Inquinamento, ambiente di lavoro, ma anche la troppa igiene faranno aumentare le allergie. Ne soffrono oggi in tutto il mondo due persone su dieci (il 23 per cento) e anche in Italia sono in aumento costante. La colpa sarebbe del nostro stile di vita che produce troppo inquinamento, ma che presta anche troppa attenzione all’igiene, tra le maggiori cause di malattie della pelle che provocano prurito e la rendono sensibile, come le dermatiti atopiche. È l’allarme emerso al congresso nazionale del Siaic (Società di Allergologia e Immunologia Clinica) che si terrà questo fine settimana a Firenze fino a domenica. E sono soprattutto i bambini, dicono gli immunologi, le nuove vittime di questo incremento, con un trend che è cresciuto negli ultimi anni sino al 35% e si calcola che nel 2020 uno su due soffrirà di patologie allergiche (il 50% i piccoli colpiti da rinite allergica).
“Alcune forme di dermatiti atopiche presenti nel bambino tendono a ridursi in età adulta”, ha sottolineato Angelo Passaleva, presidente uscente delle Siaic “mentre è variata negli anziani e in età matura l’insorgenza di malattie allergiche e di asma bronchiale. In precedenza non si avevano mutazioni significative dopo i 20 anni, oggi è cambiato lo scenario: il dato emerso è nuovo e preoccupante”. La recente indagine del Censis ha mostrato come gli italiani siano sempre più preoccupati, per le conseguenze sulla salute, dalle condizioni dell’ambiente di lavoro e dalla minaccia dell’inquinamento. E difatti molte allergie si possono sviluppare proprio mentre si lavora, mettendo a rischio nuove categorie occupazionali.
“Si tratta di verniciatori, carrozzieri, operatori sanitari, infermieri”, ha spiegato Andrea Siracusa, docente all’Università di Perugia e medico all’ospedale di Terni, “ma anche addetti alle pulizie, fornai, agricoltori, tecnici radiologi, impiegati negli alimentari, sensibili a spezie e vegetali, per le allergie emerse e studiate al carciofo, pesca, uva fragola”. E in Italia, al contrario della Gran Bretagna, manca ancora un programma di sorveglianza sull’asma professionale che assieme agli starnuti e all’infiammazione del muco, come la rinite, colpisce migliaia di pazienti in Italia. “I numeri non li conosciamo: sono troppo mutevoli e ad oggi disponiamo solo delle percentuali di crescita. Discorso a parte per due categorie che hanno segnato un aumento del 100% dei casi: gli infermieri e gli addetti alle pulizie”, ha aggiunto Siracusa.
Il 4% della popolazione lavorativa che passa molte ore in ambulatori, asl, ospedali, cliniche, ma anche in abitazioni private, può essere colpita dall’azione di irritanti, causata per esempio da detergenti, decalcificanti e dei disinfettanti. E comunque esistono interazioni certificate che potenziano l’effetto nella determinazione dell’asma e della rinite professionale. “Ma l’asma e la rinite professionale potrebbero essere causate da agenti sconosciuti e comunque diversi da quelli elencati nelle banche dati o noti” ammonisce Siracusa “e in ogni caso le informazioni sugli agenti occupazionali dovrebbero essere sempre disponibili per i lavoratori”.
- Sabato 18 Ottobre 2008
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Il 18 Ottobre 2008 alle 14:10 Allergie: nel 2020 ne soffrirà un bambino su due (Panorama.it) ha scritto:
[...] Continua [...]
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