
Il televisore, quella magica scatola parlante che dal 3 gennaio del 1954 gracchia nelle case degli italiani, sta cambiando pelle. Le trasmissioni abbandonano per sempre la tecnologia analogica, ormai giurassica, per passare a quella digitale terrestre e satellitare. Gli apparecchi dicono addio al tubo catodico (la Sony non li produce più già da un anno) e cedono il passo all’alta definizione degli schermi piatti. Anche il dvd è pronto alla pensione. Il successore ? Si chiama Blu ray disc e sarà tra i regali hi-tech più acquistati il prossimo Natale.
Siamo di fronte a molto di più di un rinnovamento tecnologico tipo quello che investì i neri e fruscianti dischi in vinile rimpiazzati dagli argentei compact disc dal suono pulito. L’avvento dei bit televisivi, unito alla pervasività di internet, sta infatti trasformando il modo e persino i luoghi da cui «guardiamo» le cose. Lo schermo non è più solo quello del salotto, ma anche quello di apparecchi portatili come i computer, l’iPhone della Apple, quasi tutti i cellulari, la Playstation portatile e il navigatore satellitare dell’auto.
Una rivoluzione quindi, che però è fatta di sigle indecifrabili: nei modelli tv più recenti se ne contano fino a 40. Motivo per cui la stragrante maggioranza delle persone che entrano in un negozio sono colte da attacchi di panico da incompetenza tecnologica. Situazione comprensibile. D’altronde, l’ultima volta che la televisione visse un cambiamento epocale fu il primo febbraio 1977, giorno in cui lo storico presentatore Corrado annunciò dagli studi di Domenica in l’addio al bianco e nero e l’inizio delle trasmissioni a colori in Italia.
Ecco, quindi, una guida per tutti quelli che si considerano «analfabeti» tecnologici per capire come cambia la televisione, come scegliere l’apparecchio adatto alle proprie esigenze e verso quale futuro ci stiamo incamminando.
Si spegne l’analogico. Parte il digitale
Il 31 ottobre scorso per la tv è stata una data storica. Quel giorno, infatti, la Sardegna ha smesso di trasmettere il segnale tv analogico (che entrava nelle case immutato dal 1954) ed è passata al digitale. è la prima tappa del cosiddetto «switch off»: lo spegnimento dei vecchi ripetitori e l’accensione di quelli che trasmettono la tv del futuro. Da quella data 640 mila famiglie sarde, per vedere le trasmissioni, hanno dovuto dotarsi di un nuovo apparecchio che nel giro di un paio d’anni entrerà in tutte le case italiane: il decoder digitale terrestre. Non serve alcuna parabola. Per ricevere il segnale digitale oltre alla scatoletta magica bastano infatti le antenne tradizionali quelle che sono già sui tetti. Lo switch off, secondo una normativa europea dovrà avvenire in tutti i paesi Ue entro il 12 dicembre 2012. Olanda e Svezia lo hanno già completato. In Gran Bretagna 9 famiglie su 10 sono digitalizzate. E in Italia? «Entro il 2010 il 70 per cento del Paese e 37 milioni di italiani passeranno al digitale terrestre» ha detto il sottosegretario alle Comunicazioni Paolo Romani. «Sono previsti incentivi (50 euro ndr) da parte del ministero per l’acquisto del decoder dedicati alle famiglie che hanno un reddito annuo inferiore ai 15 mila euro e sono in regola con il pagamento del canone».
Una rassicurazione: il decoder digitale terrestre funziona anche con le vecchie tv a tubo catodico. Anche se dà il meglio di sé con le tv piatte. Perché la qualità audio video di questa tecnologia è nettamente superiore a quella passata.
Va detto che una legge dello Stato impone (da aprile 2009) la vendita in Italia solo di tv con il sintonizzatore digitale terrestre incorporato. Chi avesse deciso di comprarne una nuova per Natale può comunque già scegliere tra una vasta gamma di tv predisposte per il digitale.
I programmi diventano interattivi
Molti si chiederanno: ma era proprio necessario questo cambiamento? La risposta è sì. La tv era rimasta l’unico apparecchio elettronico a non essere migrato ai bit. Metamorfosi toccata ai giradischi, videoregistratori e telefonini. Con il Dtt (digital terrestrian television) si possono vedere «gratuitamente» molti più programmi di un tempo perché sulla stessa frequenza viaggiano cinque canali e non solo uno. Un esempio: da due mesi in Sardegna si vedono 59 canali (29 nazionali e 30 locali), prima dello switch off erano solo 26 (10 nazionali e 16 locali). Ma la vera differenza tra la tv del passato e quella digitale sta nell’interattività. Si scelgono lingua e sottotitoli di un film semplicemente pigiando un bottone. Ma si possono anche vedere la formazione della squadra di calcio o le news del Tg quando si vuole. Le trasmissioni sono interattive: è possibile rispondere, per esempio, alle domande di Chi vuol essere milionario di Gerry Scotti.
Anche la pubblicità diventerà interattiva: basterà un clic del telecomando per acquistare il prodotto promosso in uno spot. Si potranno persino ordinare certificati ai comuni. In più, oltre ai canali gratuiti, il digitale terrestre permette la visione di programmi a pagamento. Mediaset Premium e La7 Carta più offrono canali tematici per film e telefilm oltre che partite di calcio.
