Archivio di Luglio, 2008
Un pitbull al guinzaglio
Quello dei cani pericolosi è un problema ricorrente al quale si è tentato di dare soluzione anche in anni relativamente recenti, e che inevitabilmente riconquista la ribalta ogni volta che le aggressioni diventano troppo frequenti, promuovendo così l’idea di porre mano alla questione in termini drastici, ovvero vietando di introdurre, allevare, riprodurre e detenere cani appartenenti a razze ritenute pericolose. In questa direzione si muove il comune di Sassari, città nella quale lo scorso 14 luglio un’anziana è stata uccisa da un pitbull, mentre il Codacons invoca l’ampliamento della lista di razze pericolose per le quali prevedere particolari misure di sicurezza. Una linea di intervento fatta sua dal senatore del PdL Andrea Fluttero, primo firmatario di un disegno di legge che, per ridurre i rischi di aggressione all’uomo da parte di razze considerate pericolose, come pitbull e rottweiler, non solo ne vieta l’allevamento, la vendita e l’acquisto, ma obbliga chi già ne sia in possesso a sterilizzare l’animale e a chiedere alla questura l’autorizzazione per la sua detenzione. Su iniziativa dello stesso senatore, interpellato sul tema da Panorama.it, è stato attivato un blog per raccogliere le esperienze delle vittime di aggressioni da parte di cani pericolosi e per rilevare, tramite un sondaggio, quanto sia avvertita la necessità di una legge che riduca al minimo i rischi di simili aggressioni.
Senatore Fluttero, perché affrontare il problema dei cani pericolosi con un disegno di legge che propone soluzioni tanto rigorose?
Sono certo che un disegno di legge come questo non sia la soluzione definitiva al problema, è piuttosto un tentativo di fare occupare la politica in maniera seria di una questione che genera ansie e preoccupazioni in molti cittadini, specialmente di quelli che hanno già subìto aggressioni.
Il disegno di legge si basa sull’idea che esistano razze canine geneticamente pericolose?
Il disegno di legge si basa su ragionamenti empirici e sui contatti che ho avuto con esperti in materia, come veterinari e ricercatori di psicologia degli animali. E’ un dato di fatto che non tutti i cani sono uguali, ma che sono stati selezionati dall’uomo per usi diversi, quindi presentano soglie di reattività altrettanto differenti che, unite a dati oggettivi come la loro massa muscolare e la capacità dell’apparato dentario, generano in alcune razze una capacità di offesa molto elevata, del tutto fuori luogo per un cane da compagnia.
La black list comprende 17 razze pericolose, dove spiccano i pitbull e i rottweiler spesso protagonisti di aggressioni. Come sono state identificate?
La black list è quella di un’ordinanza dell’ex ministro della Salute Sirchia, e so che lascia aperto un problema che andrebbe affrontato, quello dei cani risultanti dagli incroci di razze diverse.
Quale futuro attende queste razze?
Il disegno di legge è molto radicale: mira a farle sparire dal nostro territorio. Fino ad allora, chi le detiene deve essere autorizzato a farlo, soddisfacendo requisiti come il possesso di un’assicurazione di responsabilità civile per danni a terzi, la fedina penale pulita e il certificato di sterilizzazione dell’animale, che deve essere inoltre dotato di microchip identificativo all’orecchio.
Ma così non si sorvola troppo facilmente sulle responsabilità dei proprietari, la cui distrazione può avere un ruolo nella aggressioni compiute dal cane?
Io sostengo che il problema è proprio quello di riuscire a fare prevenzione, evitando le aggressioni: le sanzioni colpirebbero il proprietario dopo che comunque un danno, anche grave, è già stato causato dal suo cane. Avere un cane pericoloso è peggio che avere un’arma: un attimo di distrazione può capitare a chiunque, anche ai proprietari responsabili. Per questo mi chiedo: perché far correre rischi ad altre persone, quando il cane da compagnia può essere scelto benissimo fra razze meno pericolose?
Continua
La strada non conta, quello che conta è sentire che vai.
Le parole di Luciano Ligabue sembrano scritte apposta per raccontare ciò che sta accadendo di questi tempi nel mondo dei navigatori. Sì perché dopo la prima infornata di apparecchi satellitari “nudi e crudi”, le moderne guide a ventosa per auto sembrano aver imboccato una strada tutta nuova. Che non è più piatta e stilizzata come un tempo ma è sempre più spesso condita da elementi capaci di dare realismo all’esperienza di guida: rilievi topografici, ponti, tunnel cartelli stradali e perfino monumenti sono ora riprodotti all’interno delle cartine digitali quasi a realizzare un continuum fra mondo reale e mondo virtuale. Ma non basta. Oltre a essere visivamente più raffinati, i dispositivi Gps di nuova generazione si stanno arricchendo di funzionalità di intrattenimento che poco o nulla hanno a che vedere con le questioni di orientamento: si collegano al telefono, per esempio, leggono le tracce musicali in mp3 e le foto in formato digitale, integrano giochi e persino ricevitori per il digitale terrestre per captare i programmi televisivi on the road. Al satellitare sta succedendo in pratica quel che è avvenuto qualche anno fa ai cellulari, trasformatisi da semplici dispositivi per telefonare e mandare messaggi ad apparecchi tuttofare, in grado di scattare foto, mandare messaggi, navigare su Internet, e – naturalmente – collegarsi a un Gps.
