Stefano Ciafani, responsabile scientifico di Legambiente, illustra le ragioni di un’opposizione intransigente all’opzione nucleare.
Perché l’Italia dovrebbe stare alla larga da questa fonte energetica?
Il nucleare a cui pensa il governo è quello di terza generazione che, anche se in forma evoluta, non pone solo i problemi non piccoli delle scorie e dell’approvvigionamento di uranio, ma anche quello della sicurezza intrinseca degli impianti: non c’è nessuno che possa garantire che non vadano incontro a malfunzionamenti, senza con questo evocare la catastrofe di Chernobyl, che è unica.
Ma in direzione del nucleare non potrebbero spingere motivi di convenienza economica?
Al contrario, si tratta di una strada sbagliata anche da questo punto di vista, come dimostrano studi autorevoli realizzati dal Mit di Boston, oltre che dall’Università di Chicago per conto del dipartimento dell’Energia statunitense. E a fare le centrali potranno essere solo le grandi aziende elettriche italiane, a discapito delle piccola e media industria, che potrebbe invece fare molto nell’ambito delle energie rinnovabili.
Il nucleare però non produce emissioni di anidride carbonica.
Sì, ma la prima centrale non entrerebbe in funzione prima del 2020 o del 2025, troppo tardi cioè per evitare le multe da miliardi di euro che ci attendono nel 2012 per aver disatteso i protocolli di Kyoto sulla riduzione delle emissioni di gas serra, multe che vanno a ricadere sulla bolletta. Troppo tardi anche per ricavarne un contributo utile a rispettare la direttiva europea che impone di ridurre del 20 per cento le emissioni di anidride carbonica entro il 2020.
Quale soluzione al rebus energetico propone Legambiente?
Oltre allo sviluppo delle fonti rinnovabili, è indispensabile il miglioramento dell’efficienza energetica, non solo in ambito domestico, ma anche cambiando i motori elettrici nell’industria, che devono essere meno energivori. E va ridotto l’uso del carbone e del petrolio, aumentando quello del gas, la fonte fossile meno inquinante.
Sta di fatto che sul nucleare il governo procede in modo risoluto.
Siamo disponibili al confronto, ma non bisogna fare blitz. E’ vero che in Italia si assiste a contestazioni anche per gli innocui impianti di compostaggio della frazione organica dei rifiuti domestici, ma se la procedura seguita dal governo sarà non collaborativa e non trasparente si creeranno le stesse contestazioni, sacrosante, che si verificarono nel 2003 a Scanzano Jonico contro la costruzione del deposito per i rifiuti radioattivi.
- Giovedì 18 Settembre 2008
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