Archivio di Dicembre, 2008

La novità principale per il mondo Macintosh nel 2008 è l’introduzione a gennaio del sottile e minimale MacBook Air e il contestuale potenziamento delle funzionalità e offerta di soluzioni wireless.
Poco dopo sono stati potenziati MacBook normali e Pro ma i secondi si sono rivelati afflitti da problemi gravi alla circuiteria video, come un po’ tutti i produttori di laptop che avevano adottato le schede di NVidia. Dopo un iniziale silenzio l’azienda si è mossa con un programma di riparazione o rimborso, presto messa in secondo piano dall’esordio a ottobre dei nuovi MacBook “unibody” dal look unificato, con scocca unica in alluminio e schermo lucido, anzi lucidissimo.
Problemi anche per la concorrenza dei “cloni” Macintosh il cui esponente più visibile, Psystar, si è invischiato in una causa con Apple in cui volano accuse di pratiche monopolistiche da un lato e di violazione del temibile Dmca dall’altro.
Anche quest’anno il settore musicale è andato a gonfie vele sia per la vendita di brani che per quanto riguarda gli iPod che restano dominatori assoluti del settore nonostante le rituali previsioni negative.
Al tempo stesso è evidente come Apple si stia preparando ad un futuro targato iPhone (ed iPod touch) con l’acquisizione di tecnologie e -cause permettendo- competenze ma al tempo stesso ha sfornato nuovi modelli di iPod atti a sfruttare tutte le opportunità possibili come le feste natalizie o San Valentino.
Parecchie le novità anche per l’iPhone che in luglio è diventato 3G esordendo (finalmente) in decine di paesi, tra cui l’Italia. Poco dopo, in autunno, il dispositivo si è e aggiudicandosi il titolo di cellulare più venduto sul mercato americano.
Al suo successo ed a quello dell’iPod touch ha contribuito parecchio l’apertura a marzo di un programma per sviluppatori di software e il lancio del negozio online di applicativi, l’AppStore, foriero di gioie ma anche di dolori per una gestione con alcune ombre.
Ora non ci resta resta che aspettare i primi di gennaio e il Macworld ‘09, che sarà l’ultimo a cui l’azienda parteciperà. Questo 2008 ci restituisce infatti una Apple sempre più ansiosa di tagliare con il passato e forte, molto forte nonostante la crisi economica, e pronta a tutto, probabilmente anche ad un futuro senza Steve Jobs.
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- Mercoledì 31 Dicembre 2008
Di Gianna Milano
Difficile non notarlo. Ha la forma di un parallelepipedo ed è rivestito con scaglie verdi e azzurre che ricalcano le formule matematiche della morfologia dei tessuti animali. L’edificio su tre piani con un involucro a «pelle di giraffa», sorto in poco meno di due anni, accoglie il polo più all’avanguardia, a livello mondiale, di ricerca e terapie avanzate con cellule staminali dell’epitelio, quindi adulte, per rigenerare tessuti danneggiati, dalla cornea alla pelle. È il Centro di medicina rigenerativa, dedicato a Stefano Ferrari, preside all’Università di Modena e Reggio Emilia della prima facoltà di bioscienze e biotecnologie in Italia, Continua
Un curioso sondaggio volto a capire a che tipo di musica si affidano i neogenitori per fare addormentare i propri bambini ha dato risultati sorprendenti: sembra che le popolari ninne-nanne siano state ampiamente abbandonate in favore della musica pop, rock, folk e persino heavy metal.
Qualche anno fa una ricerca inglese aveva evidenziato che i neonati del Regno Unito tendevano ad addormentarsi come angioletti alle prime note della sigla di Eastenders, popolarissima soap opera britannica. Il motivo? Semplice, quando le loro mamme erano incinte quella sigla segnava per loro l’inizio di una mezz’oretta di puro relax ed evidentemente la sensazione di rilassamento si trasmetteva al feto e ne rimaneva il “ricordo” anche nel neonato. Oggi una nuova indagine, svolta dal sito inglese “The Baby Website”, aggiunge un tassello importante al mosaico dei sistemi migliori per far addormentare i propri figli. Prima di tutto mette in evidenza che la musica è ancora il mezzo popolare più utilizzato dai genitori per comunicare con i loro bebè prima che imparino a parlare. Più del 90 per cento degli intervistati ha dichiarato, infatti, di far ascoltare musica ai propri bambini e di questi circa un 40 per cento ha dichiarato di ricorrere alla musica come metodo per far addormentare i propri bimbi.
