Poco mamma, molto matrigna. Negli Usa scoppia la moda di vivere senza tv

Cattiva maestra televisione

Sempre meno mamma e sempre più matrigna. A raccontare gli effetti della televisione nelle case e soprattutto nelle vite delle persone ci pensano adesso alcuni ricercatori statunitensi che per vie ed esperienze diverse sono giunti alla medesima conclusione: la tv fa male e più di quanto si pensi. Discorso valido sia per i grandi che per i più piccoli, come racconta a Panorama.it Marina Krcmar, docente di Comunicazione alla Wake Forest University “io stessa da 13 anni non non ho più la televisione in casa. I risultati sono eccellenti così come lo sono stati per le centinaia di persone che ho intervistato”. Già perchè la Krcmar ha da poco pubblicato negli Stati Uniti Outside the box, un viaggio dentro le abitudini televisive di centinaia di americani, ex teledipendenti, oggi completamente disintossicati con una crescita della qualità di vita in alcuni casi addirittura del 100%. “Senza la violenza, il consumismo esagerato, le pubblicità martellanti del piccolo schermo le famiglie -prosegue la studiosa- hanno riscoperto il valore del dialogo e della serenità, che non è per niente scontato”. E che questa possa essere una buona direzione lo conferma anche la storia, stavolta personalissima, di un altro docente americano, Michael Waldman, professore di economia e management alla prestigiosa Cornell University. Con un figlio piccolo a cui era stato diagnosticata una condizione di autismo Waldman ha avuto un’intuizione, che forse solo un genitore può avere. Levargli completamente la televisione per vedere se in qualche modo potesse essere correlata al problema. I risultati in questo caso sono stati sorprendenti, il bambino ha recuperato una condizione di normalità e serenità. E il professore ha perfino pubblicato la sua ricerca con tutta l’accuratezza di un testo scientifico. Così, come nel caso dell’olio di Lorenzo, si è trasformato in un punto di riferimento nazionale sul tema. Tra gli elementi che giocano a favore della sua tesi la strana coincidenza in California e Pennsylvania tra aumento esponenziale delle diagnosi di autismo e l’esplosione della tv via cavo nonché un’analisi minuziosa di culture, come quella degli Amish, che non usano televisione e non hanno praticamente mai avuto alcun caso di autismo.

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