Archivio di Dicembre, 2008

Televisioni digitali: quando sperimentare rende

Arrivano in salotto, sulla scrivania, sul cellulare: le televisioni digitali in Italia hanno raggiunto un valore in Italia di 3,4 miliardi di euro, con un aumento nell’ultimo anno del 15 per cento rispetto al 2007. A fare la parte del leone è Sky che occupa l’87% del mercato, seguita dai canali in digitale terrestre con il 9%. Le altre piattaforme raggiungono quote minori: se i programmi su telefonino arrivano al 2% del valore economico complessivo, Iptv e webtv per ora sono limitate all’1%. Ma come si finanziano le televisioni digitali? L’86% degli introiti arriva dal modello pay: la pubblicità contribuisce con il 14%. Sono alcune rilevazioni dell’Osservatorio New Tv del Politecnico di Milano, approfondite nel Rapporto “Le tv digitali: tra crescita, speranza e cambiamento”.

Quello delle desktop tv è uno dei settori più in fermento: dal 2007 sono aumentate del 40% le “emittenti” digitali fruite attraverso il computer, ma una su cinque è scomparsa. Un tasso di ricambio che ricorda le fasi “pionieristiche” di internet dove successi e sconfitte si alternano rapidamente. In Italia sono ormai mille i canali e 500 gli operatori, ma i ricavi sono ancora ridotti. A segnare la crescita più rapida sono stati i canali lanciati dalle imprese e dalle pubbliche amministrazioni: in un anno sono incrementati dal 7% al 12%. E avanzano anche gli editori “puri” del web, dal 6% al 10%.

SPECIALE REGALI - Blogstar, la blogosfera in una scatola

blogstar

Ci sono i dadi e i segnaposto. Ci sono gli imprevisti: “Vieni lasciato/a dal tuo/a partner perché non sei abbastanza geek”. Ci sono le opportunità: “Esci dalla casella ‘bannato’ e riprendi a postare”. Anche il piano di gioco ricorda il più popolare di sempre tra i giochi da tavola, quelli veri, di carta e di cartone, alla faccia del 3.0.

Niente nomi di vie, però, sostituite da quelli di alcuni (ventidue, per l’esattezza) dei più noti “conversatori digitali” nostrani, dall’ineffabile Macchianera al celebrato Pandemia, dal misterioso Personalità Confusa alla polemica Catepol. Diversa è anche la merce di scambio: lì banconote, qui crediti-popolarità: lo scopo del gioco è conquistare la blogosfera migliorando il proprio page rank con l’acquisto, la cessione e lo scambio di blog; il giocatore che riuscirà a far salire più di tutti la propria celebrità potrà aggiudicarsi lo scettro di blogstar.

A partorire l’idea, in un fine settimana d’estate, sono stati Juliette Bellavita, blogger a sua volta, e Marco Magnocavallo, una delle menti di Blogo.it: “Crediamo sia il frutto di un’intossicazione di web mista a birre e insolazione”. E, dall’intuizione al prodotto, il passo è stato breve: “All’inizio avevamo pensato di fare solo un pdf - spiegano ancora i due autori - da mettere sul sito in modo che tutti potessero scaricarlo (cosa, peraltro, possibile da qui, ndr), poi però abbiamo provato a montare un prototipo e a quel punto non abbiamo resistito alla tentazione di fare una piccola tiratura (questo l’indirizzo a cui si può acquistare)”.