L’aspetto interessante della ricerca è emerso dalle risposte alla domanda su che cosa fosse cantato ai bambini per addormentarli. I due terzi delle mamme intervistate hanno risposto di preferire alle tradizionali ninne-nanne le moderne canzoni della musica pop. In più il 13 per cento delle mamme ha dichiarato di considerare antiquate le ninne-nanne e una su dieci ha addirittura confessato di non conoscerne neanche una.
Ma quali sono le canzoni più cantate ai neonati? Sembra che il primo posto se lo sia aggiudicato Patience dei Take That seguita a ruota da Angels di Robbie Williams. Le mamme hanno spiegato che molte di queste canzoni hanno un’efficacia decisamente maggiore delle vecchie ninne-nanne tanto che oltre la metà di loro le utilizza come metodo per far dormire il proprio bimbo ma anche per calmarlo quando è nervoso e piange.
Pare, inoltre, che 13 bambini su 100 accettino più di buon grado il cambio del pannolino se accompagnato da una bella canzone.
Il video di Patience dei Take That
Meglio lasciar perdere la caffeomanzia e il cestino della spazzatura. Lo sostiene un articolo che compare sul Journal of Agricultural and Food Chemistry, rivista dell’American Chemical Society: la destinazione più proficua per i fondi di caffè è quella di farne una fonte abbondante, a buon mercato ed ecocompatibile per ricavarne carburante biodiesel pronto per il pieno ad automobili e camion. Come spiegano infatti gli autori dell’articolo, tre ricercatori di ingegneria chimica e dei materiali dell’Università del Nevada, il peso dei fondi di caffè solitamente buttati via contiene tra l’11 e il 20 per cento di olio, cioè non meno di quello ricavabile da altre fonti. Questa potrebbe essere la base per la produzione, attraverso un processo di transesterificazione, di circa 340 milioni di galloni di carburante pulito, che ha dimostrato di rimanere stabile per più di un mese in condizioni ambientali comuni. Caratteristica che lo differenzia dal biodiesel tradizionale, per via dell’elevato contenuto di antiossidanti del caffè. I residui solidi rimanenti dalla conversione possono ulteriormente essere impiegati come fertilizzanti o per produrre etanolo. Gli scienziati ritengono che estrarre carburante dal caffè possa comportare anche vantaggiosi profitti economici, che solo negli Stati Uniti si aggirerebbero sugli 8 milioni di dollari all’anno, in un mercato in espansione quale è quello del biodiesel. Perciò essi prevedono di mettere a punto un piccolo impianto pilota per perfezionare e sperimentare la procedura entro i prossimi sei od otto mesi, dopo aver naturalmente affrontato il problema di un adeguato sistema di raccolta e trasporto della materia prima in quantità sufficienti. Il tutto per presentarsi tempestivamente sul mercato globale della produzione di questo nuovo genere di carburante, che raggiungerà i tre miliardi di galloni entro il 2010.

Stampanti, computer, televisori e macchine d’ufficio in genere: metterle in stand by, quando si va in pausa pranzo o in riunione è già buona cosa ma non basta. Perché gli apparecchi elettrici ed elettronici consumano e molto anche quando si adotta la modalità salva energia. È un qualcosa di risaputo (forse non per tutti) ma la Commissione europea ha voluto rafforzare gli “obblighi” per ovviare al problema.
Di recente l’organismo di Bruxelles e nella fattispecie la Commissione per l’energia presieduta da Andris Piebalgs ha infatti stilato un nuovo regolamento sulla “progettazione ecocompatibile” che ha il fine preciso di ridurre il consumo in modalità standby di tutti i prodotti elettronici per ufficio. Quello che stabilisce il regolamento, in concreto, sono nuovi requisiti di efficienza energetica per le macchine, requisiti che permetteranno di abbattere il fabbisogno di corrente elettrica di circa il 75% entro il 2020. Con il conseguente risparmio di svariati miliardi di euro – oggi nei Paesi Ue i prodotti in stand by consumano circa 50 Terawattora di energia elettrica all’anno - e la possibilità di evitare l’emissione di 14 milioni di tonnellate di emissioni di CO2 nell’atmosfera.
