La nuova frontiera degli anticoncezionali sarà uno spray cutaneo

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E se in un futuro molto vicino bastasse qualche spruzzo per garantire una contraccezione efficace? Ne sono convinti i ricercatori australiani della University of Sidney, esperti di assorbimento di sostanze da parte della pelle, che stanno mettendo a punto un nuovo anticoncezionale. Si tratta di un dispositivo simile a quello usato dai pazienti asmatici, ma contenente un derivato del testosterone, un ormone capace di bloccare l’ovulazione. Appoggiato sull’avambraccio, libera una dose controllata del farmaco che in 30 secondi attraversa gli strati più superficiali della pelle e si deposita in quelli profondi che diventano un serbatoio. Da lì l’ormone viene a poco a poco liberato nel sangue dove il livello utile per bloccare l’ovulazione si mantiene anche dopo 36 ore dall’ultima spruzzata. Secondo quanto si apprende, il nuovo prodotto potrebbe entrare in commercio già alla fine del 2008 in Australia e nel Nord America, ma non in Italia dove gli esperti della Società italiana di ginecologia, la Sigo, interpellati da Panorama.it, si ritengono ancora scettici sull’utilizzo di questo sistema. Il costo si aggirerà intorno ai 30 euro per ogni scatola, all’interno delle quali ci dovrebbero essere una ventina di dosi.

I primi studi sono stati pubblicati sulla rivista scientifica Contraception e sono stati presentati in occasione del decimo congresso internazionale sulla contraccezione, svoltosi a Praga. La contraccezione del futuro, dicono gli esperti, punta anche alla cosiddetta “dual protection” (chiamata anche double Dutch perché l’hanno proposta per primi gli olandesi): associare un contraccettivo (la pillola o la spirale) a un metodo che metta al riparo anche dalle infezioni sessualmente trasmesse (Aids, epatite, infezioni da papillomavirus, germi di sifilide e da gonorrea, tutte malattie che stanno riemergendo), come può essere il profilattico. Uno dei vantaggi della pillola spray è che il livello di ormoni nel sangue necessario a impedire l’instaurarsi di una gravidanza si mantiene nel corso dei giorni successivi: saltare uno “spruzzo” non sarebbe quindi un problema. Inoltre, ci sarebbe una maggiore flessibilità rispetto alla pillola perché non deve essere applicata per forza alla stessa ora tutti i giorni.

Dai dati diffusi a Praga, l’Italia è uno dei paesi europei che utilizza meno la pillola: solo il 16 per cento delle donne usa la pillola anticoncezionale, per il vecchio e ormai infondato pregiudizio che faccia ingrassare, e addirittura il 53 per cento di donne e uomini preferiscono fare sesso senza protezione. Preoccupa, in particolare, il dato relativo ai giovanissimi: il 30 per cento non usa alcun metodo contraccettivo. Non stupisce, quindi, l’aumento dell’uso della cosiddetta “pillola del giorno dopo”, che impedisce il congiungimento dello spermatozoo con l’ovulo e non va confusa con la pillola abortiva Ru486. Il suo consumo, in Italia, è cresciuto dalle 320 mila unità del 2006 alle 370 mila del 2007 ed è bene ricordare che possono essere prescritte solo dai medici. Da pochi anni, poi, è disponibile anche in Italia il cerotto anticoncezionale: può essere acquistato solamente con ricetta medica ed ha un costo di 12,50 euro per tre cerotti, pari ad un mese di terapia. L’uso del cerotto contraccettivo sembra essere efficace come anticoncezionale quanto la pillola. I vantaggi sono, dal punto di vista metabolico, un minore impegno epatico. A livello pratico, l’efficacia anche in presenza di vomito e diarrea, per cui è particolarmente vantaggioso in quelle donne che per patologie varie hanno disturbi di assorbimento. Permangono invece le stesse interazioni con altri farmaci (ad esempio gli antibiotici) che ci sono per la pillola. Negli Stati Uniti, invece, l’aumento della contraccezione d’urgenza è diventata così importante che le pillole prescritte finora dai medici si avviano a diventare un farmaco da banco. Sono già quattro, ultimo in ordine di tempo il New Mexico, gli stati a stelle e strisce che ne permettono la vendita senza ricetta e ora legislatori e farmacisti di altri 14 stati stanno studiando provvedimenti analoghi.

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