Piante che assorbono meglio l’acqua, rimedio alla crisi alimentare globale

SiccitÃ
All’Università di Tel Aviv, la crisi alimentare globale viene combattuta tentando di rimediare a uno degli aspetti del problema, l’inefficienza degli attuali metodi di irrigazione, che lasciano evaporare una quantità di acqua maggiore di quella in grado di raggiungere effettivamente le radici delle colture. Un gruppo di ricercatori del dipartimento di scienze botaniche, guidati da Amram Eshel e Hillel Fromm, sta lavorando a un progetto finanziato dal ministero dell’agricoltura israeliano per modificare geneticamente le radici: l’obiettivo è di migliorarne la capacità di trovare l’acqua indispensabile alla sopravvivenza.

Un gene di recente scoperta che controlla l’idrotropismo (cioè la tendenza della pianta a orientare le sue radici in direzione di fonti di umidità) è alla base del progetto in corso: è un programma di ricerca che prevede l’osservazione in laboratorio della crescita in aria umida di piante di Arabidopsis e, in un secondo momento, l’analisi del comportamento delle loro radici geneticamente modificate quando tendono a raggiungere una potenziale fonte d’acqua. Come spiega Eshel, “il nostro scopo è quello di risparmiare acqua. Stiamo perciò incrementando l’efficienza delle piante nell’assorbirla. Piante che percepiscono meglio l’acqua avranno infatti in futuro un valore economico più elevato”. La ricchezza deriverà dalla possibilità di ottenere attraverso la loro coltivazione la riduzione dell’ingente spreco di acqua e di energia con cui fanno i conti gli agricoltori di tutto il mondo, specialmente quelli che lavorano in aree dove l’approvvigionamento idrico è più difficoltoso. Sulla stessa linea di ricerca si muovono altri progetti coordinati da Eshel, come lo studio dell’uso dell’Euphorbia tirucalli, un arbusto che può crescere facilmente in zone desertiche, quale fonte per la produzione di biocarburante.

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Il 14 Novembre 2008 alle 15:00 Piante geneticamente modificate contro l’inquinamento tra le mura domestiche » Panorama.it - Hitech e Scienza ha scritto:

[...] L’inquinamento indoor, diffuso in case e uffici, e la cosiddetta sindrome dell’edificio malato, un insieme di sintomi, come l’irritazione degli occhi e il mal di testa, provocati dalla scarsa qualità dell’aria respirata tra le mura domestiche, potrebbero avere i giorni contati. Grazie agli studi condotti in Giappone da Katsura Izui, professore di fisiologia molecolare delle piante presso la Kinki University, e da Yasuyoshi Sakai, esperto di microrganismi della Kyoto University che hanno aperto la strada alla creazione di comuni piante da appartamento geneticamente modificate, in grado di assorbire gli agenti inquinanti all’opera negli spazi chiusi. Le piante da loro realizzate, alcune di tabacco e altre di Arabidopsis, organismo modello molto impiegato nella ricerca biologica, assorbono la formaldeide, sostanza chimica inquinante ampiamente presente nei materiali da costruzione e negli arredamenti. Questa caratteristica è stata ottenuta importando due tipi di geni da microrganismi definiti metilotrofi, che fanno uso della formaldeide per la loro crescita. Gli esperimenti dei due ricercatori hanno dimostrato che l’Arabidopsis modificata è sopravvissuta per quattro settimane all’interno di scatole riempite di formaldeide, mentre il livello del gas tossico diminuiva a circa un decimo di quello originario, a dimostrazione della capacità di assorbimento della pianta, ancora più evidente in confronto all’Arabidopsis comune, che ha un breve arco di vita di due mesi, e i cui esemplari nelle stesse condizioni sono tutti morti. Simili risultati sperimentali sono stati riscontrati anche con le piante di tabacco. Come afferma Izui, il prossimo passo della ricerca sarà l’applicazione di questa tecnologia in piante dal fogliame comune. [...]

Il 23 Novembre 2008 alle 22:23 Piante geneticamente modificate contro l’inquinamento tra le mura domestiche « la via della cultura ha scritto:

[...] L’inquinamento indoor, diffuso in case e uffici, e la cosiddetta sindrome dell’edificio malato, un insieme di sintomi, come l’irritazione degli occhi e il mal di testa, provocati dalla scarsa qualità dell’aria respirata tra le mura domestiche, potrebbero avere i giorni contati. Grazie agli studi condotti in Giappone da Katsura Izui, professore di fisiologia molecolare delle piante presso la Kinki University, e da Yasuyoshi Sakai, esperto di microrganismi della Kyoto University che hanno aperto la strada alla creazione di comuni piante da appartamento geneticamente modificate, in grado di assorbire gli agenti inquinanti all’opera negli spazi chiusi. Le piante da loro realizzate, alcune di tabacco e altre di Arabidopsis, organismo modello molto impiegato nella ricerca biologica, assorbono la formaldeide, sostanza chimica inquinante ampiamente presente nei materiali da costruzione e negli arredamenti. Questa caratteristica è stata ottenuta importando due tipi di geni da microrganismi definiti metilotrofi, che fanno uso della formaldeide per la loro crescita. Gli esperimenti dei due ricercatori hanno dimostrato che l’Arabidopsis modificata è sopravvissuta per quattro settimane all’interno di scatole riempite di formaldeide, mentre il livello del gas tossico diminuiva a circa un decimo di quello originario, a dimostrazione della capacità di assorbimento della pianta, ancora più evidente in confronto all’Arabidopsis comune, che ha un breve arco di vita di due mesi, e i cui esemplari nelle stesse condizioni sono tutti morti. Simili risultati sperimentali sono stati riscontrati anche con le piante di tabacco. Come afferma Izui, il prossimo passo della ricerca sarà l’applicazione di questa tecnologia in piante dal fogliame comune. [...]

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