Una centrale nucleare
di Antonella Bersani
Si è concluso a Lecce il primo Festival dell’Energia: quasi 10.000 presenze agli incontri, alle mostre, alle iniziative per la scuola e al grande spettacolo con Kitonb Company in piazza Sant’Oronzo. L’appuntamento, anche nelle parole del Sindaco di Lecce, Paolo Perrone, è per il 2009. Tra gli intervenuti, Giuseppe O. Longo, ordinario di teoria dell’informazione all’Università di Trieste, che ha affrontato il tema dei falsi miti dell’energia. Panorama.it lo ha intervistato.
Professor Longo, qual è il primo mito da sfatare?
Che quello dell’energia sia un problema semplice. Non esistono infatti soluzioni miracolistiche. Viceversa questo settore si alimenta di volta in volta di tanti piccoli miti che non affrontano la questione nella sua complessità. La risposta non è il nucleare, non è soltanto l’eolico o il fotovoltaico. L’approccio deve essere globale.
Come attecchiscono i piccoli falsi miti?
L’uomo ha bisogno di credere e di semplificare. Al resto pensano i dati, che però non sono mai del tutto credibili in quanto commissionati, interpretati e diffusi da chi ha interessi in gioco. Quando Meucci inventò il telefono, lavorava libero da qualsiasi condizionamento economico ma oggi nessuno può più permetterselo. Il tornaconto e le lobby sono all’origine di tutti falsi miti in circolazione.
Nucleare: Barbablù o Cavaliere bianco?
Il mito cattivo si è in gran parte alimentato del disastro di Cernobyl, ma oggi anche chi ne sminuisce le conseguenze per riabilitare il nucleare mi sembra partire da una posizione altrettanto preconcetta. Si dice che le nuove tecnologie siano sicure, ma io mi chiedo, esiste una compagnia disposta ad assicurare gli impianti? A quale prezzo? Io non lo farei. E poi una centrale nucleare è un bersaglio perfetto per i terroristi.
Gli esperti assicurano che i costi del nucleare equivalgono a quelli del carbone pulito.
Solo al netto dei costi degli impianti, dell’assicurazione, di smantellamento e di smaltimento delle scorie. Su questo nessuno dibatte, così come sulla disponibilità di uranio, che non è infinita. Il rischio è diventare schiavi dei Paesi che lo possiedono, come oggi con il gas.
Biocarburanti e biomasse.
Lanciati come l’idea del secolo, ma senza considerare le conseguenze di questo tipo di impostazione salvifica: i prezzi dei cereali sono saliti alle stelle e scarseggiano le derrate alimentari.
I costi salgono perché i raccolti sono andati male e perché i Paesi in via di sviluppo hanno fatto crescere la domanda. Non è che anche lei è vittima di un falso mito?
Torniamo al punto di partenza. Come possiamo avere delle risposte veritiere se tutte le informazioni sono filtrate da chi ha interessi economici in gioco? Per avere dati certi occorrerebbero agenzie di valutazione composte da scienziati indipendenti, ma non ci sono. Per questo non credo nemmeno nei protocolli internazionali come quello di Kyoto. Il condizionamento è forte e i tempi cambiano in fretta, cosa ce ne facciamo di un programma ventennale? Spesso sono i piccoli provvedimenti contingenti che condizionano la nostra storia per anni.
Idrogeno, vero o falso?
Già nell’Ottocento Jules Verne profetizzava che il carburante del futuro sarebbe stata l’acqua, da cui si ricava appunto l’idrogeno. Ma per produrlo serve energia. E dove la andiamo a prendere? Eolico, petrolio, biocarburanti?
Nel risparmio energetico ci crede?
Fondamentale per le economie già sviluppate, che consumano per il superfluo. Nei Paesi in via di sviluppo però si consuma per il benessere minimo.
Un mito intellettualmente onesto c’è?
A mio avviso è quello dell’energia solare, perché soggetto a minori condizionamenti economici. Il sole è l’elemento che ci condurrebbe a un rapporto sereno con la natura, non più basato sullo sfruttamento selvaggio delle risorse.
I risultati economici al momento sono scarsi.
Vero, ma il solare non produce squilibri naturali. E si potrebbe lavorare molto su questo a livello culturale. Si può innestare una cultura della ricerca e dell’intelligenza a scapito di quella della forza, vale a dire di chi ha interesse a perpetuare l’esistente.
- Mercoledì 21 Maggio 2008


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