- Tags: Acqua, ambiente, aria, water-mill
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A prima vista l’idea sembra avere del miracoloso: trasformare l’aria in acqua. In realtà l’azienda canadese Element Four intende contribuire alla soluzione pratica e ben ponderata dei notevoli problemi energetici e ambientali legati a una risorsa come l’acqua, sempre più preziosa ovunque, non solo nei Paesi in cui scarseggia. E il contributo in questione, presentato dopo quattro anni di ricerca, si chiama WaterMill, un apparecchio simile a una grossa palla da tennis in plastica bianca che si può fissare a un muro esterno della propria abitazione, in modo da non essiccare l’aria che si respira al suo interno. Azionando il dispositivo, le cui prestazioni sono garantite anche in città molto inquinate, entrano dapprima in funzione alcuni filtri che depurano dalle micropolveri e da altre impurità l’aria circostante aspirata, la cui umidità viene condensata attraverso un processo di raffreddamento che ha luogo a una temperatura leggermente inferiore a quella che si registra in natura con la formazione della rugiada. L’acqua così ottenuta, in quantità variabile secondo l’umidità tra 4 e 25 grammi per metro cubo d’aria, viene poi sterilizzata in una camera a raggi ultravioletti, necessari a neutralizzare gli agenti infettivi. Da ultimo, l’acqua viene filtrata e trasportata da un piccolo tubo direttamente al rubinetto della cucina o al frigorifero, pronta per essere bevuta. Sarà così possibile produrre fino a 12 litri di acqua potabile al giorno, utilizzabile anche per cucinare o per altri impieghi domestici che richiedano acqua pulita.
Così funziona il WaterMill
Il WaterMill presenta un consumo energetico di 300 Watt, ma dispone di un meccanismo automatico che, oltre a controllare costantemente il suo funzionamento, massimizzando la produzione di acqua e minimizzando il consumo di energia in base alla temperatura e all’umidità dell’aria, segnala di volta in volta il momento migliore per avviare il sistema (mai in condizioni di umidità relativa inferiore al 30 per cento). La sua commercializzazione è prevista entro il prossimo febbraio negli Stati Uniti, in Gran Bretagna, Giappone, Australia e Italia, a un prezzo di circa 1200 dollari (950 euro). Secondo l’azienda produttrice, il costo non dovrebbe scoraggiare gli amici dell’ambiente, in quanto può essere ammortizzato in circa due anni. Ogni litro d’acqua ottenuto con questo metodo sembra essere molto più conveniente ed ecocompatibile della stessa quantità acquistata in bottiglia. Solo negli Stati Uniti, infatti, vengono consumati 30 miliardi di litri di acqua imbottigliata all’anno, con una spesa di circa 11 miliardi di dollari. Questo significa, secondo l’Earth Policy Institute, organizzazione fondata nel 2001 dal guru dell’ambientalismo Lester Brown, dilapidare un milione e mezzo di barili di petrolio per produrre la plastica che la contiene, corrispondenti al fabbisogno annuale di 100mila automobili, senza contare il danno rappresentato da 30 milioni di bottiglie al giorno disperse nell’ambiente.
- Lunedì 1 Dicembre 2008
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