  • biker
  • Giovedì 18 Dicembre 2008

La rivoluzione arriva sul televisore

tvdigitale

Si spegne l’analogico. Parte il digitale
Il 31 ottobre scorso per la tv è stata una data storica. Quel giorno, infatti, la Sardegna ha smesso di trasmettere il segnale tv analogico (che entrava nelle case immutato dal 1954) ed è passata al digitale. è la prima tappa del cosiddetto «switch off»: lo spegnimento dei vecchi ripetitori e l’accensione di quelli che trasmettono la tv del futuro. Da quella data 640 mila famiglie sarde, per vedere le trasmissioni, hanno dovuto dotarsi di un nuovo apparecchio che nel giro di un paio d’anni entrerà in tutte le case italiane: il decoder digitale terrestre. Non serve alcuna parabola. Per ricevere il segnale digitale oltre alla scatoletta magica bastano infatti le antenne tradizionali quelle che sono già sui tetti. Lo switch off, secondo una normativa europea dovrà avvenire in tutti i paesi Ue entro il 12 dicembre 2012. Olanda e Svezia lo hanno già completato. In Gran Bretagna 9 famiglie su 10 sono digitalizzate. E in Italia? «Entro il 2010 il 70 per cento del Paese e 37 milioni di italiani passeranno al digitale terrestre» ha detto il sottosegretario alle Comunicazioni Paolo Romani. «Sono previsti incentivi (50 euro ndr) da parte del ministero per l’acquisto del decoder dedicati alle famiglie che hanno un reddito annuo inferiore ai 15 mila euro e sono in regola con il pagamento del canone».
Una rassicurazione: il decoder digitale terrestre funziona anche con le vecchie tv a tubo catodico. Anche se dà il meglio di sé con le tv piatte. Perché la qualità audio video di questa tecnologia è nettamente superiore a quella passata.
Va detto che una legge dello Stato impone (da aprile 2009) la vendita in Italia solo di tv con il sintonizzatore digitale terrestre incorporato. Chi avesse deciso di comprarne una nuova per Natale può comunque già scegliere tra una vasta gamma di tv predisposte per il digitale.

I programmi diventano interattivi
Molti si chiederanno: ma era proprio necessario questo cambiamento? La risposta è sì. La tv era rimasta l’unico apparecchio elettronico a non essere migrato ai bit. Metamorfosi toccata ai giradischi, videoregistratori e telefonini. Con il Dtt (digital terrestrian television) si possono vedere «gratuitamente» molti più programmi di un tempo perché sulla stessa frequenza viaggiano cinque canali e non solo uno. Un esempio: da due mesi in Sardegna si vedono 59 canali (29 nazionali e 30 locali), prima dello switch off erano solo 26 (10 nazionali e 16 locali). Ma la vera differenza tra la tv del passato e quella digitale sta nell’interattività. Si scelgono lingua e sottotitoli di un film semplicemente pigiando un bottone. Ma si possono anche vedere la formazione della squadra di calcio o le news del Tg quando si vuole. Le trasmissioni sono interattive: è possibile rispondere, per esempio, alle domande di Chi vuol essere milionario di Gerry Scotti.
Anche la pubblicità diventerà interattiva: basterà un clic del telecomando per acquistare il prodotto promosso in uno spot. Si potranno persino ordinare certificati ai comuni. In più, oltre ai canali gratuiti, il digitale terrestre permette la visione di programmi a pagamento. Mediaset Premium e La7 Carta più offrono canali tematici per film e telefilm oltre che partite di calcio.
è il momento di cambiare la tv
L’avvento del digitale terrestre sarà la molla che convincerà anche i nostalgici a mandare in pensione il «vecchio» cassone da 80 chili per puntare sullo schermo piatto. Il problema è scegliere quello giusto.
Facciamo un po’ di chiarezza. Un segnale video tradizionale, quello che arriva dal cavo antenna su una ormai «preistorica» tv a tubo catodico, proietta sullo schermo immagini da 720 pixel per 576, ovvero poco meno di mezzo milione di pixel in totale. Troppo pochi «puntini luminosi» per una tv piatta di nuova generazione. Il digitale terrestre si vede al meglio sulle tv contraddistinte dalla sigla «Hd Ready». Apparecchi che hanno una risoluzione complessiva di 921.600 pixel (1.280 per 720), praticamente il doppio della tv tradizionale. Poi ci sono i televisori che si fregiano del logo «Full Hd 1.080p». Questi schermi arrivano a visualizzare 2.073.000 pixel (1.920 per 1.080). Cifra cinque volte superiore al tradizionale segnale analogico della tv a tubo catodico. I televisori Full hd hanno la migliore qualità visiva, ma danno il meglio solo se ricevono un segnale in alta definizione. Cosa possibile oggi esclusivamente se si collega alla tv un decoder Sky Hd (per ora sono 7 i canali satellitari pronti per questa tecnologia) oppure se si connette allo schermo un lettore Blu-ray disc. Apparecchio che legge (oltre ai dvd) i dischi di nuova generazione. Per vedere bene la tv digitale, qualunque schermo si compri, bisogna rassegnarsi: serve un decoder del digitale terrestre o uno satellitare oppure uno a scelta di quelli degli operatori telefonici che offrono la tv via internet (Telecom Italia, Infostrada, Tiscali e Fastweb). Chi non si adegua, infatti, è condannato a vedere peggio di prima.