A guidare la seconda generazione di device satellitari è il Navigon 8110, un apparecchio dotato della caratteristica funzione Panorama View3D, un’interfaccia di navigazione che correda le classiche mappe stradali con le raffigurazioni tridimensionali dei rilievi topografici e degli elementi più significativi presenti lungo il percorso: montagne, vallate, ma anche ponti e tunnel e svincoli stradali sono riprodotti proprio come se fossero reali. L’evoluzione tecnologica riguarda anche l’assistente di guida virtuale, che ora non si limita a indicare le svolte da effettuare ma si spinge a leggere i nomi delle vie e degli svincoli grazie a un sistema di riconoscimento vocale del testo (la pronuncia, va detto, non è però sempre all’altezza). Oltre alle commodity stradali il nuovo Navigon si apre inoltre a tutta una serie di funzionalità accessorie molto interessanti: si collega per esempio al telefono cellulare proprio come un piccolo viva-voce, può importare gli indirizzi della rubrica di Outlook grazie a una porta Usb e incorpora un lettore Mp3.
L’obiettivo di una navigazione più realistica è ricercato anche da Hp con il suo 314 Travel Companion, un navigatore basato su sistema operativo Microsoft Windows CE che propone un sistema di mappe arricchito dalle altimetrie del territorio, oppure, nel caso dei percorsi cittadini, dalle raffigurazioni stilizzate degli edifici più importanti. Non manca anche in questo caso un sistema di riconoscimento vocale che permette al guidatore di ricevere in vivavoce le indicazioni sulle vie e sulle uscite da imboccare. Il prezzo è di 422 euro.
Anche Tele System ha da poco inserito a catalogo il suo modello a tre dimensioni. Si tratta del TS8800 un navigatore che integra al proprio interno mappe in Real 3D con visualizzazione realistica di edifici, monumenti, sopraelevate, svincoli stradali oltre alla morfologia del territorio. Decisamente corposa la parte di intrattenimento che può addirittura contare su un sintonizzatore digitale terrestre per visualizzare i programmi televisivi. Il prezzo è in questo caso di 229 euro.
Agli effetti speciali Tom Tom preferisce i contenuti di carattere informativo. Così i nuovi GO 930 e GO730 (499 e 399 euro) integrano la funzione IQ Route che fornisce indicazioni sui percorsi a rischio di congestionamento, ovvero quelle strade per cui la velocità media può risultare di molto inferiore alle stime proposte dal navigatore; il tutto naturalmente con l’obiettivo di fornire alternative utili.
Chiudiamo con una segnalazione su un modello da poco uscito sul mercato coreano (al prezzo di circa 350 euro). Si tratta dell’iNavi K2 un navigatore firmato Thinkware che, come si può vedere dalla foto d’apertura dell’articolo, può contare su immagini fotorealistiche di qualità davvero sorprendente. Il tutto naturalmente nell’attesa di vedere all’opera il nuovo dispositivo Gps di Volkswagen sviluppato sulla base della spettacolare cartografia di Google Earth.
Infine una novità per chi si accinge all’esodo estivo con animali al seguito arriva da Garmin. Che sul suo sito mette a disposizione un database, scaricabile sui propri prodotti, con le strutture ricettive che accettano animali domestici. Una comodità che potrà forse anche servire a evitare qualcuno dei tristi e pericolosissimi abbandoni sulle strade.
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Dolore cronico, questo sconosciuto. O meglio misconosciuto, almeno in Italia. Ogni anno, nel nostro paese, 90 mila malati terminali non vengono curati, o lo sono parzialmente, per la sofferenza fisica, ma va ancora peggio per quei 10-15 milioni di italiani che soffrono di dolore cronico non causato da tumori. Stime che sembrano destinate a salire se si considerano anche le cefalee. Secondo il centro per le cefalee dell’università “La Sapienza” di Roma, in Europa si registra una crescita per questo tipo di disturbo e l’Italia non è da meno: il 51 per cento degli italiani soffre di cefalea acuta, il 14 per cento soffre di emicrania e il 4 per cento di cefalea cronica. La maggior parte dei pazienti con cefalea cronica, dice ancora il centro romano, abusa quotidianamente di analgesici, senza sapere però che questi possono solo peggiorare la situazione, scatenando una cefalea secondaria da abuso di farmaci.
