Obesità, trovato un nuovo responsabile
Lo studio che compare sul numero di dicembre di BioScience (file Pdf) non deve sembrare un facile alibi per concedersi con meno sensi di colpa le classiche abbuffate di fine anno, ma affronta il problema dell’obesità da un’angolazione che per una volta non si limita a porre sotto accusa le cattive abitudini alimentari e lo scarso esercizio fisico. Taisen Iguchi e Yoshinao Katsu, biologi della nipponica Graduate University for Advanced Studies, puntano infatti il dito contro la tributiltina, una sostanza tossica dalle molteplici applicazioni, per esempio come pesticida o conservante per il legno e i tessuti, che è in grado di causare danni ormai accertati al fegato e ai sistemi nervoso e immunitario dei mammiferi. Recente è invece la scoperta del suo potente effetto su componenti cellulari noti come recettori del retinoide X che, una volta attivati, come spiegano i due ricercatori, dalla tributiltina e da composti chimici simili, sono in grado di migrare nei nuclei cellulari per accendervi i geni che provocano la crescita delle cellule adipose e regolano l’intero metabolismo corporeo. L’epidemia di obesità che ha colpito i Paesi benestanti nell’ultimo quarantennio è andata di pari passo con l’impiego sempre più accentuato di sostanze chimiche per uso industriale, perciò gli autori dello studio ritengono senz’altro plausibile e importante da un punto di vista scientifico metterla in relazione con le minacce invisibili presenti nell’ambiente moderno. E poiché è già stato dimostrato che non solo la tributiltina, ma anche altri agenti inquinanti diffusi ovunque stimolano la crescita delle cellule adipose nei topi, è ora il momento di indagare accuratamente per comprendere se il loro effetto si sia nel frattempo diffuso attraverso il regno animale fino a raggiungere l’uomo.
- Venerdì 5 Dicembre 2008
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