Tabellone delle partenze a Heathrow
Rappresenta già oggi più del 10 per cento del prodotto interno lordo mondiale, ma il turismo internazionale, secondo le previsioni della World Tourism Organization (WTO), sarà nei prossimi anni uno dei settori in più rapida crescita economica, arrivando a interessare, entro il 2020, quasi 1,6 miliardi di viaggiatori, la maggior parte dei quali (717 milioni) sceglieranno una destinazione europea. Quanto basta per convincere Joana Miguéns e José Mendes, ricercatori rispettivamente nei dipartimenti di economia e fisica della portoghese Università di Aveiro, a sviluppare un modello teorico che, ricostruendo la fitta rete di arrivi e partenze che costituisce il turismo mondiale, possa aiutare a comprendere meglio, e con una certa attendibilità scientifica, che relazioni esistano tra i Paesi che sono mete turistiche molto frequentate e quelli che non lo sono. I risultati del loro studio, pubblicati in un articolo (file pdf) della rivista Physica A, sono stati raggiunti analizzando i dati relativi al 2004 messi a disposizione dalla WTO, e indicano che la rete del turismo mondiale è fortemente polarizzata, e continuerà a esserlo. Se un Paese, per esempio, riceve un certo numero di turisti da un altro, esiste appena il 25 per cento di probabilità che il flusso di viaggiatori abbia luogo anche nel senso opposto, dando origine a uno scambio di turisti tra i due nodi della rete. Le destinazioni turistiche scelte con frequenza più significativa sono molto spesso confinanti con altre che invece vengono per lo più evitate, secondo una dinamica simile a quella delle reti di trasporto, nelle quali alcuni grandi snodi centrali vedono confluire numerosi viaggiatori in arrivo da molteplici luoghi periferici. I ricercatori mettono quindi in discussione che le destinazioni vacanziere siano scelte realmente sulla base di motivazioni di tipo culturale, secondo un’idea comunque diffusa, o semplicemente determinate dalle disponibilità finanziarie dei turisti: anche nel caso di un incremento del loro numero, come quello atteso nei prossimi anni, i vantaggi saranno più probabili per quelle che sono già ora destinazioni particolarmente gettonate e vedranno crescere ulteriormente le loro connessioni all’interno della rete turistica globale. Con l’Europa a fare la parte del leone, almeno secondo le previsioni della WTO: il nostro continente manterrà il più alto tasso mondiale di arrivi, a dispetto del suo declino in termini relativi dal 60 per cento del 1995 al 46 per cento del 2020.
- Mercoledì 25 Giugno 2008
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