Archivio di Settembre, 2008
“Mi dispiace, ma non ne stiamo costruendo uno”, ha dichiarato l’amministratore delegato di Microsoft Steve Ballmer in risposta ai rumors che ipotizzano un ingresso nella società di Redmond nel business della produzione di telefonini.
Niente cellulare firmato Microsoft, dunque. E, diversamente da Google e Nokia che puntano sul gratuito, il colosso informatico continuerà a far pagare la licenza per l’uso del suo sistema operativo mobile.
L’esternazione del top manager si innesta in uno scenario in cui Microsoft è sempre più sotto pressione per l’alto costo delle licenze, soprattutto dopo che Google ha sviluppato la sua tecnologia gratuita Android e Nokia ha proposto di rilevarne altre da Symbian o di produrre un suo software gratuito.
“Lo faremo”, ha detto Ballmer alla Reuters a proposito della volontà di continuare a erogare a pagamento le licenze per i suoi software mobili. Per poi aggiungere: “E’ interessante domandarsi perché Google o Nokia, e Google in particolare, dovrebbero investire e provare a fare davvero un buon lavoro se non fanno soldi. Penso che gran parte degli operatori e delle società di telecomunicazioni siano scettiche su questo modello”.
Dall’enfasi su Google, il discorso si è poi spostato al produttore finnico: “Nel caso di Nokia - ha dichiarato Ballmer - sono davvero open source o stanno davvero facendo di Symbian il loro sistema operativo? Dobbiamo aspettare e vedere”.
Per la cronaca, la quota di mercato che Microsoft detiene nei sistemi operativi per smartphone è rimasta intorno al 10 per cento per diversi anni, nonostante i suoi sforzi tesi a guadagnare spazio.
- biker
- Martedì 30 Settembre 2008
La multimedialità è lo strumento scelto da NPS (Network Italiano Persone Sieropositive) per interagire coi giovani in una campagna sociale sulla prevenzione dell’AIDS e delle malattie sessualmente trasmissibili. Ecco così che nasce il concorso HiVideo, un modo originale per coinvolgere le nuove generazioni stimolando la loro passione per il cinema e per le nuove tecnologie mettendola al servizio del sociale.
Il contest invita i ragazzi tra i 16 e i 26 anni a ideare e realizzare uno spot che, rivolgendosi ai loro coetanei, parli di prevenzione attraverso le modalità e l’approccio che più preferiscono. Gli spot devono avere una durata massima di un minuto e possono essere caricati fino al 15 novembre su www.hivideo.it, per poi essere pubblicati anche su YouTube attraverso un canale dedicato.
I trenta più votati dagli utenti della Rete verranno poi valutati da una giuria composta da registi, attori e produttori che decreterà i vincitori del concorso, uno per la sezione “Classic“, per i video realizzati con telecamera, e uno per la sezione “Mobile“, per quelli realizzati con il telefono cellulare.
Culmine del concorso sono gli “HIVideo Spot Awards”, un mega evento che si terrà sabato 29 novembre al Palaruffini di Torino con dj set di Skin, voce degli Skunk Anansie, e Krakatoa, il duo composto da Samuel leader dei Subsonica e Pisti dei Motel Connection. Nel corso della serata verranno annunciati i video vincitori, che saranno trasmessi su All Music con un’intervista agli autori.
La scelta del capoluogo piemontese non è casuale: proprio a Torino NPS organizza il suo secondo meeting a scadenza biennale “Real Life 2008″, intitolato “Contagio: Corpi, Farmaci e Comunicazione”, in programma al Centro Congressi Lingotto dal 29 novembre al 1 dicembre, in occasione della Giornata Mondiale di Lotta all’Aids.