Il dolore cronico colpisce soprattutto le donne. Secondo uno studio condotto dall’Associazione internazionale per lo studio del dolore (Iasp), ne sono affette 12 milioni in Occidente. Non a caso, il 2008 è stato identificato come “l’anno contro le sofferenze e il dolore della donna”. Negli Stati Uniti il dolore cronico (mal di schiena e mal di testa ai primi due posti) non oncologico costa alla società circa 100 miliardi di dollari l’anno. In Italia, invece, si spendono pochissimi milioni di euro e l’Organizzazione mondiale della sanità (Oms) lo conferma con cifre impietose per il nostro paese. Uno degli indicatori della qualità della vita si basa sulle dosi annue di morfina (e farmaci oppioidi) pro capite per curare tutti i tipi di dolore. L’Italia era, nel 2004, al pari di Etiopia e Ruanda. Nel 2007 è salita in classifica, ma di poco: ultimi in Europa, seguiti solo da Malta. Il Centro Studi Mundipharma, al Sanit di Roma, ha rincarato le accuse: la spesa media annua pro capite non arriva a un euro contro i 7,66 della Danimarca, i 7,29 della Germania, i 4 del Regno Unito, i 2,88 della Spagna, i 2,61 della Francia e una media europea di 3,73 euro. Il problema è soprattutto culturale: nel nostro paese quando si parla di morfina si pensa alla droga, all’estero a un farmaco.
Per questo motivo, parte il progetto multimediale Oxi (Overall pain experience), organizzato da Mundipharma nel centro per la formazione esperienziale in campo medico, a Padova. Quattro pazienti affetti da dolore derivante da altrettanti casi clinici emblematici: si potrà interagire con loro, monitorarne le patologie e le sofferenze, verificare l’efficacia delle terapie effettuate. Si tratta di sofferenza “virtuale”, costruita e sviluppata in laboratorio su quattro malati che esistono solo nei circuiti dei computer e che offriranno risposte reali da applicare nelle terapie del dolore a molti pazienti in più.
Le cronache di Narnia: il Principe Caspian
Da diversi anni ormai i più grandi film che escono al cinema diventano videogiochi di successo. Ciò che sta cambiando è che se in passato i videogame basati su licenze erano solo strumenti per incrementare i guadagni del box office, capitalizzando sull’attenzione mediatica, oggi i videogiochi legati ai film sono prodotti (quasi sempre) estremamente curati, grazie a budget che si avvicinano a quelli delle controparti cinematografiche, e che permettono ai fan di conoscere più a fondo l’universo in cui si svolge l’avventura che hanno visto o che vedranno al cinema.
Questo accade anche perché le aziende che producono i videogiochi oggi sono le stesse che realizzano i film: Disney, LucasArts, Warner Bros, Paramount, Fox e Universal sono tutte sempre più attivamente coinvolte nella realizzazione di videogame basati sulle loro proprietà intellettuali. Alcuni capolavori in arrivo riguardano saghe spettacolari come Star Wars, Indiana Jones, Batman e, a breve, Le Cronache di Narnia: il Principe Caspian.
Il primo agosto, infatti, esordirà in Italia il videogame basato sul secondo episodio della saga, creata dallo scrittore inglese C.S. Lewis negli anni ’50, che, dopo aver venduto 100 milioni di copie dei libri, è stata trasformata in una serie di 5 film dalla Walt Disney. Disney Interactive Studios è anche l’editore del videogame in arrivo sulle console PlayStation3, Xbox 360 e Wii e su pc, che avrà anche una versione realizzata appositamente per la console portatile DS, particolarmente amata dai giovani teenager fan del film.
Il cofanetto del gioco
Il videogame non sarà un prodotto a sé stante, ma servirà per vivere in prima persona gli eventi che collegano il primo e il secondo capitolo cinematografico: nel mondo reale, infatti, è trascorso solo un anno tra i due episodi ma nel mondo di Narnia ne sono passati ben 1300. All’inizio del secondo film, i quattro protagonisti (i due fratelli e le due sorelle Pevensie) ritrovano un mondo sprofondato nel caos e devono lottare al fianco del Principe Caspian per riportare il legittimo erede sul suo trono. Nel videogame si potranno invece vivere gli eventi che hanno portato la distruzione di Narnia e la storia di come il regno sia caduto sotto il controllo dei Telmarini.
