Peccato che gli italiani siano un popolo di pigri, perché tra i molteplici benefici dell’esercizio fisico vi è quello di contribuire a rallentare i processi naturali d’invecchiamento a cui siamo esposti e in particolare di aiutare a contrastare l’insorgenza di malattie neurodegenerative (o demenze) come Alzheimer e Parkinson.
E’ la conclusione a cui sono giunti i ricercatori australiani del Royal Perth Hospital dopo aver condotto uno studio sugli effetti dell’attività fisica in soggetti dai cinquant’anni in su con problemi di memoria e dunque predisposti a un rischio di demenza più alto.
Lo studio, pubblicato sull’ultimo numero di JAMA, ha coinvolto, dopo un’iniziale selezione basata su criteri di inclusione e rinuncia volontaria, 138 persone.
I partecipanti sono stati casualmente assegnati a uno dei due programmi messi a punto per la ricerca: un gruppo ha partecipato a un piano strutturato di esercizi da svolgere a casa; l’altro ha ricevuto indicazioni sullo stile di vita (alimentazione, alcol, fumo, stress) ma non un piano di esercizi. Il primo gruppo è stato incoraggiato a svolgere attività fisica da intensa a moderata (camminate, yoga, esercizi di respirazione, stretching) per un totale di 150 minuti a settimana suddivisi in sessioni da 50 minuti l’una.
Dopo 18 mesi i partecipanti al primo gruppo hanno registrato migliori risultati in una scala di valutazione delle funzioni cognitive nella malattia di Alzheimer rispetto al gruppo senza il programma di esercizi.
La ricerca dimostra quindi che l’attività fisica, aumentando l’irrorazione sanguigna delle aree cerebrali deputate alle funzioni cognitive, migliora le performance intellettive e in più garantisce una miglior qualità di vita, abbassando il rischio cardiovascolare, depressivo e di cadute.
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- Sabato 13 Settembre 2008
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