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Il Falcon 1 in volo
Forse è il segno che solo ora stiamo realmente entrando nell’era spaziale. Di certo negli ultimi giorni sono successe parecchie cose al di fuori dell’atmosfera terrestre, tante da chiedersi se non valga la pena mandare in orbita un corrispondente per tenere il passo con gli eventi. Continua
Musica e scienza possono andare a braccetto: lo dimostra il Large Hadron Rap, un buffo video amatoriale che spiega a tempo di rap i misteri del temuto acceleratore di particelle del Cern. L’ha realizzato la ventitreenne Katherine McAlpine, che del Cern è collaboratrice e che con il fratello di un ricercatore ha realizzato testo, musica e assemblato un filmato che la vede ballare negli spazi del Large Hadron Collider e illustrarne componenti, principi ed obiettivi.
Il “Large Hadron Rap” è in poco tempo divenuto un fenomeno su YouTube dove ha totalizzato più di tre milioni di visite ma è stato anche lodato per il suo valore didattico e promozionale.
Quello della McAlpine non è però l’unico esempio di rap divulgativo: ce n’è anche uno sull’astrobiologia, commissionato al ricercatore e performer britannico Jonathan Chase da una rivista legata alla Nasa e tutti rientrano nella cosiddetta “geek music”.
È un filone che va avanti da anni e che annovera tra gli altri una “Ballata del TCP Reset Packet”, la canzone sul Model-View-Controller e persino un rifacimento in chiave crittografica di “Day-O” di Harry Belafonte.

E’ ancora presto per dire se si sia già sviluppata una vera e propria corsa all’androide, ma è certo che la piattaforma di Google per dispositivi mobili basati su Linux sta destando buon interesse tra i produttori di smartphone.
Tra i più attivi in tal senso c’è Motorola: l’azienda statunitense potrebbe presto cambiare il proprio slogan Hello Moto in Hello Android. E’ il Washington Post a dedicare un’analisi dettagliata al potenziamento del team di sviluppo orientato ad Android da parte di Motorola, che starebbe crescendo dagli attuali 50 impiegati fino a quota 350.
Anche per chi ha dimensioni d’impresa imponenti, come è il caso di Motorola, dedicare un simile numero di risorse interne a un progetto significa prima di tutto credere fermamente in quest’ultimo, e in seconda battuta destinarvi un buon budget. Relativamente a Motorola potrebbe passare per Android un’operazione-rilancio in grande stile: dopo il boom della linea Razr V3 risalente al 2004/2005, l’azienda guidata da GregnBrown e Sanjay Jha ha ceduto progressivamente il passo a Nokia e Samsung in termini di vendite.
Motorola è una delle realtà più attive sul fronte Open Handset Alliance: progetto che riunisce molti altri e che la vede in prima linea sul fronte hardware e software. Motorola ha avuto, e verosimilmente avrà, molta voce in capitolo nell’interfaccia utente di Android. Che rimane sì un progetto aperto, ma che è ovviamente influenzato da chi vi investe maggiori risorse.
Ma anche Nokia sembra manifestare qualcosa più di un tiepido interesse per Android, a dispetto della recente acquisizione di Symbian: non è membro della Open Handset Alliance, ma non ha mai escluso a priori l’eventualità. Se Android dovesse veramente decollare, uno smartphone targato Nokia e basato su questa piattaforma non è certo di improbabile genesi: il modello di sviluppo applicativo non prevede royalty, è decisamente orientato alla connettività e non ha grandi barriere all’entrata. Ma qui si è nel campo delle pure speculazioni: tanto più che le prime manovre di avvicinamento tra Symbian e Google - il terzo lato dell’ipotetico triangolo - tempo fa sono cadute nel vuoto. Sì, ma per quanto tempo ancora?

Il limite dei 100 MB ormai cominciava a stare stretto a molti. E diversi utenti avevano cominciato a rivolgersi ad altri servizi per la condivisione di filmati di migliore qualità.
Ora però YouTube ha finalmente messo a disposizione di tutti il suo nuovo uploader che presenta tre novità:
1) upload di video fino a 1 GB
2) inserimento delle informazioni sul filmato (titolo, descrizione, tag) durante l’upload
3) upload di più filmati contemporaneamente (fino a un massimo di dieci)
Per questa prima fase beta il nuovo tool non sarà offerto di default, ma solo in modalità opt-in: chi lo vorrà, cioè, dovrà accedere da questo link.