Il lettore dvd va in pensione
Come detto, per utilizzare al meglio una tv in alta definizione è necessario che il segnale che arriva allo schermo sia in Full Hd. Ecco perché i lettori dvd sono destinati a scomparire e a lasciare il posto a quelli con la sigla Blu-ray. A vedersi sono dischi circolari quasi identici ai dvd, ma possono contenere una quantità dieci volte superiore di dati digitali. Si tratta di un nuovo standard, realizzato da una cordata di produttori mondiali capitanati dalla Sony, che permette di proiettare sullo schermo immagini con una nitidezza tre volte superiore a quella di un dvd e 10 volte superiore alla tv analogica e alle videocassette vhs. Con un vantaggio: gli apparecchi Blu-ray leggono anche i «vecchi» dvd. Buona notizia quindi per chi ha una videoteca nel vecchio formato.
Anche Panorama cavalca l’onda del cambiamento. Da gennaio, infatti, allegati al settimanale potranno essere acquistati titoli blockbuster nel formato Blu Ray.

La tv che arriva dal web
Ma non è solo via etere che passa la rivoluzione del televisore. C’è anche internet. Tutte le principali compagnie telefoniche fisse e mobili si sono buttate nel mondo delle trasmissioni digitali. Telecom Italia, Infostrada, Tiscali e Fastweb portano nelle case un decoder che oltre a trasmettere via cavo la tv digitale terrestre e satellitare permette di accedere a centinaia di canali tematici. Il decoder registra tutto ciò che viene messo in onda da tutti i canali. Così se si è persa una puntata di Distretto di Polizia la si può rivedere il giorno dopo. Un sistema che permette al telespettatore di farsi il palinsensto. Guardando quello che vuole all’ora che vuole. è un po’ la fine della diretta a favore della differita. Anche Tim, Vodafone Tre non sono da meno. Proponendo ai loro abbonati pacchetti con la tv digitale.

Un cambiamento culturale
La giapponese Panasonic ha appena realizzato una tv che si collega direttamente a internet. Tra un canale Rai e uno Mediaset, con il telecomando si può andare su Youtube e Google video che diventano veri e propri canali tv. Dall’America, invece, arriva un nuovo apparecchio che rivoluziona il modo di vedere la tv. Si chiama Slingbox e permette di «ritrasmettere su internet» tutto ciò che di televisivo e multimediale c’è nel salotto: digitale terrestre, Sky, Dvd e Blu-ray.
Ovunque nel mondo (anche dall’ufficio) ci si può collegare al proprio Slingbox e vedere la tv via internet. Slingbox trasmette il video anche sui cellulari, palmari e altre tv.
I fricchettoni del mensile di culto Wired hanno definito «Snack culture» questo nuovo modo di fruire la multimedialità fuori dalle mura domestiche. «Siamo nell’era della bite size entertainement» dicono i guru della rivista californiana. Intrattenimento a piccoli morsi, ossia guardare quello che si vuole, dove si vuole, nel momento che si vuole. Non più quindi solo sul divano di casa, ma ovunque nel mondo.

