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L’acceleratore di particelle del Cern a Ginevra
Il Cern continua a fare notizia. Questa volta non per via dei suoi esperimenti, che riprenderanno solo a partire dalla prossima primavera. Sotto i riflettori è finito ora il mega-apparato informatico del centro ginevrino, il Worldwide Lhc Computing Grid, inaugurato la scorsa settimana nella capitale Svizzera. Un sistema distribuito composto da oltre 140 centri di calcolo spalmati in 33 Paesi che avrà il compito di analizzare l’enorme quantità di dati del Large Hadron Collider (Lhc) quando rientrerà in funzione: circa 15 milioni di Gigabyte, tanti quanti possono essere contenuti in una torre di Cd alta 20 chilometri, vale a dire alta 60 volte la torre Eiffel. Il Cern ha in casa solo il 10% delle struture necessari per smaltire tale carico, il resto verrà affidato appunto alla “griglia” (o grid per chi mastica l’inglese); i dati provenienti dal Cern verranno in pratica smistati a 11 nodi di primo livello (fra cui anche quello del Cnaf di Bologna) e da questi redistribuiti ai centri di secondo livello. In Europa sono attivi 60.000 computer che fanno capo a 250 sedi di ricerca, negli Stati Uniti ce sono circa 30.000 e alcune migliaia sono in Asia, soprattutto a Taiwan, Giappone, Cina e Corea.
Difficilmente la rete costruita dal Cern potrà incappare in incidenti come quelli capitati all’interno del tunnel svizzero, considerato il severissimo rodaggio cui è stata sottoposta. Gruppi di biologi, genetisti, geologi e geofisici hanno messo a dura prova il sistema di grid computing del Cern nel corso dell’ultimo anno e mezzo. Con risultati molto incoraggianti, tanto da far sbilanciare i responsabili della struttura. “Le simulazioni che possono essere condotte con questi strumenti permettono di avere risultati scientifici che prima non erano possibili” ha commentato Ian Bird, capo-progetto del LHC computing grid, aggiungendo che un terzo dell’intera infrastruttura è stata creata per sperimentazioni al di fuori della fisica.
Ancora più entusiastico il commento di Wolfgang Von Ruden, direttore del dipartimento It del Cern, che ha paragonato l’impatto del nuovo gigantesco apparato informatico a quello di Internet: “Potremo usarlo da casa? Indirettamente sì. Grazie alla possibilità di avere elaborazioni rapidissime potremo andare per esempio dal nostro medico di base per avere una Tac”. In fondo neacnhe Tim Berners-Lee (il papà del World Wide Web, cresciuto guarda caso proprio fra le mura del Cern) aveva idea di come sarebbe diventata la Rete quando l’ha concepita.
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- Mercoledì 8 Ottobre 2008


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