
La comunità internazionale deve rafforzare il suo impegno nella lotta all’Aids per garantire l’accesso universale ai servizi di prevenzione, cura e supporto di qualità per l’HIV/Aids a tutti coloro che ne hanno bisogno entro il 2010, come stabilito al G8 di Gleneagles del 2005. È quanto sottolinea l’Osservatorio italiano sull’azione globale contro l’Aids, che riunisce 23 Ong italiane e internazionali, in occasione della Giornata internazionale per l’Aids. All’Italia, prossimo presidente del G8, l’Osservatorio chiede di convertire il debito dei Paesi ad alta incidenza Hiv-Aids attraverso accordi di reinvestimento nei servizi sanitari, promuovendo il principio di cancellazione o conversione del debito dei Paesi a elevata prevalenza di Hiv e Aids o che presentano situazioni sanitarie preoccupanti.
Secondo il più recente rapporto dell’Agenzia delle Nazioni Unite per la lotta contro l’Aids (Unaids), scrive l’Osservatorio in un comunicato, la comunità internazionale sta perdendo la sua battaglia contro il virus. Rispetto al 2006 c’è stato qualche progresso nella risposta alla pandemia, ma il suo impatto, specialmente nei paesi più colpiti, continua a crescere. I risultati rimangono carenti nel campo della prevenzione: si calcola che nel 2007 il numero dei nuovi infetti sia stato di 2,5 volte superiore a quello di coloro che hanno ricevuto le cure con farmaci antiretrovirali. Nonostante la copertura degli antiretrovirali sia aumentata del 42% rispetto al 2006, infatti, solo il 30% dei malati nei paesi in via di sviluppo ha avuto accesso alle cure. La stima del numero di persone sieropositive è aumentata dai 29,5 milioni del 2001 ai 33 milioni del 2007.
L’incremento è determinato dai continui casi di nuove infezioni, quasi 7.500 al giorno, e dalla maggiore disponibilità della terapia antiretrovirale, che consente a un numero più elevato di persone sieropositive di vivere più a lungo.
L’Africa sub-sahariana continua a essere l’area del mondo più colpita dall’Hiv, con il 67% delle persone sieropositive e il 72% di morti per Aids nel 2007. Grazie ai programmi di prevenzione, il numero di persone che ha contratto l’Hiv è sceso globalmente dai 3 milioni del 2001 ai 2,7 milioni nel 2007. In Kenya, tuttavia, il tasso di prevalenza Hiv è aumentato (6.7% nel 2003; fra 7,1% e 8,5% nel 2007) e al di fuori dell’Africa l’infezione sta aumentando in vari Paesi Nel 2007, circa tre milioni di persone hanno ricevuto la terapia antiretrovirale. L’aumento delle persone in terapia ha portato a una diminuzione di morti per Aids, da 2,2 milioni nel 2005 a 2 milioni nel 2007. A livello globale la percentuale di donne sieropositive rimane stabile al 50%, mentre quella delle donne che contraggono l’Hiv è in aumento in molti Paesi. In Africa il 60% delle persone sieropositive sono donne; due giovani sieropositivi su tre sono di sesso femminile. A livello globale il numero di bambini (sotto i 15 anni) sieropositivi è aumentato da 1,6 milioni nel 2006 a 2 milioni nel 2007. Il 90% circa di essi vive nell’Africa sub-sahariana. A partire dal 2003, però, il numero di bambini morti per Aids ha iniziato a diminuire, grazie alla maggior distribuzione della terapia antiretrovirale. In tutte le regioni al di fuori dell’Africa sub-sahariana, l’Hiv colpisce in modo sproporzionato i gruppi vulnerabili, come tossicodipendenti, omosessuali, operatori del sesso. Senza un maggiore impegno della comunità internazionale, scrive l’Osservatorio, il bilancio di perdite umane è destinato ad aumentare: a dicembre del 2007 i sieropositivi nel mondo erano 33,2 milioni, tra cui 2,5 milioni di nuovi infetti.
Per raggiungere l’Obiettivo dell’accesso Universale è necessario che i Paesi del G8 tengano fede agli impegni presi e in più occasioni reiterati, sottolinea la rete di ong. Al vertice di Heiligendamm, in Germania, i leader mondiali hanno deciso di stanziare almeno 60 miliardi di dollari per la lotta contro Aids, Tubercolosi e malaria e per il rafforzamento dei sistemi sanitari negli anni a venire. Un impegno poi precisato in un arco di tempo di cinque anni nel successivo summit dei G8 a Toyako, in Giappone, dove il Presidente del Consiglio italiano, Silvio Berlusconi, si è impegnato a inserire nelle manovre finanzarie dei prossimi anni il contributo italiano, pari a 2,5 miliardi di dollari, 500 milioni all’anno.
Per l’Osservatorio è necessario, inoltre, definire dei piani di finanziamento concreti, prevedibili, monitorabili e di lungo periodo, che assicurino lo stanziamento di risorse addizionali rispetto a quelle destinate all’Aiuto Pubblico allo sviluppo.
“Chiediamo che l’Italia, in quanto presidente del prossimo vertice G8, converta il debito di Paesi ad alta incidenza Hiv/Aids attraverso accordi di reinvestimento nei servizi sanitari e promuova anche attraverso gli altri Paesi del G8 il principio della cancellazione-conversione del debito dei Paesi ad elevata prevalenza di Hiv e Aids o che presentano situazioni sanitarie particolarmente preoccupanti”, conclude.
