Aggressiva o sorridente?
Spesso il cinema e il senso comune arrivano prima della scienza. Osservando un’auto di fronte, quasi tutti hanno avuto almeno una volta l’impressione di scorgervi i tratti di un volto umano, talvolta così ben delineati da percepire abbastanza chiaramente la personalità più o meno rassicurante che potrebbe esservi associata. Se da Duel in poi, il cinema hollywoodiano ha fatto tesoro di questa sensazione per inaugurare il celebre filone delle auto ingovernabili e demoniache e della follia on the road, il primo studio scientifico a indagare in modo sistematico l’idea che anche le auto abbiano un’anima o trasformino quella di chi vi è a bordo, pubblicato sul numero di dicembre di Human Nature, non poteva giungere che dagli Stati Uniti.
Dennis Slice, professore di calcolo scientifico presso la Florida State University, in collaborazione con Sonja Windhager, antropologa dell’università di Vienna, ha infatti selezionato 40 soggetti, ai quali sono state sottoposte 38 immagini tridimensionali stampate dopo essere state ricostruite al computer in alta risoluzione, raffiguranti altrettanti modelli di automobili commercializzate tra il 2004 e il 2006 da 26 case automobilistiche. Un terzo dei partecipanti all’esperimento ha associato un volto umano o animale ad almeno il 90 per cento delle vetture che si è trovato di fronte, tendendo a identificare i fari ovviamente con gli occhi, l’emblema della casa automobilistica con il naso e la varia foggia delle prese d’aria anteriori con la bocca. Ogni modello è stato poi valutato dai 40 osservatori tramite l’attribuzione in grado variabile di 19 tratti della personalità tipicamente umani, quali la tendenza al dominio, la maturità, l’identità sessuale e la socievolezza, per esprimere infine il proprio gradimento nei riguardi di ognuna delle auto analizzate. Slice è stato incuriosito dal fatto che quasi tutti gli osservatori (il 96 per cento) si sono trovati d’accordo nel considerare una determinata automobile dominante o remissiva, deducendone che quando ci si trova di fronte a essa il messaggio che invia per qualche ragione sembra essere costante. In particolare, quelle che danno un’idea di potenza e di mascolinità si presentano davanti con un cofano molto esteso in orizzontale e molto ribassato rispetto al parabrezza, con i fari installati in posizione particolarmente angolata, quasi a suggerire delle sopracciglia aggrottate. Caratteristiche esattamente opposte hanno le auto percepite come amichevoli. I risultati dell’esperimento servono a indagare in futuri studi come il fenomeno possa condizionare il comportamento tanto dei pedoni quanto dei guidatori, per capire se la percezione di un’auto venga estesa a quella di chi la guida e come questo modifichi il modo di interagire degli automobilisti. Gli studiosi ipotizzano inoltre che all’origine del fenomeno possa esserci l’evoluzione biologica, che al fine di prevenire potenziali pericoli avrebbe disegnato il cervello umano in modo da fargli intuire le caratteristiche del prossimo semplicemente guardandolo in faccia, sviluppando così una sensibilità ai tratti facciali talmente accentuata da riconoscerli anche negli oggetti inanimati, come il fumo, le nuvole, le rocce e, non ultime, le auto.
- Lunedì 8 Dicembre 2008
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