Tempi duri per terroristi e criminali. La ricerca scientifica sulle impronte digitali sta facendo passi da gigante e tra non molto lasciare un’impronta significherà molto più di una semplice traccia di un polpastrello della mano. L’impronta offrirà un vero e proprio identikit della persona. Dopo le ricerche dell’Imperial College di Londra adesso arrivano, infatti, anche gli studi condotti da un’équipe guidata da Graham Cooks, della Purdue University di West Lafayette, Indiana, negli Stati Uniti. I risultati, pubblicati sull’ultimo numero di Science, dimostrano che grazie a una nuova tecnica di rilevamento le impronte potranno rivelare la presenza di droga o di tracce di esplosivo. Non solo ma nell’eventualità di crimini in cui più impronte siano sovrapposte tra loro, caso finora di difficile, se non impossibile soluzione, si potranno adesso distinguere i vari individui che le hanno lasciate e dare quindi un volto a tutte le persone coinvolte nella scena. La tecnica in questione consiste in un sofisticatissimo spettrometro, ribattezzato Desi, in grado di leggere la struttura chimica delle molecole e di scattare una fotografia chimica dell’impronta con una risoluzione eccellente di circa 150 micron mai ottenuta prima d’ora. Per il momento lo spettrometro è commercializzato negli Stati Uniti al costo di circa 60 mila dollari. Si sta però lavorando a una versione più accessibile. Non appena la si avrà sul mercato, Cooks e la sua équipe stanno seriamente pensando di estendere le sue applicazioni al campo della chirurgia per individuare nei tessuti molecole legate a malattie come il cancro.
- Venerdì 29 Agosto 2008
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