L’intervento della UE non è altro che il passo ultimo dell’iter procedurale iniziato questa estate con l’approvazione da parte degli Stati membri della norma relativa alla progettazione ecocompatibile. Il regolamento di cui sopra entrerà in vigore nel primo trimestre 2009 e dal 2010 il consumo energetico in modalità standby di nuovi prodotti dovrà essere inferiore a 1 o 2 watt (nel 2013 si scenderà ulteriormente per arrivare a 0,5 e 1 watt). All’esame del Parlamento europeo e del Consiglio vi sono quindi altre misure finalizzate alla produzione di prodotti elettronici “eco” e le aspettative comunitarie parlano di possibili risparmi per complessivi 125 Terawattora di energia elettrica entro il 2020. Numeri che sembrano dire poco e che invece significano molto.

Banda larga mobile a 21 Mbps in download e 5,7 Mbps in upload a partire dal primo semestre 2009. Dal secondo semestre, passaggio a 28 Mbps. È quanto ha annunciato Telecom Italia qualche ora fa. La nuova velocità sarà possibile grazie all’upgrade della rete a Hspa+ (evoluzione dell’attuale Hspa, High speed packet access). Telecom batte così, per velocità promessa, un simile annuncio fatto da Vodafone un mese fa. I due operatori saranno soli nel 2009 con questa novità. 3 Italia lancerà l’Hspa+, a 21 Mbps, a gennaio 2010. Wind ancora non ha fatto annunci, ma al solito preferisce seguire gli altri nelle innovazioni tecnologiche.
Si può essere tentati a fare un confronto e dire: la banda larga in mobilità supera quella fissa, l’Adsl (che arriva a 20/1 Mbps, con lo standard 2 Plus).
Sarebbe però un confronto affrettato. E non solo perché ad oggi non c’è una flat Hspa a prezzi paragonabili a quelli dell’Adsl (ma il paragone tra prezzi è vantaggioso per chi naviga in mobilità trasferendo massimo di 5 GB o per non più di 100 ore al mese). Il punto è che l’Hspa+ sarà solo su una minoranza della popolazione, probabilmente a una cifra percentuale. Lo stesso vale per l’attuale velocità massima dell’Hspa, i 7/2 Mbps: è solo nelle grandi città; ora circa la metà della copertura è a 1,8 Mbps e un’altra grossa fetta è a 3,6 Mbps). Nel 2009 gli operatori, quindi, mireranno a rendere i 7,2 Mbps più estesi, mentre proveranno le prime velocità di livello superiore.
Di conseguenza il confronto con l’Adsl sarà ancora improponibile per almeno un altro anno. La vera emancipazione della banda larga mobile, però, avverrà forse solo nel 2012. Quando, con lo switch off della tv analogica, gli operatori potranno sperare in nuovi spazi radio. E’ noto che la banda di una cella (divisa tra gli utenti che vi sono connessi) è proporzionale alla quantità di spettro disponibile, infatti. Un altro collo di bottiglia è il backhauling, cioè il collegamento tra la base station dell’operatore e il resto della rete: se non è in fibra, le alte velocità sono impossibili. È lo stesso motivo per cui le Adsl delle centrali non raggiunte da fibra vanno a 640 Kbps.
Una ragazza fotografata con un bevanda alcolica
Spesso sentiamo parlare di enfant prodige (bambino prodigio) e la maggior parte di noi prova una sorta di invidia per chi ha un figlio dotato di un’intelligenza fuori dal comune. Non tutti si rendono conto, però, che non sempre avere un cervello con doti eccelse equivale a una grande fortuna. Un’intelligenza particolarmente spiccata è infatti spesso accompagnata dalla difficoltà di portarsi dietro un fardello di responsabilità e di aspettative a cui molti enfant prodige preferirebbero rinunciare a favore di una vita più semplice.