  • zena
  • Giovedì 18 Dicembre 2008

Giocattoli sicuri, ecco il decalogo per i regali di Natale

Regali di Natale

Per le festività natalizie, come sempre, sono i giocattoli i doni più desiderati dai bambini. Talvolta, però, l’oggetto apparentemente più innocuo, se scelto con scarsa consapevolezza, può diventare una minaccia per la salute dei piccoli. I dati più recenti parlano chiaro: dalla metà di novembre 2007 al 7 gennaio 2008, al pronto soccorso dell’Ospedale pediatrico “Bambino Gesù” di Roma sono giunti 8.945 bambini, di cui il 3,9 per cento per incidenti tra le mura domestiche, in larga parte causati durante il gioco. Di questi, l’8,8 per cento è stato ricoverato perché presentava un quadro clinico di maggiore gravità: inalazione di corpo estraneo, ustioni, ferite agli arti. Si registra un leggero decremento (il 7 gennaio 2007 erano stati 9.572 i bambini contusi), ma non si deve abbassare la guardia.

Per questo motivo, il Dipartimento di emergenza e accettazione dell’ospedale romano ha redatto due decaloghi, disponibili online sul portale sanitario pediatrico, uno per “tutelare l’incolumità fisica del bambino”, l’altro per suggerire un acquisto “consapevole di doni a misura di bambino”. Ogni giocattolo deve essere contrassegnato dal marchio che ne garantisca la conformità alle norme europee. Sono, inoltre, assolutamente proibiti i giocattoli alimentati direttamente con presa elettrica. Attenzione, poi, ai materiali utilizzati; evitare i giocattoli con bordi o punte taglienti; verificare che la confezione sia con istruzioni in lingua italiana sulle modalità di montaggio e di utilizzo. Occorre, inoltre, considerare l’età di chi lo riceve; non lasciarsi condizionare da rigidi schemi maschietto-femminuccia o dal valore economico dell’oggetto, cui spesso non corrisponde il gradimento da parte del bambino; non farsi sopraffare dai suggerimenti della pubblicità e, ovviamente, condividere l’esperienza del gioco con i destinatari una volta scartati i pacchi dei doni.

Firefox, (forse) corretti gli ultimi bug del 2008

firefox2

Se Redmond piange, Mountain View non ride: mentre Microsoft sta mettendo mano con una patch imprevista alle magagne di Internet Explorer, anche Mozilla - già, Mozilla Foundation è concittadina di Google - sta distribuendo in queste ore aggiornamenti per Firefox.

Per il popolare browser Web open source, le vulnerabilità sono otto: il team di sviluppo ne definisce “critiche” tre. Nell’analisi di Secunia, i bug sono “altamente critici“, segno che c’è possibilità di esecuzione di codice arbitraria, ma nessun exploit in libera uscita.

Due dei problemi critici di Firefox aprono le porte ad attacchi basati su cross-site scripting, ovvero all’esecuzione di script e comandi fuori dall’ambito di specifiche pagine Web. Il terzo bug si riferisce al motore di rendering di Firefox, che è passibile di buffer overflow in conseguenza di codice JavaScript maligno. 

Obbligato, quindi, il salto di versione (Mozilla non distribuisce patch singole): Firefox 3 approda alla release 3.0.5 e Firefox 2 alla 2.0.0.19. Per quest’ultimo si arriva al capolinea: lo sottolinea Mozilla nelle note di rilascio, senza però fare i conti con i problemi dell’ultima ora: al momento in cui scriviamo, pare che sia pronta una patch della patch per il vetusto Firefox 2. Che, per inciso, nella sua ultima veste perde il filtro antiphishing: troppo anziano il protocollo usato per importare la blacklist fornita da Google, meglio eliminarlo e invitare all’aggiornamento a Firefox 3.

