Se la pet therapy la fanno i robot

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Che il contatto fisico con gli animali aiuti i pazienti di qualsiasi età a recuperare forze ed energie è risaputo. Ma se al posto degli animali, nell’ambito di quella che comunemente viene definita pet therapy, ci fossero robot a forma di animali? Dopo i vari tentativi ludici del cane Aibo, firmato da Sony, sull’argomento sta lavorando alacremente il Mit Media Lab, il centro di ricerca dedicato ai robots del Massachussetts Institute of Technology di Boston. E i risultati sono sorprendenti.
Sta per entrare, infatti, in via sperimentale in alcuni ospedali scozzesi Huggable, alla lettera “abbracciabile” un prototipo a forma di orsetto in continua evoluzione. Grazie a più di 1000 sensori che fanno della sua “pelle” un concentrato di sensibilità, è in grado di interagire con il suo padrone e soprattutto con il suo tocco affettivo. Grazie alla sua sorprendente capacità di reazione ai suoni e al movimento di occhi, orecchie, spalle si sta rivelando un progetto interessante nell’ambito della pet therapy a base di bulloni e metallo.
Leonardo, invece, è a metà tra il peluche e il folletto. E’ nato dall’interazione del laboratorio del Mit guidato da Cynthia Breazeal e il guru degli effetti speciali di Hollywood Stan Winston. Le sua particolarità sono la “pelle”, in grado di captare temperatura e pressione esterna in modo da reagire di conseguenza e l’empatia. I bambini ne rimangono affascinati.
E per coloro ai quali gli animali non bastano, sempre il Mit ha presentato recentemente l’ultima frontiera. Nexi, il più raffinato androide finora mai realizzato, capace di mimare una grande quantità di espressioni facciali. Postato su Youtube è diventato in pochi giorni la robostar della rete.

Il video di Huggable

Il video di Leonardo

Il video di Nexi

Commenti

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Il 5 Novembre 2008 alle 17:53 SuccedeOggi » Le 50 invenzioni dell’anno secondo Time ha scritto:

[...] Hulu, il sito che fa da contraltare a YouTube offrendo non video prodotti e caricati dagli utenti, bensì show televisivi e film grazie ad accordi con i network e le case di produzione, è quarto mentre quinto è il Large Hadron Collider del Cern, il cui guasto che ne ha momentaneamente bloccato le operazioni, viene paragonato dai redattori del Time a una semplice ruota sgonfia su un’automobile sensazionale. Al sesto posto troviamo il deposito artico delle sementi, una cassaforte globale che si trova a nord della Norvegia dove possono essere conservati per 1000 anni i semi che ci salveranno in caso di una disastrosa carestia. Al nono posto c’è internet per gli astronauti: la connessione è molto lenta, del resto sono i primi passi dell’Internet interplanetaria. Al decimo troviamo il computer più veloce del mondo, soprannominato Roadrunner, che ha superato il quadrilione di calcoli al secondo: chi non ne vorrebbe uno? La torre rotante di Dubai è al numero 16, seguita a ruota da Nexi, il robottino “sociale” creato al Mit di Boston. Spore, il videogioco che permette di costruire forme di vita e farle evolvere, si piazza ventesimo, mentre al ventottesimo posto troviamo il “mantello dell’invisibilità“, prodigio simil-Harry Potter estratto dal cappello dei ricercatori della Berkeley University. Ed è proprio vero che la necessità aguzza l’ingegno, perché non poteva che essere inventato in tempi che obbligano a ridurre gli sprechi l’accumulatore di energia da ginocchio che troviamo al 33° posto: voi camminate, lui conserva l’energia prodotta, che potrete poi usare per ricaricare il cellulare e il lettore mp3. In 39a posizion,e troviamo la tecnica per rilevare le impronte digitali anche quando queste sono state accuratamente cancellate, che ha già fatto riaprire parecchi casi dubbi, mentre al 40° posto compare qualcosa che di tecnologico ha ben poco: la nuova lista dei sette peccati capitali compilata dal Vaticano che tiene conto delle tentazioni e dei rischi del mondo moderno (peccati di bioetica, esperimenti sugli embrioni, abuso di droghe, inquinamento, ingiustizia sociale, eccessiva ricchezza, creazione di povertà). E poi scarpe da corsa tecnologiche, orologi che invece di segnare il tempo lo “mangiano” simboleggiando l’inesorabile fine cudata center (Google) e prodigiose macchine fotografiche per non vedenti, che trasformano le immagini in disegni in rilievo stile Braille da leggere appoggiandoli sulla fronte. E’ stato un 2008 molto ricco, arrivederci nel 2009. [...]

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