È a partire da queste considerazioni che un gruppo di ricercatori dell’Università di Glasgow ha condotto uno studio sulla relazione tra abilità intellettive spiccate all’età di dieci anni e consumo di alcol in età adulta.
Ciò che i ricercatori hanno sorprendentemente scoperto è che i bambini che all’età di dieci anni mostrano prestazioni intellettive superiori alla media hanno una maggiore probabilità di avere problemi legati all’alcol da adulti. Lo studio, pubblicato sull’American Journal of Public Health, ha seguito nel tempo l’evoluzione di un gruppo di soggetti identificati in base a determinate caratteristiche. Degli 8.170 soggetti selezionati, classe 1970, erano stati testati all’età di dieci anni i valori di QI (quoziente intellettivo). Essi hanno partecipato fra il 2004 e il 2008 a una ricerca di follow-up che ha dimostrato come a ogni 15 punti in più di QI il consumo di alcol da adulti aumenti in media di 1,27 volte, con un aumento più marcato tra le donne.
I ricercatori spiegano che chi da bambino ha un QI alto è spesso destinato da adulto a un lavoro di grande responsabilità dove accade di consumare frequentemente alcol nel corso di riunioni di rappresentanza.
Per quanto riguarda invece la maggior assunzione di alcol nel ‘gentil sesso’, secondo gli studiosi dipenderebbe, invece, dalla difficoltà per molte donne a farsi largo in ambienti di lavoro prevalentemente maschili. Bere diventa per le donne un modo per darsi forza o per colmare frustrazioni nate da aspettative di vita deluse.
Se l’enfant prodige maschio ha ottime chance da adulto di diventare un uomo di successo, per la donna accade molte volte il contrario e la bottiglia diventa un nefasto rifugio da un senso di inadeguatezza e delusione.
Mentre gli studenti pensano alle vacanze natalizie, negli Stati Uniti c’è chi si preoccupa della loro salute, in particolare quando viene messa a rischio dagli incidenti stradali mattutini causati dalla necessità di rispettare l’orario d’inizio delle lezioni. Uno studio pubblicato sull’ultimo numero del Journal of Clinical Sleep Medicine, rivista dell’Accademia americana di medicina del sonno, mostra infatti che ritardare di un’ora l’orario d’ingresso fa diminuire sensibilmente le conseguenze spesso gravi della guida spericolata degli adolescenti ritardatari a bordo di auto e ciclomotori, alle quali contribuiscono non poco le ore di sonno insufficienti. Questa conclusione è stata raggiunta attraverso una ricerca condotta nell’arco di due anni in un distretto scolastico comprendente un’intera contea del Kansas, sottoponendo a studenti delle scuole medie e superiori alcuni questionari necessari a valutarne, oltre alla sonnolenza diurna, le abitudini riguardanti tanto il sonno nelle notti che precedevano oppure no una giornata di lezioni, quanto le altre attività svolte durante la veglia. Nell’aprile del 1998 furono dunque valutati 9.996 studenti (il 66 per cento della popolazione scolastica della contea), saliti a 10.656 nello stesso mese dell’anno successivo. Nel primo anno, le lezioni cominciavano alle 7.30 del mattino nelle scuole superiori e alle 8 nelle scuole medie, orari che in entrambi i casi slittarono di un’ora nel 1999. L’analisi del tasso di incidenti ha così rivelato che nei due anni successivi al cambiamento di orario, essi sono diminuiti in media del 16,5 per cento rispetto ai due anni precedenti, ma solo per i ragazzi della contea analizzata; nello stesso periodo, nel resto del Kansas, gli incidenti che hanno coinvolto adolescenti alla guida in direzione delle scuole sono invece aumentati del 7,8 per cento. Spostare in avanti di un’ora la campanella d’inizio delle lezioni ha fatto passare dal 35,7 al 50 per cento il numero di studenti che dormivano almeno otto ore per notte, con evidenti benefici per la loro sicurezza sulle strade. Gli autori dello studio, con in testa Barbara Phillips, direttrice del centro di medicina del sonno dell’Università del Kentucky, sottolineano che questa soluzione contrasta almeno in parte i dannosi effetti delle pressioni sociali e biologiche che spingono gli adolescenti a stare sempre più svegli.
YouTube si sta rivelando come una determinante e inarrestabile fonte di reddito.
