A caccia di meraviglie nel cielo stellato, anche al computer

Z<p>odiacal light. (credits: Eso)
Il tramonto del Sole è un classico negli album fotografici i ricordi. Tra gli astronomi al Parnal, in Cile, è ormai abitudine scattare immagini al calare della notte: hanno un punto d’osservazione privilegiato, il più grande telescopio ottico del mondo, quello dell’European space observatory (Eso) a 2600 metri di altitudine. Qui il confine tra lavoro e hobby diventa sottile. Con apparecchiature amatoriali gli scienziati sono riusciti a cogliere particolari luci blu e verdi al tramonto, grazie a un cielo limpido per trecento giorni l’anno. Di notte un ricercatore è stato in grado di catturare fenomeni particolari dovuti ai raggi solari riflessi dalla polvere interstellare, come le luci zodiacali (vedi la fotografia sopra) e il Gegenschein.

Ma la passione per le immagini digitali può dare vita a progetti di successo. Alberto Conti è un astronomo dello Space telescope science institute (STScI) di Baltimora: incantato da Google Earth, ha proposto agli ingegneri del motore di ricerca californiano di sviluppare un software per visualizzare l’universo visto dalla Terra. Google Sky, appunto. Una sorta di telescopio a portata di tutti per esplorare le galassie: la volta stellata virtuale può sfruttare anche l’immensa banca dati del telescopio spaziale Hubble. E sul suo blog Conti ha raccontato come è nata l’idea: tutto è partito da una mail inviata a John Hanke, responsabile dei progetti per le mappe di Google. Alla prima missiva non ha ricevuto risposta. È andata bene al secondo tentativo, tanto che l’astronomo italiano ha ottenuto in questi giorni l’International Pirelli Award.

Altri software permettono di gettare uno sguardo, seppur limitato, su pianeti, nebulose e ammassi lontani: come Aladin Sky Atlas dell’Università di Strasburgo. L’Europa resta anche con i piedi per Terra: di recente è stato finanziato con due milioni di euro il progetto GIS4EU, un’iniziativa nell’ambito della direttiva Inspire con l’obiettivo di stabilire regole condivise per riunire le banche di dati geografici nel territorio dell’Unione, in modo da renderle liberamente accessibili a cittadini e pubbliche amministrazioni.
Tramonto al Parnal. (credits: Flickr)

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Il 11 Maggio 2009 alle 13:38 E il telefonino diventò un telescopio. Grazie a Google » Panorama.it - Hitech e Scienza ha scritto:

[...] “Spazio, ultima frontiera”: il capitano Kirk e il vulcaniano Spock sono appena sbarcati nelle sale cinematografiche con l’ultimo episodio di Star Trek. Ma non è soltanto la fantascienza a ravvivare l’interesse per stelle, pianeti e buchi neri nell’anno internazionale dell’astronomia. Il nuovo telescopio sarà la fotocamera di un telefonino di ultima generazione. A portata di mano in qualsiasi serata. Secondo il Times, Star Droid è la nuova applicazione che Google potrebbe lanciare già questa settimana: un software che, scaricato gratuitamente e installato sul cellulare, riconosce astri e altri corpi celesti. Come? Utilizza il gps per localizzare la persona e associa i dati con le mappe delle galassia già digitalizzate con Google Sky, un progetto proposto da un astronomo italiano, Alberto Conti. Il telefonino, quindi, diventa una sorta di “navigatore” per riconoscere le stelle. Star Droid è in grado di riconoscere anche la distanza di pianeti e costellazioni dalla Terra. [...]

Il 11 Maggio 2009 alle 13:58 E il telefonino diventò un telescopio. Grazie a Google - GREG NOTIZIE ha scritto:

[...] “Spazio, ultima frontiera”: il capitano Kirk e il vulcaniano Spock sono appena sbarcati nelle sale cinematografiche con l’ultimo episodio di Star Trek. Ma non è soltanto la fantascienza a ravvivare l’interesse per stelle, pianeti e buchi neri nell’anno internazionale dell’astronomia. Il nuovo telescopio sarà la fotocamera di un telefonino di ultima generazione. A portata di mano in qualsiasi serata. Secondo il Times, Star Droid è la nuova applicazione che Google potrebbe lanciare già questa settimana: un software che, scaricato gratuitamente e installato sul cellulare, riconosce astri e altri corpi celesti. Come? Utilizza il gps per localizzare la persona e associa i dati con le mappe delle galassia già digitalizzate con Google Sky, un progetto proposto da un astronomo italiano, Alberto Conti. Il telefonino, quindi, diventa una sorta di “navigatore” per riconoscere le stelle. Star Droid è in grado di riconoscere anche la distanza di pianeti e costellazioni dalla Terra. [...]

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