Il disturbo colpisce chi è stato coinvolto in eventi disastrosi
Eventi negativi come guerre, catastrofi naturali e incidenti gravi, generano nei sopravvissuti una condizione di complesso disagio mentale nota come stress post-traumatico, le cui basi molecolari sono ora state svelate da un gruppo di ricercatori guidato da Isabelle Mansuy, docente di neurobiologia cellulare presso lo Swiss Federal Institute of Technology di Zurigo, e di neuroscienze cognitive e molecolari all’Università della stessa città. In un articolo pubblicato sull’ultimo numero di Nature Neuroscience, essi spiegano che l’intensità della memoria emotiva associata agli eventi traumatici è determinata da un enzima, la calcineurina, e dal fattore di regolazione genica Zif268. La conclusione è stata raggiunta grazie a esperimenti condotti sui topi, utilizzati perché i loro processi di apprendimento sono molto simili a quelli umani ed esistono test adatti a valutarne il comportamento. I ricercatori hanno indotto i topi ad associare una reazione di nausea a una soluzione zuccherosa, simulando così le reazioni emotive negative che si verificano negli esseri umani che ricordano eventi traumatici. L’osservazione dell’amigdala, la parte del cervello alla base della percezione emotiva, ha evidenziato un’attività ridotta della calcineurina solo nei topi indotti all’associazione in questione. Per identificare con maggiore sicurezza il ruolo della calcineurina nel processo di memorizzazione, gli studiosi si sono serviti di topi transgenici nei quali poter attivare o inattivare l’enzima nelle cellule cerebrali. Poiché la calcineurina è un regolatore negativo dell’apprendimento e della memoria, la sua attività deve essere ridotta per consentire una persistente memorizzazione. Come i ricercatori dunque si attendevano, durante l’esperimento l’inattivazione dell’enzima rafforzava il ricordo dell’associazione tra la soluzione zuccherosa e la nausea, che invece risultava affievolito incrementando l’attività dello stesso enzima. L’inattivazione della calcineurina provoca inoltre un’aumentata espressione del regolatore genico Zif268 nell’amigdala, con analogo effetto di intensificazione del ricordo. Per la prima volta è stato così possibile dimostrare l’ampiezza della relazione funzionale tra l’attività di un enzima nella sinapsi e quella di un fattore di regolazione genica nel nucleo cellulare. L’applicazione clinica della scoperta secondo i ricercatori non sarà immediata, ma si tratta di un contributo fondamentale alla comprensione della patologia, in vista di una terapia efficace.
- Venerdì 6 Giugno 2008
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