Questa è la conclusione alla quale si arriva leggendo un interessante articolo di CNET nel quale si prende in esame il caso di Universal Music Group.
Grazie all’accordo con YouTube, la major sta portando in cassa decine di milioni di dollari, mentre fonti vicine al mercato musicale ipotizzano una cifra vicina ai 100 milioni di dollari in un anno per quanto concerne il mercato dello streaming video di Universal. Universal sfrutta canali come MySpace, iMeem e MTV per lo streaming video, ma la fonte più redditizia è rappresentata da YouTube, con una crescita annuale di profitto dell’80% grazie al revenue sharing.
YouTube in questo momento risulta articolarmente appetibile: oltre alla popolarità, il sito gode di una concentrazione di sforzi atta a migliorare l’esperienza video e ad una monetizzazione del servizio non troppo invasiva. Si pensi a tutte le novità introdotte in questo periodo, una tra tutte l’ampliamento del player che permette di visualizzare video il 16:9 (strizzando l’occhio all’ambito cinema). Sono evidenti anche gli sforzi fatti per cercare di creare un modello di business che non allontani il pubblico a causa di messaggi pubblicitari e inserzioni soffoca-contenuto. D’altra parte YouTube garantisce e rassicura le major discografiche e cinematografiche con un sistema di filtraggio che permette di identificare - e dunque rimuovere - contenuti coperti da diritto d’autore caricati illegalmente dagli utenti.
L’ambito musicale su YouTube è sempre stato florido, è storicamente uno degli ambiti più popolari all’interno del sito. Tra i dieci canali più popolari, sette appartengono all’ambito musicale. Tra questi si trovano i canali di Warner, Soulja Boy e Hollywood Records, ma quelli di maggiore successo sono Universal e Sony BMG.
YouTube guarda dunque al contenuto premium come a un mercato redditizio sul quale lavorare per la monetizzazione del servizio.
Per chi se lo stesse domandando, i canali di YouTube non rapresentano per le major solo un veicolo promozionale: gli introiti pubblicitari generati dai canali vengono suddivisi tra le due realtà (revenue sharing). YouTube dunque rappresenta una vera e propria attività commerciale per le major del disco, e non solo una vetrina nella quale esporre artisti e produzioni. La stessa regola vale per l’ambito cinematografico e televisivo.
Un anziano chiede l’elemosina in India
Quella dei party tra gli amici di Facebook è una moda. Ma può diventare un’occasione per la solidarietà: un gruppo di amici di Savona ha versato l’incasso della serata a un gruppo non profit ligure, Find the cure, che due mesi fa ha aperto una pagina su Facebook e in poco tempo ha raccolto 600 fan. Con questa somma, 500 euro, è stato finanziato l’intervento chirurgico di Saida, una bambina indiana che tra pochi giorni potrà riprendere a camminare.
Le potenzialità di Facebook per le piccole associazioni locali senza scopi di lucro sembrano appena esplorate. “Abbiamo ampliato rapidamente il bacino d’utenza: ora mandiamo gli aggiornamenti in italiano e in inglese” dice Romina Meriggi di Find the cure. Sui social network sono a pochi passi testimonial come Giorgio Faletti: “Abbiamo inviato una nostra maglietta chiedendo ad alcuni personaggi famosi di indossarla e scattarsi una foto da aggiungere alla nostra pagina” ricorda la responsabile dell’organizzazione, sottolineando che “potrebbe diventare uno strumento per raccogliere i fondi del 5 per mille”. Find the cure è un gruppo formato prevalentemente da medici, infermieri, operatori del settore sanitario: trascorrono le ferie in India (in regioni povere come il Kerala) per partecipare ai medical camp, una sorta di ambulatorio temporaneo per prestare assistenza medica gratuita. In due anni hanno supportato la costruzione di un ambulatorio, una casa per la terapia del dolore, un furgone per la distribuzione dei generi alimentari e un orfanotrofio.
Ma l’elenco di associazioni su Facebook è lungo: Wwf, Amref, Pangea, Cesvi. E ogni mese decine di organizzazioni locali italiane entrano nel social network che ormai conta 5 milioni di membri.
Una missione di Find the cure
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