Sulle nostre città sabbia e polvere dal Sahara: è allarme per la salute

Deserto
L’inquinamento delle città, dovuto per grandissima parte alle polveri sottili, rischia di essere ulteriormente aggravato da polvere e sabbia trasportate dal vento in arrivo dalle regioni sahariane. L’allarme è stato lanciato dalla rivista Epidemiology, che ha raccolto i risultati di uno studio svedese condotto in collaborazione con un gruppo di ricercatori spagnoli.
La sabbia e la polvere proveniente dalla zona del Sahara verso il Nordafrica sarebbero trasportate dai venti sia in Europa sia in America e, a causa dell’alta concentrazione di tali polveri in zone urbane già fortemente inquinate a causa dalle emissioni dei gas di scarico e di quelle industriali, l’impatto sulla salute umana è davvero molto forte. I ricercatori parlano addirittura di cifre che si aggirano intorno a un aumento del rischio di mortalità di quasi il 9 per cento, dovuto proprio alla combinazione nefasta di più agenti inquinanti.
Questo in sintesi ciò che emerge dall’indagine svolta a Barcellona tra marzo del 2003 e dicembre del 2004 che ha valutato la mortalità quotidiana incrociandola con i dati meteorologici sui venti africani. Nei giorni di vento sahariano si è registrato un aumento di 10 µg/m3 di PM10-2,5 che ha fatto salire, a sua volta, il tasso di mortalità dell’8,4 per cento contro il normale valore di 1,4 dei giorni con condizioni di tempo diverse.

“Probabilmente fino a oggi l’effetto negativo sulla salute delle particelle organiche contenute nella sabbia del deserto è stato sottovalutato”, ha sottolineato Thomas Sandstrom del Department of Public Health and Clinical Medicine dell’Università di Umea (Svezia) che ha condotto lo studio. Andranno quindi svolte indagini più approfondite nelle regioni colpite dai venti provenienti dalle regioni sahariane in modo da capire come contenere i rischi per la salute.

Google porta i video di YouTube sulle mappe

google_video

Una piccola novità per Google Maps: alle opzioni di visualizzazione si aggiunge il video di Youtube.

L’offerta comprende ora le fotografie di Panoramio, le voci di Wikipedia e i video.
In realtà - come fa notare Webware - l’integrazione dei video era già possibile grazie ad un add-on specifico.
Oggi per attivare il livello dei video basta selezionare la voce dal menu “altro”.

Cambia il clima, collassa la civiltà

Cambia il clima, collassa la civiltà
I cambiamenti climatici potrebbero aver giocato un ruolo decisivo nel collasso delle antiche civiltà . A formulare questa ipotesi una scoperta fatta da alcuni ricercatori dell’Università di Wisconsin-Madison negli Stati Uniti nella Soreq Cave, una famosissima caverna vicino a Gerusalemme conosciuta anche come Stalactite Cave Nature Reserve.
Attraverso l’analisi di alcune stalagmiti ritrovate nella caverna, infatti, si dedurrebbe un improvviso cambiamento climatico avvenuto tra il 100 a. C e il 700 d. C. Il clima, cioè, in quei secoli si fece più secco e stranamente proprio in coincidenza con la caduta di entrambi gli imperi Romano e Bizantino. Sul probabile rapporto di causa-effetto gli scienziati stanno adesso indagando. Se l’equazione fosse confermata, la ricerca sta per essere pubblicata sul Quaternary Research Journal, si aprono adesso spiragli assai interessanti sul rapporto tra fine di una civiltà e le trasformazioni del clima.
«Con la nostra ricerca stiamo risalendo indietro anno per anno per ricostruire la storia di questa caverna nei secoli- racconta a Panorama.it  il responsabile del team di ricerca John Valley dell’Università di Wisconsin-Madison -in questo viaggio all’indietro diventa possibile riconoscere gli effetti esercitati sulla geologia del luogo dal clima secco e distinguerli da quelli tipici del clima più umido.
Il tipo di analisi cui le stalagmiti sono state sottoposte è simile a quello già usato in precedenza da altre équipe di ricercatori nell’America del Nord per verificare il livello delle precipitazioni delle piogge e il loro variare nel tempo. Ma la novità introdotta dal team di Valley è stata quella di utilizzare uno strumento sofisticatissimo chiamato Ion microprobe capace di dare molti clima più dettagli nella sua analisi. « Il nostro obiettivo - conclude il ricercatore - è quello di mettere insieme una registrazione dettagliata che risalga indietro nel tempo. Siamo arrivati fino a 185 mila anni. Proprio come fanno i calcolatori che elaborano modelli climatici ». Dal passato delle caverne insomma arrivano informazioni preziosissime per il futuro.

