Tra i buoni propositi per l’anno nuovo, rientra spesso quello di smettere di fumare, e un motivo in più per farlo davvero viene suggerito da uno studio pubblicato sul numero di gennaio di Pediatrics, rivista ufficiale dell’Accademia americana di pediatria. Un gruppo di ricercatori dello statunitense MassGeneral Hospital for Children di Boston, guidati da Jonathan Winickoff, professore di pediatria presso la Harvard Medical School, vi descrive infatti come la contaminazione prodotta dal fumo permanga perfino dopo che la sigaretta è stata spenta, fenomeno definito fumo di terza mano, ovvero un’evoluzione del fumo passivo finora trascurata, ma altrettanto nociva, specialmente per i neonati. Come spiega Winickoff, quando si fuma, ovunque ciò avvenga, si sprigiona un particolato tossico che impregna i capelli e i vestiti e con il quale il bambino può dunque entrare facilmente in contatto attraverso i genitori e gli altri adulti che lo circondano, oltre che con l’allattamento al seno.
Si tratta di una minaccia rappresentata da 250 tra metalli, composti chimici e gas tossici, che includono per esempio l’acido cianidrico, il monossido di carbonio, l’arsenico, il piombo, il cadmio e il polonio-210, un carcinogeno altamente radioattivo. I bambini risultano particolarmente esposti al fumo di terza mano anche perché interagiscono in vari modi (giocando, o toccandole con la bocca) con le superfici domestiche contaminate, che possono rimanere tali a lungo dopo che si è smesso di fumare. E i rischi per la salute dei piccoli aumentano, in quanto il particolato prodotto dal tabacco, anche nel caso di un’esposizione a livelli non troppo elevati, è stato associato scientificamente alla possibilità di sviluppare deficit cognitivi.
Lo studio coordinato da Winickoff è il primo ad analizzare se la consapevolezza dei danni molto concreti che può causare il fumo di terza mano convinca gli adulti a non fumare in casa. Una ricerca condotta su più di 1.500 famiglie ha riscontrato che il 65,2 per cento dei non fumatori ritengono che il fumo di terza mano faccia male ai bambini, percentuale che però scende al 43,3 tra i fumatori. Secondo i ricercatori è quindi essenziale far conoscere con ogni mezzo il problema, partendo dalle campagne di informazione e dai siti internet come quello fondato da Winickoff, per arrivare alla stessa pratica clinica.
- Martedì 6 Gennaio 2009
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