è il momento di cambiare la tv
L’avvento del digitale terrestre sarà la molla che convincerà anche i nostalgici a mandare in pensione il «vecchio» cassone da 80 chili per puntare sullo schermo piatto. Il problema è scegliere quello giusto.
Facciamo un po’ di chiarezza. Un segnale video tradizionale, quello che arriva dal cavo antenna su una ormai «preistorica» tv a tubo catodico, proietta sullo schermo immagini da 720 pixel per 576, ovvero poco meno di mezzo milione di pixel in totale. Troppo pochi «puntini luminosi» per una tv piatta di nuova generazione. Il digitale terrestre si vede al meglio sulle tv contraddistinte dalla sigla «Hd Ready». Apparecchi che hanno una risoluzione complessiva di 921.600 pixel (1.280 per 720), praticamente il doppio della tv tradizionale. Poi ci sono i televisori che si fregiano del logo «Full Hd 1.080p». Questi schermi arrivano a visualizzare 2.073.000 pixel (1.920 per 1.080). Cifra cinque volte superiore al tradizionale segnale analogico della tv a tubo catodico. I televisori Full hd hanno la migliore qualità visiva, ma danno il meglio solo se ricevono un segnale in alta definizione. Cosa possibile oggi esclusivamente se si collega alla tv un decoder Sky Hd (per ora sono 7 i canali satellitari pronti per questa tecnologia) oppure se si connette allo schermo un lettore Blu-ray disc. Apparecchio che legge (oltre ai dvd) i dischi di nuova generazione. Per vedere bene la tv digitale, qualunque schermo si compri, bisogna rassegnarsi: serve un decoder del digitale terrestre o uno satellitare oppure uno a scelta di quelli degli operatori telefonici che offrono la tv via internet (Telecom Italia, Infostrada, Tiscali e Fastweb). Chi non si adegua, infatti, è condannato a vedere peggio di prima.
Il lettore dvd va in pensione
Come detto, per utilizzare al meglio una tv in alta definizione è necessario che il segnale che arriva allo schermo sia in Full Hd. Ecco perché i lettori dvd sono destinati a scomparire e a lasciare il posto a quelli con la sigla Blu-ray. A vedersi sono dischi circolari quasi identici ai dvd, ma possono contenere una quantità dieci volte superiore di dati digitali. Si tratta di un nuovo standard, realizzato da una cordata di produttori mondiali capitanati dalla Sony, che permette di proiettare sullo schermo immagini con una nitidezza tre volte superiore a quella di un dvd e 10 volte superiore alla tv analogica e alle videocassette vhs. Con un vantaggio: gli apparecchi Blu-ray leggono anche i «vecchi» dvd. Buona notizia quindi per chi ha una videoteca nel vecchio formato.
Anche Panorama cavalca l’onda del cambiamento. Da gennaio, infatti, allegati al settimanale potranno essere acquistati titoli blockbuster nel formato Blu Ray.
La tv che arriva dal web
Ma non è solo via etere che passa la rivoluzione del televisore. C’è anche internet. Tutte le principali compagnie telefoniche fisse e mobili si sono buttate nel mondo delle trasmissioni digitali. Telecom Italia, Infostrada, Tiscali e Fastweb portano nelle case un decoder che oltre a trasmettere via cavo la tv digitale terrestre e satellitare permette di accedere a centinaia di canali tematici. Il decoder registra tutto ciò che viene messo in onda da tutti i canali. Così se si è persa una puntata di Distretto di Polizia la si può rivedere il giorno dopo. Un sistema che permette al telespettatore di farsi il palinsensto. Guardando quello che vuole all’ora che vuole. è un po’ la fine della diretta a favore della differita. Anche Tim, Vodafone Tre non sono da meno. Proponendo ai loro abbonati pacchetti con la tv digitale.
Un cambiamento culturale
La giapponese Panasonic ha appena realizzato una tv che si collega direttamente a internet. Tra un canale Rai e uno Mediaset, con il telecomando si può andare su Youtube e Google video che diventano veri e propri canali tv. Dall’America, invece, arriva un nuovo apparecchio che rivoluziona il modo di vedere la tv. Si chiama Slingbox e permette di «ritrasmettere su internet» tutto ciò che di televisivo e multimediale c’è nel salotto: digitale terrestre, Sky, Dvd e Blu-ray.
Ovunque nel mondo (anche dall’ufficio) ci si può collegare al proprio Slingbox e vedere la tv via internet. Slingbox trasmette il video anche sui cellulari, palmari e altre tv.
I fricchettoni del mensile di culto Wired hanno definito «Snack culture» questo nuovo modo di fruire la multimedialità fuori dalle mura domestiche. «Siamo nell’era della bite size entertainement» dicono i guru della rivista californiana. Intrattenimento a piccoli morsi, ossia guardare quello che si vuole, dove si vuole, nel momento che si vuole. Non più quindi solo sul divano di casa, ma ovunque nel mondo.
- Giovedì 18 Dicembre 2008


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Il 18 Dicembre 2008 alle 22:55 La rivoluzione arriva sul televisore ha scritto:
[...] Vai a vedere articolo: La rivoluzione arriva sul televisore Author: admin [...]
Il 19 Dicembre 2008 alle 0:33 Ultra HD » La rivoluzione arriva sul televisore - Oltre l'Alta Definizione ha scritto:
[...] Guarda Originale: La rivoluzione arriva sul televisore [...]
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