I danni da fast food? Si limitano in 4 mosse. Ma il nutrizionista è scettico

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L’allarme sulle cattive abitudini alimentari accomuna le due sponde dell’Atlantico. Mentre il numero di bambini in condizioni di sovrappeso e obesità cresce nell’Unione europea al ritmo di circa 400mila all’anno, con quel che ne consegue in incremento dei rischi di sviluppare varie patologie anche in età adulta, negli Stati Uniti l’attenzione continua a essere puntata sui fast food, che a New York hanno ora l’obbligo di indicare sui menù le calorie fornite dai cibi che vi compaiono. E c’è chi, in ambito scientifico, pare muoversi in una simile direzione, sostenendo, come fa Brent Tetri, professore di medicina interna della Saint Louis University, che a causare danni alla salute, in particolare a quella del fegato, non siano i fast food in sé, ma qualunque dieta ecceda in calorie, grassi e zuccheri. Se è vero che, come afferma Tetri stesso, la dieta in questione è proprio quella tipica dei fast food, dove con un singolo pasto è facile incamerare 2mila calorie, cioè più dell’intero fabbisogno giornaliero della maggior parte degli individui, egli sostiene tuttavia che quanti si sono concessi troppo spesso un tale stile alimentare possono rimediare in quattro mosse ai danni arrecati al fegato. La prima è quella di non mettere piede in un fast food più di una volta alla settimana; quando questo accade, conviene mangiarvi nel modo più sano possibile, per esempio stando alla larga da formaggio e maionese, e privilegiando insalate, carne di pollo e bevande non zuccherate. Le altre due mosse sono l’esercizio fisico almeno tre volte alla settimana, che aiuta il corpo a metabolizzare meglio il cibo, e richiedere al medico, specialmente per bambini e adolescenti che frequentano troppo i fast food, l’esame delle transaminasi, per valutare il corretto funzionamento del fegato. Questo perché, afferma Tetri, i medici si imbattono sempre più spesso in bambini e adolescenti affetti da cirrosi epatica, patologia che una volta colpiva per lo più adulti con storie di alcolismo ed epatite C, e che nel caso degli adolescenti sembra invece ascrivibile proprio all’eccesso di cibo spazzatura e alla scarsa attività fisica.

Più drastico sul rischio per la salute rappresentato dai fast food è invece Giorgio Calabrese, nutrizionista che Panorama.it ha interpellato sull’argomento.

Professor Calabrese, New York dà il buon esempio: un’occhiata alle calorie e poi si può mangiare tranquilli anche al fast food.
Tutto fumo negli occhi. Non basta certo il conteggio delle calorie per pensare che si stia mangiando in modo sano. Serve a poco sapere che sono 250 invece che 500, se poi si tratta di calorie cattive, assorbite per esempio insieme agli acidi grassi trans della margarina e delle materie grasse spalmabili, comunque rischiosi per la salute.

L’attenzione alle calorie rischia di distrarre dal modo in cui il cibo è preparato?
Esatto. Non solo è lecito porsi degli interrogativi sulla qualità che può vantare del cibo fornito a pochissimo prezzo, ma bisogna anche considerare il fatto che viene cucinato in modo globale, e spesso buttato via se non viene venduto entro un breve periodo di tempo, a dimostrazione che è cibo che può diventare pericoloso. A casa propria nessuno butta via la bistecca se non l’ha mangiata entro dieci minuti dalla cottura.

Sembra però che bastino quattro mosse per rimediare ai danni potenziali di un pasto mordi e fuggi.
In linea di principio sono consigli condivisibili, ma rischiano di fornire un alibi per un’alimentazione disordinata. In questo modo si può finire con il credere che pranzare con un panino, anche per questioni di tempo, sia ammissibile se poi si rimedia mangiando bene di sera a casa. Un’abitudine che è meglio non prendere.

Infatti viene suggerito di farlo al massimo una volta alla settimana.
Sì, ma si sorvola sul fatto che i panini sono la cosa peggiore da mangiare in un fast food. Non è proprio la stessa cosa un panino che mi preparo io con del prosciutto di buona qualità ed eliminando la mollica dal pane, e uno con carne affogata in salse che favoriscono l’accumulo di materie grasse.

Un fast food può diventare un girone infernale che prelude alla cirrosi epatica?
Questa mi sembra un’esagerazione. Per giungere a una cirrosi l’alimentazione, più che disordinata, deve essere disgraziata, ovvero cattivissima e come tale protratta nel tempo, associata inoltre a problemi genetici al fegato.

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