Il medium videoludico si presta particolarmente a ricreare le intense battaglie contro creature fantastiche di ogni genere: giganti, grifoni, centauri e decine di soldati. I giocatori potranno scegliere tra 20 personaggi diversi da controllare (anche non-umani), sfruttandone le diverse caratteristiche, come ad esempio la forza bruta del minotauro o la capacità del nano di infilarsi in cunicoli strettissimi. Particolarmente divertente sarà la modalità multigiocatore, per combattere con un amico fianco a fianco o collaborare per risolvere i gli enigmi presenti nel gioco e svelare i segreti di Narnia.
Il trailer del film in uscita il 14 agosto al cinema
Di Alessandro Calderoni e Luca Dello Iacovo
Con 37 milioni di computer e 10 milioni di connessioni a banda larga anche in Italia le attività quotidiane si spostano sempre più su internet. Pagamenti, relazioni sociali e professionali, telefonate: con le nuove abitudini, si diffonde anche l’uso di affidare dati personali a diversi tipi di siti internet. Forse un po’ troppo alla leggera, ha fatto notare il
garante della privacy Francesco Pizzetti. Stesso ammonimento lanciano periodicamente le forze dell’ordine (riquadro a pagina 62). Contemporaneamente nelle comunicazioni aumenta l’utilizzo della telefonia voip e delle reti wi-fi. Quali sono i veri rischi che corriamo? E come possiamo difenderci nelle operazioni che ormai compiamo sempre più spesso in rete? Ecco una guida: cautele e suggerimenti.
Acquisti e pagamenti
Non ci sono rischi per il passaggio dei dati se nell’angolo della finestra del browser (Mozilla, Explorer, Safari…) compare un lucchetto: indica che la transazione è protetta da un codice cifrato. Resta naturalmente da chiedersi: chi gestisce il pagamento fornirà il servizio promesso? Senza contare che, se il computer è infettato, i caratteri digitati sulla tastiera non sono al sicuro.
Come difendersi Acquistare solo da siti e società di cui si possano controllare le referenze anche su motori di ricerca e forum. Esaminare gli estratti conto delle carte di credito: chi subisce frodi online ed è in buona fede viene rimborsato dai gestori delle carte. Inoltre sarebbe consigliabile utilizzare un indirizzo di posta elettronica differente per ciascun sito da cui si effettuano acquisti.
Home banking
Siamo ormai alla fase due del phishing, termine inglese che indica i metodi per carpire informazioni personali. La fase uno permette di sottrarre le password d’accesso, per esempio ai conti online: l’allettamento viene da email truffaldine, tipo «stiamo controllando la sua chiave d’accesso», «digiti la password scaduta e poi la nuova»… La fase due serve anzitutto a riciclare il denaro sottratto ai correntisti. Finte società straniere chiedono la collaborazione di persone in paesi in cui tali imprese affermano di essere prive di rappresentanza. Chi abbocca si vede piovere ogni settimana sul conto corrente alcune centinaia di euro: ne può trattenere una percentuale e in cambio si impegna a girare il resto in contanti a destinatari (dell’Est europeo) attraverso servizi di trasferimento monetario. Un’operazione di riciclaggio, meglio diffidare delle proposte di guadagnare denaro facile.
Come difendersi Preferire i conti online che utilizzano i cosiddetti token, apparecchi simili a portachiavi che generano password casuali con validità limitata nel tempo e ogni volta diverse. Diffidare di ogni richiesta di dati bancari che giunga via email. Non accettare mai denaro senza avere eseguito una vera prestazione professionale.
Navigazione internet
Aprendo una pagina web si consegnano ai gestori del sito molti dati personali: ora di collegamento, indirizzo Ip (quello che identifica il proprio computer), localizzazione geografica, tipo e versione del software usato. Se non si frequentano solamente siti affidabili, il rischio di infezioni online è reale. Nel codice di programmazione di una pagina potrebbero essere state inserite alcune righe in grado di inoculare nel pc un trojan, cioè un programma che fa del computer uno zombie: si risveglia con un comando remoto impartito via internet da malintenzionati. Allora il computer diventa una macchina per inviare posta spazzatura (spam) o per attaccare siti internet sovraccaricandoli.
Come difendersi Installare antivirus, firewall, aggiornare costantemente sistema operativo e motore di ricerca internet. Può essere efficace l’utilizzo di browser meno diffusi, perché comportano, statisticamente, un pericolo minore.
Motori di ricerca
Le informazioni private disseminate in ogni angolo della rete vengono raccolte da alcuni motori di ricerca in una sorta di archivio. Pipl.com è un investigatore informatico che rovista nelle profondità di internet. Per esempio, scrivendo Mario Rossi (nome di fantasia), scopriamo migliaia di pagine online che contengono questo nome: social network, siti internet di informazione, documenti ufficiali. Un sistema di ricerca famoso come Google può diventare uno strumento formidabile per scovare dati personali che normalmente sarebbero custoditi gelosamente. Basta cercare fotografie (con Google immagini) usando le parole chiave «carta d’identità» o «passaporto». In pochi secondi appaiono decine di documenti originali con foto, nomi, date di nascita, luogo di residenza. Spesso si tratta di informazioni pubblicate in rete incautamente dai possessori, in siti internet e blog.
