Prendere come anno di riferimento a partire dal quale valutare il calo delle emissioni il 2005 e non il 1990 come è stato finora. La richiesta appare bizzarra e a farla è stata l’Ungheria. Il motivo? I grossi tagli alle emissioni nocive realizzati dai paesi dell’Est Europa negli anni 90 sarebbero dovuti al rallentamento della produzione industriale dovuto al crollo del comunismo e non sarebbero perciò più rappresentativi del livello produttivo che quei paesi sono tornati ad avere oggi. Così Polonia, Ungheria e sei altri paesi dell’Est sostengono che per restare nei limiti loro imposti oggi vedranno impennarsi il prezzo dell’energia con conseguenze disastrose sulla salute delle loro economi.
Ma ha senso nel momento in cui siamo già indietro sugli obiettivi di Kyoto per il 2012 e mentre il Consiglio Europeo ha già indicato un nuovo ambizioso obiettivo di riduzione per il 2020, chiedere il permesso di poter inquinare un po’ di più? Il Parlamento Europeo ha detto no, ma ha preso, con un margine risicatissimo, un’altra decisione che agli ambientalisti non è piaciuta per niente. Ha deciso di aumentare di un terzo la quota di carbon offset, la possibilità di compensare le quote di CO2 prodotte in eccesso, per quelle emissioni che non sono già coperte dal sistema di Emission trading stabilito dal protocollo di Kyoto. Si applica in sostanza a trasporti, edilizia, agricoltura e piccole imprese, lasciando fuori la grande industria.
In pratica aumenta la quota di inquinamento consentito, che potrà essere controbilanciata comprando quote positive dai Paesi che inquinano meno. “Questo voto permette di far fronte all’80 per cento della riduzione di emissioni semplicemente comprando crediti da altri Paesi”, si legge in un comunicato firmato da varie sigle ambientaliste, inclusi Greenpeace e WWF.
La decisione presa in seno al Comitato per l’industria del Parlamento, è passata nel suo insieme con 35 voti a favore e 10 contro, ma nelle prossime settimane sarà il Parlamento a dover raggiungere una posizione definitiva su un pacchetto di proposte per dare un taglio netto di almeno un quinto alle emissioni di gas a effetto serra entro il 2020. La decisione sulle leggi, che a quel punto saranno vincolanti, richiederà una serie di negoziazioni con i leader dei paesi europei e con la Commissione. L’obiettivo fissato è assai più ambizioso di quelli stabiliti da Canada, Stati Uniti e Giappone, altri grandi “produttori” dei gas incriminati.
E i cittadini cosa dicono? Risale appena all’11 settembre scorso il dibattito al Parlamento Europeo sui risultati di una ricerca di Eurobarometro dalla quale emerge che il 70 per cento degli europei crede nella lotta al cambiamento climatico ed è convinto di poter fare la sua parte con piccoli gesti quotidiani, ma pensa che l’Unione Europea, i singoli stati, l’industria e l’opinione pubblica non stiano facendo abbastanza per affrontare il problema. Aumentare le quote di carbon offset non pare perciò una decisione che possa far felici i cittadini.
- Martedì 23 Settembre 2008
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