Resta invece immutato il limite temporale di 10 minuti a filmato. Anche qui prima o poi il team di YouTube dovrà fare qualcosa per tenere il passo di una concorrenza sempre più aggressiva. Benché i timori (fondati) sul fronte copyright per ora tengano Google ben lontana dall’aumentare tale limite: una simile mossa porterebbe una fetta consistente di utenti a condividere (più di quanto non facciano già ora) contenuti protetti da diritto d’autore. Con i vari procedimenti giudiziari in campo, per ora YouTube preferisce restare prudente.
E’ davvero interessante la lista delle 10 tecnologie emergenti stilata da Ellyn Angelotti del Poynter Institute tra quelle presentate all’ultima ONA Conference.
- Cumul.us: servizio davvero singolare, in cui l’intelligenza collettiva si piega ad un genere giornalistico evergreen, le previsioni del tempo. Gli utenti sono invitati a pubblicare le loro previsioni su condizioni atmosferiche e temperatura. Il tutto viene poi visualizzato su una mappa, dando rilievo a quelle degli utenti con il punteggio più alto (che a sua volta dipende dal numero di previsioni azzeccate). C’è anche un utente italiano da Milano (pippos) con un buon punteggio (ma il cui ultimo intervento è del 2007). Utili anche gli strumenti sociali “come ti stai vestendo oggi?”, in cui si possono condividere suggerimenti e foto sull’abbigliamento adatto per il giorno.
- Il videoproiettore per cellulari di Siemens: si tratta di una tecnologia presentata nel 2005 al CeBIT di Hannover. Secondo Angelotti è questa la strada che devono intraprendere i produttori di smartphone se vogliono davvero che i loro dispositivi siano usati come computer portatili.
- FoneShow: sempre in ottica news sul cellulare, questo servizio trasforma le notizie da testo ad audio in modo da poterle ascoltare sul cellulare. Grandi (The Boston Globe, BBC, NPR) e piccole testate lo stanno sperimentando con successo.
- NewsGarden: è un buon esempio di giornalismo iperlocale, aperto ai contributi degli utenti e con visualizzazione su mash-up di Google Maps.
- Tags: Alpi, ambiente, cambiamenti-climatici, clima, eea, europa, ghiacci, oms, riscaldamento-globale, salute, siccità, temperature
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Un uccello morto sul fondo di un lago prosciugato in Grecia
Ondate di calore capaci di aumentare il rischio di mortalità fino al 5,5% per ogni grado in più. Il pericolo di malattie “tropicali” diffuse da vettori finora assenti, come le zanzare tigre. Non sono immagini di un film di fantascienza, ma alcuni effetti negativi del mutamento climatico in Europa, descritti da un rapporto dell’Organizzazione mondiale della sanità e dell’Agenzia europea per l’ambiente. È un’analisi che riunisce gli studi più recenti sulle conseguenze del riscaldamento globale, descritte attraverso quaranta indicatori, il doppio rispetto alla precedente edizione della ricerca. Per l’Italia le zone costiere e le montagne sono le aree più in pericolo: molte zone litoranee rischiano di essere sommerse per l’innalzamento del livello del mare, cento località turistiche alpine potrebbero scomparire se la temperatura salisse di 1,2 gradi e il consumo di energia elettrica per l’aria condizionata aumenterà del 50% nella penisola durante i prossimi settanta anni.