Come difendersi Limitare le informazioni pubblicate su internet.
Posta elettronica
L’intestazione di ogni messaggio di posta fornisce informazioni tecniche sul mittente sufficienti a un malintenzionato per rispondere con una email studiata apposta per prendere il controllo del sistema. Tutti i messaggi scritti e ricevuti risiedono nel computer: stabilmente nel programma di posta, temporaneamente nella memoria temporanea (cache) del browser se si usa una webmail. Bastano programmi come Net-Analysis o R-Mail per leggere tutto.
Come difendersi La cifratura delle e-mail con sistemi come Pgp o S/mime impedisce che vengano lette da chi non ha le chiavi per decrittare il testo e garantisce che il mittente sia davvero chi sostiene di essere. Ci sono inoltre sistemi per rendere anonimo chi naviga: per esempio, Tor.
Social network
I ragazzi raccontano viaggi, incontri, serate con gli amici in social network e blog che diventano così diari pubblici. Eppure, sul web non sono soltanto i loro conoscenti a leggerli: qualsiasi persona di passaggio può gettare uno sguardo. E in alcuni casi diventa un rischio. Non è difficile trovare minuziose descrizioni di ubriacature notturne, di droga party, di bravate. E si diffonde l’abitudine (non soltanto oltreoceano) di cercare nelle reti sociali online le informazioni sui candidati per i colloqui di lavoro.
Come difendersi Ridurre al minimo i dati immessi nelle reti sociali.
Gestione di un sito web
Basta interrogare il motore Whois per conoscere i dati dell’intestatario di un dominio. Un sito può subire attacchi dall’esterno, sia per danneggiare le pagine sia per sottrarre dati.
Come difendersi L’unico modo di preservare la privacy è registrare il dominio all’estero attraverso un servizio di anonimizzazione, per esempio Godaddy, Servage o Webair. Per proteggere il proprio sito da assalti serve una serie di test, secondo un metodo standard, l’Owasp (open web application security project). Meglio evitare di inserire sulle proprie pagine web dati riservati che possano attirare l’attenzione, e collegamenti a servizi statistici come Shinestat o Google analytics, servizi chat gestiti da terzi o altri contenuti interattivi. Sono tutti canali di comunicazione con altri server e quindi altre società, il che aumenta i rischi.
Telefonia tradizionale e voip
Il passaggio dalla telefonia tradizionale a quella voip, via internet, sta avvenendo anche all’insaputa degli utenti. Le compagnie per risparmiare (e guadagnare di più) deviano via internet le chiamate da telefoni normali. Per esempio, chiamando un cellulare italiano in Italia da un cellulare italiano in Svizzera la telefonata può passare dal Brasile o dalla Cina, perché la compagnia dell’ignaro cliente ha acquistato a basso costo una certa quantità di tempo di trasmissione in voip da un broker di telefonia di quei paesi. E per la privacy siamo alle solite: le confidenze professionali o amorose si ritrovano in balia di chiunque in un paese lontano. Basta una piccola falla nei punti meno protetti perché qualcuno, con un software aspiratutto, si inserisca nel traffico dati ed estrapoli le chiamate voip ascoltandole poi con calma.
Come difendersi Utilizzare un sistema di crittografia applicato alle telefonate. La Skype, il fornitore di telefonia voip più celebre, ha una cifratura dei dati, ma le chiavi sono detenute dalla società, quindi qualcuno le controlla. Buona garanzia sono le chiavi personali, su cui si basa per esempio la tecnologia Zrtp ideata dallo stesso Philip Zimmermann che inventò la tecnologia Pretty good privacy (Pgp) per le email.
I nuovi rischi del mobile
Proliferano le microspie-software che, installate su un cellulare, consentono a terzi di leggere sms, controllare contatti, ascoltare chiamate e rumori ambientali. Le più recenti sfruttano i ricevitori Gps contenuti nei telefoni di ultima generazione e localizzano il chiamante su una mappa satellitare. Per installare il software basta un sms, apparentemente inviato da un operatore di telefonia.
Come difendersi Accettare l’idea che i rischi informatici arrivino anche dal cellulare. Installare un antivirus per telefonino.
Wi-fi
Navigare a sbafo attaccandosi alle reti wireless non protette è diventata un’abitudine per molti giovani nelle grandi città. Ma resta un reato. D’altronde chi vuole accedere a dati riservati disponibili su una rete può usare la stessa porta d’accesso. Negli aeroporti, per esempio, sono soprattutto i manager a connettersi al web senza fili. Ebbene, in tempo reale qualcuno, dalla poltrona accanto, potrebbe entrare nel loro portatile e sottrarre dati e informazioni.
