La pinna caudale di una megattera
Una visita tra reperti storici sommersi abbinata con la scoperta della vita nel mare: sono le proposte per l’8 giugno del parco Gaiola, sul litorale partenopeo, con uno slogan ironico: “Celebrare la Giornata mondiale dell’oceano nell’area marina protetta più piccola d’Italia”. “Muniti di maschere, pinne e bombole esploreremo i siti archeologici lungo la linea di costa” dice Maurizio Simeone, responsabile di Gaiola onlus. A pochi metri di profondità si può già vedere Pausillipon, la villa di Publio Vedio Pollione. A Torino, invece, durante la settimana il laboratorio Bioma promuove una conferenza sulla pesca nel Mediterraneo: “Discuteremo del rispetto delle regole, dal controllo delle imbarcazioni alle quote di pescato” chiarisce Daniele Tibi, consigliere di Bioma. E a Roma l’associazione Marevivo presenta un rapporto sull’uso delle spadare: sono 137 le imbarcazioni che hanno ricevuto la cifra complessiva di 900mila euro per riconvertire le reti. Ma i controlli delle autorità di vigilanza sono ancora pochi. La festa degli oceani continua a pochi chilometri dal confine italiano, lungo la Costa azzurra: l’8 giugno nel parco di Marineland di Antibes sono previste iniziative per sensibilizzare le persone alla conservazione del mare. E la rete globale di laboratori e acquari Ocean Project propone altri appuntamenti in giro per il mondo.
Un documentario completo dell’esploratore Jacques Cousteau
Gli oceani ricoprono i due terzi della superficie terrestre: un’immensa prateria blu che però non gode di buona salute. Il 41% dei mari è a rischio per le attività umane, come ha dimostrato una ricerca dell’università di Santa Barbara, il primo studio a osservare 17 differenti fattori di stress per gli oceani (tra cui: tre metodi di pesca, cinque fonti di inquinamento, tre aspetti dei mutamenti climatici, gli effetti dell’invasione di specie aliene e la navigazione commerciale). Le zone più colpite? Il mare del Nord in Europa, i Caraibi, la costa orientale negli Stati Uniti e il litorale della Cina, soprattutto nelle aree dove si affacciano le megalopoli. Soltanto il 4% della superficie marina non ha risentito dell’attività umana.
Eppure qualche buona notizia c’è. Il Noaa, l’agenzia Usa per gli oceani e l’atmosfera, ha scoperto che aumentano le megattere nel pacifico settentrionale: sono ormai tra le 18mila e le 20mila. Un considerevole salto in avanti rispetto alle 1500 di quarant’anni fa. Non sono altrettanto positive le notizie che riguardano gli squali: otto specie entreranno nella lista rossa dell’Iucn e sempre più scienziati parlano di rischio di estinzione. Chi vuole vedere straordinarie immagini degli abitanti dei mari può curiosare fra le gallerie fotografiche del Noaa dedicate a balene, foche e trichechi. Oppure rovistare tra le foto di appassionati di Flickr, dove sono raccolte immagini scattate ai quattro angoli del pianeta.
- Sabato 7 Giugno 2008
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