Mucca pazza, il prione è una minaccia anche per frutta e verdura

Una mucca al mattatoio

Diventare vegetariani potrebbe non bastare per ritenersi al riparo dal morbo della mucca pazza. Lo rivela una ricerca diretta da Joel A. Pedersen, microbiologo dell’Università del Wisconsin, e pubblicata da Environmental Science & Technology, rivista a cura dell’American Chemical Society. I famigerati prioni, gli agenti infettivi di natura proteica ritenuti all’origine della patologia, secondo i risultati dello studio possono infatti sopravvivere alla depurazione delle acque reflue, andando a finire nei fertilizzanti e creando così una potenziale minaccia di contaminazione per frutta e verdura. Benché non sia indispensabile cominciare a guardare anche queste ultime con lo stesso sospetto che talvolta circonda una bistecca, Pedersen è tuttavia convinto che sarebbe meglio evitare la presenza di prioni negli impianti di trattamento delle acque reflue, dove potrebbero giungervi dagli scarichi dei mattatoi, come dal lavaggio della selvaggina o dalle feci e dalle urine di soggetti che hanno contratto il morbo di Creutzfeldt-Jakob. Da studi precedenti era già noto che i prioni sono in grado di sopravvivere a temperature elevate e ai prodotti chimici caustici, ma Pedersen e il suo gruppo di ricerca hanno voluto vederci chiaro sul comportamento di questi agenti patogeni durante il processo di trattamento della acque reflue. Essi hanno perciò simulato sperimentalmente tale trattamento, servendosi di campioni di liquami prelevati da un impianto di depurazione di Madison, nel Wisconsin, e infettandoli appositamente con prioni provenienti da cervelli di criceti. La procedura di depurazione, che prevede anche l’impiego di microbi che distruggono le sostanze contaminanti, produce non solo acqua pulita, ma anche biosolidi, residui secchi generati dal trattamento dei liquami, che possono essere utilizzati come fertilizzanti. Proprio questi residui sono risultati contaminati con i prioni, sui quali la depurazione, attentamente esaminata nei suoi vari stadi, sembra non avere alcun effetto.

Commenti

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Il 15 Luglio 2008 alle 19:59 mezzocchio ha scritto:

Ma in tutto questo articolo manca la cosa più importante da sapere e cioè di cosa si nutre il prione? Si nutre di prodotti derivati dalla deproteinizzazione? Se si nutre ad esempio di ammoniaca o di urea e allora cosa ci incastra la futta e la verdura? Non vedo il nesso e non vedo la logica: avete mai visto frutta e verdura composte di proteine? Vi prego, vi scongiuro, telefonate ad Helsinky e prenotate per il premio Nobel per la testa di manzo che ha partorito questa angosciosa paura.

Il 16 Luglio 2008 alle 15:13 roberto.verrastro ha scritto:

A parte che per suggerire l’assegnazione di un Nobel sarebbe meglio telefonare a Stoccolma, il lavoro dello scienziato è diverso da quello del terrorista. Il primo contribuisce alla conoscenza anche mettendo in dubbio le “certezze” precedenti, senza che questo ne faccia un ruminante. Pedersen ha individuato un potenziale problema di sicurezza degli alimenti, che per l’appunto va chiarito: solo allora ci si potrà eventualmente rallegrare di una truppa di prioni indistruttibili in marcia verso frutta e verdura.

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