Come difendersi Sulla propria rete impostare sempre una password di protezione, preferendo il protocollo Wpa al Wep, che ormai è considerato sorpassato e violabile in pochi minuti. E
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Philip R.Zimmermann: privacy è libertà
Un professore americano parla a studenti e colleghi in un’aula dell’università Carnegie Mellon. E in pochi mesi milioni di persone guardano il video di quella lezione. Quel docente, Randy Pausch, in un’ora e mezza tocca l’anima del pubblico raccontando come ha raggiunto i suoi sogni d’infanzia. Lui ha un tumore in fase terminale: “Non possiamo cambiare le carte che ci sono date” dice Pausch “possiamo soltanto decidere come giocare la prossima mano. Se non vi sembro depresso o cupo come pensate che dovrei essere, mi dispiace deludervi”. Gli ascoltatori ridono, incantati.
Raggiungere i sogni dell’infanzia”: l’ultima lezione di Randy Pausch, in inglese (dicembre 2007)
Il tema del discorso è “raggiungere i sogni dell’infanzia”. Con semplicità, ironia e coraggio il docente di computer science spiega come è riuscito a essere “uno di quelli che vincono i pupazzi giganti al Luna park” e in che modo è diventato un “imagineer” per i parchi giochi, come desiderava da bambino. Un percorso di vita che gli permette di parlare di fiducia, speranza, compassione. E dei rapporti con le persone. Afferma Paush: “Nessuno è malvagio. Tutti hanno un lato buono, basta saper aspettare e prima o poi salterà fuori. Siate pronti”.
“Il tempo è l’unica risorsa che conta”: i consigli di Pausch sulla gestione del tempo (febbraio 2008)
È un discorso talmente affascinante e commovente che è stata tradotto in cinese, giapponese e spagnolo. Ha ispirato un libro, il best seller L’ultima lezione, per settimane in cima alle classifiche statunitensi e il settimanale Time lo ha nominato una delle cento persone più influenti dell’anno. Paush è morto oggi in Virginia, accanto alla sua famiglia. Il suo messaggio continua a diffondersi in rete.
“Non smettete di cercare la vostra passione”: l’ultimo discorso alla Carnegie Mellon university (marzo 2008)
di Alessandro Calderoni
È l’inventore del software di crittografia e firma digitale per posta elettronica più usato al mondo. Il gioiello di Philip R. Zimmermann, classe 1954, si chiama
Pretty good privacy (Pgp)
. «Mi occupo di riservatezza dei dati» spiega Zimmermann a Panorama «perché la privacy è una cornice in cui si collocano tutte le libertà fondamentali dell’essere umano. Senza privacy l’evoluzione della società si blocca. Se hai paura di deviare dalla norma perché senti di essere controllato, tendi a conformarti. L’effetto è paralizzante».
Negli anni Novanta, quando inventò Pgp e lo diffuse su internet, il governo americano indagò sul suo conto. Oggi si occupa di telefonia voip (software come Skype, per esempio), e ha creato Zrtp, una tecnologia per criptare le telefonate che viaggiano in rete.
Le stanno facendo nuove pressioni? «La telefonia voip crea un problema di sicurezza per chiunque: una volta soltanto le forze dell’ordine potevano mettere sotto controllo le linee dei criminali. Ora anche i criminali possono senza problemi accedere alle linee di poliziotti, giudici, testimoni». Codificare le informazioni, allora, è l’unico modo per comunicare con sicurezza? «Indubbiamente. Se è molto difficile proteggere l’accesso ai dati, al contrario è piuttosto semplice proteggerne il contenuto, cifrandoli. In questo modo, se qualcuno ne entra in possesso, non sa cosa farsene».
La crittografia, però, non risolve definitivamente i problemi legati alla privacy del cittadino. «Evidentemente non possiamo criptare il nostro viso. Impronte digitali, riconoscimento facciale, tabulati telefonici, scontrini di carte di credito, tracce di spostamenti automobilistici, registrazioni negli alberghi, navigazione online: incrociando tutti questi dati ciascuno di noi può essere controllato per filo e per segno in tempo quasi reale. Perciò abbiamo bisogno di legislazioni che ci tutelino».
Che cosa consiglierebbe ai ventenni, la cui vita è sempre più digitale? «Di non assuefarsi alle violazioni della privacy, ma anzi di invertire la rotta pensando a quale mondo vorremo lasciare ai nostri figli. E mi rivolgerei in particolare agli ingegneri, a chi inventa e perfeziona sistemi elettronici e informatici per la sicurezza: prendetevi la responsabilità di ciò che state facendo».