La comunità internazionale deve rafforzare il suo impegno nella lotta all’Aids per garantire l’accesso universale ai servizi di prevenzione, cura e supporto di qualità per l’HIV/Aids a tutti coloro che ne hanno bisogno entro il 2010, come stabilito al G8 di Gleneagles del 2005. È quanto sottolinea l’Osservatorio italiano sull’azione globale contro l’Aids, che riunisce 23 Ong italiane e internazionali, in occasione della Giornata internazionale per l’Aids. All’Italia, prossimo presidente del G8, l’Osservatorio chiede di convertire il debito dei Paesi ad alta incidenza Hiv-Aids attraverso accordi di reinvestimento nei servizi sanitari, promuovendo il principio di cancellazione o conversione del debito dei Paesi a elevata prevalenza di Hiv e Aids o che presentano situazioni sanitarie preoccupanti.
Secondo il più recente rapporto dell’Agenzia delle Nazioni Unite per la lotta contro l’Aids (Unaids), scrive l’Osservatorio in un comunicato, la comunità internazionale sta perdendo la sua battaglia contro il virus. Rispetto al 2006 c’è stato qualche progresso nella risposta alla pandemia, ma il suo impatto, specialmente nei paesi più colpiti, continua a crescere. I risultati rimangono carenti nel campo della prevenzione: si calcola che nel 2007 il numero dei nuovi infetti sia stato di 2,5 volte superiore a quello di coloro che hanno ricevuto le cure con farmaci antiretrovirali. Nonostante la copertura degli antiretrovirali sia aumentata del 42% rispetto al 2006, infatti, solo il 30% dei malati nei paesi in via di sviluppo ha avuto accesso alle cure. La stima del numero di persone sieropositive è aumentata dai 29,5 milioni del 2001 ai 33 milioni del 2007.
L’incremento è determinato dai continui casi di nuove infezioni, quasi 7.500 al giorno, e dalla maggiore disponibilità della terapia antiretrovirale, che consente a un numero più elevato di persone sieropositive di vivere più a lungo.
L’Africa sub-sahariana continua a essere l’area del mondo più colpita dall’Hiv, con il 67% delle persone sieropositive e il 72% di morti per Aids nel 2007. Grazie ai programmi di prevenzione, il numero di persone che ha contratto l’Hiv è sceso globalmente dai 3 milioni del 2001 ai 2,7 milioni nel 2007. In Kenya, tuttavia, il tasso di prevalenza Hiv è aumentato (6.7% nel 2003; fra 7,1% e 8,5% nel 2007) e al di fuori dell’Africa l’infezione sta aumentando in vari Paesi Nel 2007, circa tre milioni di persone hanno ricevuto la terapia antiretrovirale. L’aumento delle persone in terapia ha portato a una diminuzione di morti per Aids, da 2,2 milioni nel 2005 a 2 milioni nel 2007. A livello globale la percentuale di donne sieropositive rimane stabile al 50%, mentre quella delle donne che contraggono l’Hiv è in aumento in molti Paesi. In Africa il 60% delle persone sieropositive sono donne; due giovani sieropositivi su tre sono di sesso femminile. A livello globale il numero di bambini (sotto i 15 anni) sieropositivi è aumentato da 1,6 milioni nel 2006 a 2 milioni nel 2007. Il 90% circa di essi vive nell’Africa sub-sahariana. A partire dal 2003, però, il numero di bambini morti per Aids ha iniziato a diminuire, grazie alla maggior distribuzione della terapia antiretrovirale. In tutte le regioni al di fuori dell’Africa sub-sahariana, l’Hiv colpisce in modo sproporzionato i gruppi vulnerabili, come tossicodipendenti, omosessuali, operatori del sesso. Senza un maggiore impegno della comunità internazionale, scrive l’Osservatorio, il bilancio di perdite umane è destinato ad aumentare: a dicembre del 2007 i sieropositivi nel mondo erano 33,2 milioni, tra cui 2,5 milioni di nuovi infetti.
Per raggiungere l’Obiettivo dell’accesso Universale è necessario che i Paesi del G8 tengano fede agli impegni presi e in più occasioni reiterati, sottolinea la rete di ong. Al vertice di Heiligendamm, in Germania, i leader mondiali hanno deciso di stanziare almeno 60 miliardi di dollari per la lotta contro Aids, Tubercolosi e malaria e per il rafforzamento dei sistemi sanitari negli anni a venire. Un impegno poi precisato in un arco di tempo di cinque anni nel successivo summit dei G8 a Toyako, in Giappone, dove il Presidente del Consiglio italiano, Silvio Berlusconi, si è impegnato a inserire nelle manovre finanzarie dei prossimi anni il contributo italiano, pari a 2,5 miliardi di dollari, 500 milioni all’anno.
Per l’Osservatorio è necessario, inoltre, definire dei piani di finanziamento concreti, prevedibili, monitorabili e di lungo periodo, che assicurino lo stanziamento di risorse addizionali rispetto a quelle destinate all’Aiuto Pubblico allo sviluppo.
“Chiediamo che l’Italia, in quanto presidente del prossimo vertice G8, converta il debito di Paesi ad alta incidenza Hiv/Aids attraverso accordi di reinvestimento nei servizi sanitari e promuova anche attraverso gli altri Paesi del G8 il principio della cancellazione-conversione del debito dei Paesi ad elevata prevalenza di Hiv e Aids o che presentano situazioni sanitarie particolarmente preoccupanti”, conclude.
Il VIDEO servizio:
- Lunedì 1 Dicembre 2008


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