L’informazione via web è sempre più importante. Un ulteriore riconoscimento arriva dal comitato organizzatore del Premio Pulitzer, che in queste ore ha reso nota la decisione di aprirsi al mondo dell’online.
A partire dall’edizione 2009, infatti, saranno permesse le candidature di quotidiani e testate esclusivamente digitali, che potranno iscriversi in tutte le 14 categorie del più importante riconoscimento giornalistico del mondo. Tre i requisiti da rispettare per non essere esclusi dalla competizione organizzata dalla Columbia University: verranno ammesse solo realtà statunitensi che pubblicano a cadenza almeno settimanale e sono dedicate principalmente alla produzione di news originali. Come di consueto, invece, non potranno iscriversi siti web di magazine, periodici, radio ed emittenti televisive.
Il Pulitzer non è nuovo a decisioni di questo tipo. Nel 2006 gli organizzatori avevano operato una prima, timida apertura con l’inclusione dei soli siti web dei quotidiani. Alle testate esclusivamente digitali invece non era permesso iscriversi, se non nelle categorie dedicate alle breaking news e alle foto di cronaca.
Da oggi il Pulitzer invece muove un ulteriore passo verso la Rete e le sue dinamiche, facendo esplicito riferimento non solo a testi pubblicati online, ma anche a grafica interattiva e web video. Ironia della sorte, la decisione arriva in un momento non certo roseo per i media tradizionali. Negli Stati Uniti, la fabbrica delle news sta vivendo una profonda crisi di ricavi, audience e modelli di business, con lettori e advertising che snobbano i quotidiani e preferiscono l’informazione del web.
Intanto, mentre la notizia sta facendo il giro del mondo, non manca chi ne evidenzia le ambiguità di fondo. Tra questi TechCrunch, che punta l’indice contro due passaggi poco chiari del nuovo regolamento. Il blog della Silicon Valley rileva infatti che la definizione di “giornale online” è talmente generica da includere, per assurdo, il microblogging. E, a dire il vero, la possibilità di fare cronaca usando Twitter e altre piattaforme social non è proprio campata in aria, vista l’ottima copertura offerta in occasione dei recenti attentati di Mumbai.
A parte questa boutade di Arrington e soci, è prevista l’esclusione di tutti quegli articoli che, dopo una prima pubblicazione, sono stati modificati o aggiornati. TechCrunch sostiene che così si perde uno dei principali vantaggi dell’online: la possibilità di produrre contenuti che variano e si aggiornano nel tempo. Al contrario – e con un minimo di buon senso – è ovvio che il comitato organizzatore ha voluto evitare polemiche con web editor e testate online in concorso, da oggi obbligate – pena l’esclusione – a scrivere articoli fatti e finiti, sempre se vogliono partecipare.
- Martedì 9 Dicembre 2008

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