Come si calcola il codice fiscale sfruttando le informazioni personali che ormai abbondano su internet? Non bisogna essere pirati informatici: chiunque può provarci, Panorama ha provato risalendo in pochi minuti a quello di alcuni redattori. Il nome e la data di nascita di qualsiasi contribuente italiano si possono trovare nelle reti peer to peer: sono ancora lì dopo la decisione dell’Agenzia delle entrate di pubblicarli. E nessuno riuscirà a cancellarli. Con un pizzico di fortuna si può trovare anche il luogo di nascita. Per i più giovani, poi, basta cercare tra social network e blog per ottenere le informazioni necessarie.
Una volta trovati i dati è sufficiente inserirli in un calcolatore online per ottenere il codice fiscale. Che un malintenzionato può utilizzare per truffe di ogni genere sui siti di ecommerce.
«È diffuso il rischio generico di furto dei dati che non sono sotto controllo. Non saremo sicuri finché non avremo la carta d’identità digitale» prevede Maurizio Masciopinto, dirigente della divisione investigativa della Polizia postale. «Una volta ci preoccupavamo delle cose che entravano nel computer, ora bisogna stare attenti a quelle che escono. Basterebbe un po’ di buonsenso» dice Maurizio Garavello della società di sicurezza su internet Websense.
Carte di credito e conti bancari sono i bersagli preferiti dai cybercriminali per truffe e furti. Non si tratta più di singoli hacker che sfidano aziende e forze dell’ordine, ma di organizzazioni che secondo gli esperti sono strutturate come la mafia: un capo al vertice che non si sporca le mani, un secondo con il compito di gestire le operazioni, capizona in grado di coordinare le campagne di sottrazione dell’identità. E, all’ulitmo gradino, manovali reclutati nel mondo, in particolare nei paesi dell’Est: sono giovanissimi, incaricati di rubare qualsiasi dato personale dei navigatori con un vasto armamentario a disposizione: dai keylogger, spie per leggere i tasti usati dagli utenti, a software più complessi.
Su internet in pochi passi si può arrivare al mercato «underground», un immenso contenitore di dati per l’accesso a banche, siti di ecommerce ed email private. Secondo le stime delle società di sicurezza informatica, le chiavi di accesso a eBay di una persona hanno un «valore commerciale» di 3 euro, ma valgono fino a 38 euro le informazioni per clonare una carta di credito tipo Visa o Mastercard.
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Wii music
La fiera di Los Angeles, che dal 1996 rappresenta l’evento intorno al quale ruota tutto il mondo dei videogiochi, da un paio di anni a questa parte è solo l’ombra di se stessa. Al posto di enormi banner, cartelloni pubblicitari alti 30 metri, stand giganteschi e musica assordante, nell’enorme Convention Center di Los Angeles ci sono solo corridoi semivuoti, popolati da analisti di mercato e giornalisti, principalmente americani. Nel 2006 la fiera ha deciso di diventare un evento aperto solo ai principali operatori del mercato: un luogo tranquillo in cui annunciare e far provare le principali novità.
Eppure il mercato dei videogiochi mondiale è in pieno boom, con crescite da capogiro (solo negli USA il giro d’affari è cresciuto di oltre due miliardi di dollari e ne vale oggi ben 9,5), e le novità non sono mancate, principalmente a livello di software e soprattutto grazie a Nintendo, che attualmente è leader di mercato negli Usa (e nel mondo) con 20 milioni di DS e 10 milioni di Wii venduti ad oggi.
MUSICA E CINEMA
Sono infatti i giochi per Wii e DS, capaci di attirare tutti i tipi di utenti (anche quelli che si avvicinano per la prima volta ai videogame) a presentare le maggior novità. Dopo i successi di Wii Sport e Wii Fit, Nintendo si appresta a lanciare Wii Music, che permetterà di creare melodie (anche in gruppo di 4 giocatori) senza saper suonare davvero nessuno degli oltre 50 strumenti presenti nel gioco. L’azienda ha anche presentato un nuovo accessorio, chiamato Wii Motion, che renderà ancora più preciso il suo controller Wiimote, capace di riprodurre sullo schermo gli esatti movimenti che i giocatori compiono nella realtà.
Guitar Hero World Tour
Ma a tener banco tra i giochi musicali troviamo e vecchie conoscenze, rivisitate: Guitar Hero World Tour permetterà addirittura di creare la propria musica mentre il nuovo Rock Band 2 (che però non arriverà da noi fino all’anno prossimo) arriverà a includere oltre 500 diverse canzoni da “giocare/suonare”. Infine ecco una novità originale per la console Xbox 360: con You’re in The Movies ci si potrà rivedere, insieme agli amici, all’interno di un vero film, con tanto di divertenti effetti speciali stile anni ’60.
