti resterà in silenzio: è il tempo necessario a dispiegare i pannelli solari che alimenteranno la sua permanenza. Le prime immagini da Marte arriveranno dopo due ore. In seguito con un braccio di 2,3 metri il veicolo della Nasa scaverà fino alla profondità di circa 50 centimetri nel terreno in cerca di ghiaccio d’acqua, raccogliendo campioni per capire se Marte può aver ospitato la vita. Secondo le ultime previsioni è in arrivo una tempesta, ma gli scienziati dell’Ente aerospaziale americano hanno dichiarato che non dovrebbe influenzare l’esito della missione. Sul portale web dell’Università dell’Arizona prosegue il conto alla rovescia, partito dieci mesi fa con il lancio del modulo.
Una simulazione dell’atterraggio di Phoenix
Il modulo Phoenix in laboratorio durante la costruzione