Wall Street affonda la Silicon Valley

Toro in Borsa

Wall Street e Silicon Valley. Il mondo della finanza più spregiudicata e quello di Internet. La partita si gioca tutta qui, tra due luoghi simbolo e motore dell’economia statunitense. Due aree distanti, apparentemente inconciliabili, anche in termini di immaginario collettivo. Da una parte i finanzieri di Manhattan, alle prese con uno dei peggiori black-out conosciuti dal sistema americano. Dall’altra i mostri sacri di Internet e le nuove aziende del web 2.0, che cercano di prevenire l’onda di riflusso di questo tsunami economico.

Una cosa è certa: la Silicon Valley non è al sicuro dalla crisi. Il primo assaggio si è avuto lunedì scorso, con l’indice Nasdaq che – contrariamente alle previsioni – è crollato del 9% comportando perdite per aziende quali Amazon, Google e Apple tra il 10% e il 20%. Peggio di così era andata solo il 19 ottobre 1987, durante il famoso lunedì nero del Dow Jones, e nell’aprile 2000 con lo scoppio della bolla di Internet e il collasso delle dot.com.

Oggi il  problema è capire cosa potrà accadere da qui ai prossimi mesi. L’aumento del costo del denaro potrebbe rendere difficile per le aziende della Silicon Valley reperire fondi sul mercato, così come si assisterà a una maggiore prudenza negli investimenti da parte dei cosiddetti “capitalisti di ventura”, storicamente vicini (un nome su tutti, Google) all’information technology americano. L’economia del digitale potrebbe quindi subire un serio rallentamento. 

Oltre a ciò si teme un effetto di ritorno dai mercati asiatici, legati a doppio filo agli Stati Uniti. Primo perché molte aziende hi-tech americane hanno dislocato proprio in Asia molte delle loro attività, secondo perché quasi tutte le aziende tecnologiche indiane o taiwanesi sono quotate a Wall Street. Coinvolte come sono – e loro malgrado – dalla crisi, sembra stiano già parlando di riduzioni considerevoli del personale come mossa preventiva per evitare i danni maggiori.

Intanto il San Francisco Chronicle oggi riporta un fatto piuttosto curioso: in queste ore sembra che un gruppo di imprenditori siano volati dalla California a Washington. Lo scopo? Far pressione sul Congresso per convincerlo a non tagliare, almeno fino alla fine del 2009, i crediti d’imposta (fino al 30%) di cui gode gran parte dell’economia della Valle, dall’hi-tech alle energie rinnovabili. 

Se Washington dovesse – come annunciato più volte – decidere di togliere gli incentivi fiscali, la situazione si complicherà ulteriormente.

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