Gli ecosistemi locali in Europa sono sotto pressione. Secondo gli scienziati entro la fine del secolo la temperatura potrebbe salire fino a 5,5 gradi. Dal mar del Nord al Mediterraneo, il livello delle acque si è innalzato in media di 3 millimetri ogni anno, rispetto alla media di 1,7 millimetri nel secolo scorso. E se alcune specie si sono spostate verso nord di 1100 chilometri negli ultimi quarant’anni, i cicli di riproduzione sono stati anticipati di 4-6 settimane. In montagna, i ghiacciai si sono ritirati di due terzi dal 1850, e dagli anni Ottanta il processo è ancora più rapido: la neve, poi, è diminuita ogni decade dell’1,3 per cento negli ultimi quarant’anni. Al Polo nord, ricorda lo studio, lo scorso settembre gli scienziati hanno assistito alla principale riduzione della superficie ghiacciata mai registrata. In particolare, il riscaldamento superficiale di laghi e fiumi può influenzare negativamente la qualità dell’acqua potabile: per esempio, favorendo la stabilizzazione e la diffusione di cianobatteri. Nelle regioni europee la siccità, inoltre, colpirà sempre più in estate e le aree meridionali. E le specie animali continuano a spostarsi verso settentrione, ritirandosi nelle aree collinari.
La regina del commercio elettronico passa ai raggi X le dimensioni della propria attività tra i navigatori italiani e scopre, sullo sfondo di una propensione sempre maggiore agli acquisti online, anche qualche aspetto meno scontato.
Per esempio, l’impennata della regione Lazio che, con i 2.318 laziali (1.261 nella sola Roma) proprietari di veri e propri negozi su eBay.it è diventata seconda, subito dopo la Lombardia, tra quante hanno compreso le potenzialità dell’e-commerce sulla propria piattaforma.
Prima curiosità: il Lazio è la regione più specializzata d’Italia nella vendita di articoli per l’ufficio, di cui detiene il 45 per cento del giro d’affari nazionale. Sempre relativamente al Lazio, si scopre poi che la seconda categoria degli articoli più venduti riguarda il mondo della magia, quasi il 44 per cento del totale, seguiti a ruota dalle vendite di ricambi e accessori per le auto (42,4 per cento).
Risalendo la Penisola, l’analizi dei negozi eBay rivela una grande mole di vendite di prodotti gastronomici e di vini, con alcune eccezioni come l’Abruzzo - che fa affari soprattutto vendendo libri di antiquariato e abbigliamento etnico - o la Toscana in cui il volume delle vendite è dato pressoché del tutto dalle vendite “tradizionali”, abbigliamento ed elettronica di consumo su tutte.
- biker
- Lunedì 29 Settembre 2008
Memoriale dell’11/9
Alla storia sono passate per la tragedia dell’11 settembre. Ma le Twin Towers o meglio quello che adesso resta di esse, ovvero un cratere-cantiere in cerca di una nuova anima, non finiscono di sorprendere. Andando a ritroso nel tempo, infatti prima ancora che il World Trade Center venisse edificato negli anni ‘60 e ancora più indietro molto prima che in quella che oggi è New York arrivassero gli olandesi come colonizzatori nel 1624 e sempre più indietro fino alla preistoria lì, nello stesso punto in cui gli aerei di Al Qaeda si sarebbero abbattuti si trovava un immenso ghiacciaio. A dirlo sono stati gli ultimi scavi fatti in situ. Una scoperta che ha lasciato tutti di stucco e che ha dato una prospettiva diversa ad un luogo ricordato, invece, finora per dolore e morte.
Uno scavo di oltre 12 metri durante i lavori di ricostruzione dell’area ha, infatti, portato alla luce un’intera parete di roccia livellata, secondo gli esperti, da un ghiacciaio che 20 mila anni fa si ritirò. Le sue dimensioni dovevano essere enormi, da Manhattan si estendeva fino al New Jersey e a Newark, dove oggi sorge uno degli aeroporti della grande mela.
Per Cheryl J. Moss, senior geologist del Mueser Rutledge Consulting Engineers la scoperta è eccezionale. Gli fa eco il responsabile del dipartimento di geologia dell’Hofstra University, Charles Merguerian, che ha identificato come chianite la pietra oggetto della scoperta. Peccato solo che Ground Zero abbia fretta di guardare al futuro. I lavori, dunque, continueranno e che quello che resta dell’antico ghiacciaio preistorico verrà presto ricoperto.