TRA HORROR E FANTASCIENZA
Ma l’E3 è indirizzato soprattutto ai giocatori tradizionali, gli appassionati di battaglie mozzafiato e saghe epiche. Anche per loro le novità non mancano, soprattutto per quanto riguarda le avventure horror contro giganteschi alieni o variegati scenari post-apocalittici. In Gears of War 2 per Xbox 360 e Resistance 2 per PS3 si dovranno affrontare rispettivamente gigantesche locuste e organismi formati da più cadaveri umani (uccisi da un virus micidiale). In Dead Space, probabilmente il più spaventoso dei titoli visti, ci si troverà su un’astronave alle prese con tremendi alieni che abitano i corpi a brandelli delle vittime umane, da cui fanno spuntare orribili tentacoli. Per quanto basati su scenari terrificanti, tutti questi giochi offrono un’intensità senza precedenti, unita a livelli grafici davvero impressionanti. Uno scenario particolarmente desolante sarà quello offerto da Fall Out 3, avventura ambientata in una versione (sarcasticamente) surreale degli Stati Uniti che, alla fine degli anni ’50 sono stati distrutti dalla guerra atomica.
Prince of Persia
Ancora più spettacolare (e meno spaventoso) sarà il nuovo Prince of Persia, che unirà una grafica molto particolare a una giocabilità particolarmente scorrevole (in pratica è impossibile morire) e a un’avventura che si preannuncia mozzafiato, anche grazie alla bellezza di Elika, la compagna che ci accompagnerà per tutto il viaggio. Uno dei titoli più attesi in assoluto, però, era Resident Evil 5, che uscirà venerdì 13 marzo 2009 e per la prima volta permetterà di giocare in multiplayer, cooperando con un amico che potrà impersonare la protagonista femminile del gioco, Sheva.
NON SOLO GAMES
Ma le novità dal mondo dei videogiochi non riguardano solo i videogiochi. Tutti i produttori di console sanno che la battaglia per il mercato del futuro si giocherà sempre di più sull’online. Per questo Microsoft e Sony hanno annunciato l’ampliamento (Microsoft) e il lancio (Sony) di progetti che riguardano la possibilità di scaricare e guardare film in alta definizione attraverso le loro console, con un semplice tasto e a costi sempre più contenuti.
L’altra grande novità dell’online riguarda i propri alter-ego virtuali o avatar: entro fine anno Sony lancerà PlayStation Home, un autentico mondo (sulla falsariga di Second Life) in cui incontrare gli avatar dei propri amici e poi decidere cosa fare insieme, se iniziare un partita, condividere foto e musica o guardare un film. Anche Microsoft ha completamente rivoluzionato l’interfaccia della propria console (con un aggiornamento via Internet), introducendo la possibilità di creare una copia virtuale di se stessi, proprio come Nintendo aveva già fatto con i “Mii” lo scorso anno.
L’ultima grande evoluzione dell’online sarà lo User Generated Content. Nei giochi del futuro saranno gli utenti stessi a creare nuovi livelli e personaggi. Come Spore ha anticipato e permetterà di fare quando uscirà la versione completa a settembre, anche il nuovo e spettacolare Little Big Planet per PS3 permetterà agli utenti di creare livelli e altri contenuti per poi condividerli con milioni di altre persone.
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Telecamere in strada a Roma
E’ l’ultima frontiera della sicurezza ed è stata messa a punto dall’Università britannica di Portsmouth . Si tratta di uno speciale software che permette alle telecamere di sorveglianza, usate normalmente nelle banche, nei supermercati, nei parcheggi così come nei centri commerciali o in strada, di diventare più intelligenti. Grazie a una complessa serie di algoritmi, infatti, la telecamera è in grado di percepire qualsiasi rumore sospetto, almeno in relazione alla sua zona di copertura e di reagire di conseguenza. Cioè ruotando fino a 360 gradi e zoomando in caso di necessità. Il prototipo, per ora in una fase sperimentale, rappresenta secondo gli esperti di sicurezza e la polizia inglese un grande passo in avanti perché permette di intervenire in modo più rapido e consente una maggiore facilità nell’identificare eventuali aggressori o rapinatori. Non solo, snellirà anche il lavoro dei vigilantes che non dovranno rimanere incollati ai monitor tutto il giorno ma potranno contare su un aiuto efficace. Gli esempi in cui la nuova telecamera intelligente può rivelarsi indispensabile sono tanti e tutti già testati dai ricercatori. Dal ladro che spacca il vetro di un auto alla donna che grida se aggredita per strada. La ricerca, frutto di uno studio che durerà tre anni, è stata finanziata dall’ Engineering and Physical Sciences Research Council britannico ed è tutta centrata sullo sviluppo delle potenzialità della cosiddetta intelligenza artificiale, l’abilità di un computer di svolgere funzioni e ragionamenti tipici della mente umana, in questo caso quella della percezione selettiva.