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Se fino a oggi l’osteoporosi è sempre stata considerata una condizione clinica ad appannaggio quasi esclusivo delle persone anziane, ora possiamo dire con certezza che non è più così perché moltissime ragazze ne sono affette.
Un segnale forte di allarme è stato lanciato dalla dottoressa Maria Luisa Brandi – docente di endocrinologia presso la Facoltà di Medicina dell’Università di Firenze – in occasione della Giornata della prevenzione dell’osteoporosi che ha dato il via a una campagna di sensibilizzazione promossa dalla Croce Rossa italiana presente in circa 200 città italiane per informare i cittadini, e in particolare le più giovani, su come prevenire la malattia con un’alimentazione corretta e una sufficiente dose di attività fisica.
Nello specifico la dottoressa Brandi ha spiegato che l’osteoporosi colpisce oggi anche ragazze giovanissime a causa della magrezza eccessiva raggiunta con continue diete da fame. Se esteticamente queste ragazze si piacciono nel vedersi simili alle top model che emulano perché hanno pancia piatta e gambe e braccia sottili, non si può dire lo stesso del loro scheletro paragonabile a quello di una ottantenne per fragilità delle ossa e per il forte rischio di fratture.
“Le adolescenti sottopeso hanno un indice di massa corporea (IMC) inferiore a 18,5 (una ragazza normopeso ha un IMC compreso fra 18,5 e 24,9). Un IMC così basso, sommato alla ridotta introduzione di proteine e di minerali (soprattutto calcio dai latticini) e all’assenza di cicli mestruali, sono le cause dell’incapacità di una giovane di raggiungere il picco di massa ossea intorno ai 20-25 anni – precisa Maria Luisa Brandi –. Il problema dell’osteoporosi e di tutti i rischi che si corrono quando si raggiunge un peso troppo basso esiste, ma mancano ancora i dati epidemiologici che potremmo avere se si sapesse con precisione quante ragazze sottopeso vanno incontro a disordini mestruali. Pur non avendo i numeri posso presumere che siano decisamente più alti di quanto immaginiamo”.
Sotto accusa dunque i modelli distorti da seguire e i regimi alimentari vegetariani del tutto sballati “che generano, se non opportunamente adattati, una carenza di massa muscolare e un deficit di peso che moltiplica il rischio di fragilità ossea”, aggiunge Paolo Caradonna, docente di Medicina interna presso l’Università Cattolica di Roma.
L’unica strada per fermare quella che sembra essere una vera epidemia è parlarne descrivendo nel dettaglio i rischi a cui si va incontro e proponendo strategie preventive.
- Martedì 21 Ottobre 2008
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