Ecco l’Inbox 2.0 di Yahoo!

yahoo_mail

Yahoo Mail diventa sempre più un hub attorno a cui far girare tutta l’attività sociali degli utenti. Non solo posto elettronica, quindi, ma un’interfaccia in cui aggregare una pluralità di servizi e contatti. Per l’Italia bisognerà aspettare il 2009 prima di poter vedere le novità, mentre negli Stati Uniti e in Canada l’aggiornamento è già partito.

Cnet ha pubblicato una gallery ricca di dettagli. A impressionare è soprattutto la somiglianza con la pagina iniziale di Facebook: non trovate? Solo che Yahoo! Mail sembra essere molto più aperta e personalizzabile. I primi applicativi presentati (Flixster, Wordpress, Xoopit) permettono di visualizzare risorse multimediali direttamente dentro l’interfaccia della posta. Si può inoltre differenziare la tipologia di contatti e seguire il loro “activity stream“. Oltre ad aggiungere diverse applicazioni che saranno sviluppate in futuro grazie al rilascio delle Api.

Il tutto in linea con l’Open Strategy su cui tanto ha insistito tanto Jerry Yang per consolidare gli asset tecnologici di Yahoo! e rilanciare la rincorsa a Google. A cominciare dalla mail, che si conferma la più utilizzata in assoluto nel mondo. E che ora si appresta a diventare quel famoso Inbox 2.0 di cui si parla da tempo: un servizio a metà strada tra il social network (ala Facebook appunto) e il lifestream (alla Friendfeed), ma con al centro sempre la mail.

Anche Microsoft di recente ha fatto vedere qualcosa di simile. Mentre si muove ancora con lentezza Google, che sta rilasciando diverse piccole novità su Gmail (come la possibilità di spostare i box sulla colonna di sinistra), ma senza nessuna innovazione significativa.

Ad ogni modo, la risposta della triade GYM (Google, Yahoo, Microsoft) ai social network che hanno imperversato in questi ultimi anni sta arrivando. Chissà come andrà a finire.

  • admin
  • Mercoledì 17 Dicembre 2008

I giornali stanno morendo… su Twitter

twitter

Il sapore della beffa c’è tutto: un account di Twitter dal titolo esplicito (”The media is dying“), pensato per aggregare le segnalazioni di licenziamenti, fallimenti, riduzione degli staff che in questi giorni stanno sconvolgendo il mondo dell’editoria.

Certo, niente di nuovo: ci sono decine di siti, blog e altrettanti libri che seguono da tempo il tema con attenzione e annunciano la morte dell’informazione su carta, sotto il tiro incrociato dei consumi emergenti online e del crollo della pubblicità. La beffa semmai è un’altra. E cioè che il campanello d’allarme provenga proprio da Twitter, strumento sempre più sulla cresta dell’onda, da tempo sovraccaricato di potenzialità giornalistiche (il cosiddetto microjournalism, che durante le ultime vicende di Mumbai ha dimostrato di funzionare benissimo, pur nei suoi tanti limiti).

Non è dato sapere chi siano gli autori di “The media is dying”. AFP ha provato ad indagare, ma ne ha ricavato solo qualche scarsa informazione (”lavoriamo nel settore dei media e non possiamo esporci”).

L’idea è nata per caso: durante la recente crisi un gruppo di amici ha iniziato a scambiarsi una serie mail sui licenziamenti in atto. Fino a quando qualcuno ha pensato di ridurre il sovraccarico di mail nell’inbox e aprire un più comodo account su Twitter. All’inizio il feed non era pubblico, ma poi è stato aperto a tutti. Anche grazie alla copertura del NYTimes e di Gawker, “The Media is dying” ha fatto subito parlare di sé (al momento conta oltre 5000 iscritti). Chissà quanti, fra questi, sono giornalisti che temono di perdere il posto di lavoro da un momento all’altro…

Il futuro di Facebook

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