George W. Bush accoglie Barack Obama alla Casa Bianca
(Credits: AP)
Che Bush non fosse un presidente amico dell’ambiente lo si era capito all’inizio del suo primo mandato, quando, senza troppi convenevoli, ha portato gli Usa fuori dal protocollo di Kyoto. Anche negli ultimi giorni della sua presidenza il capo dell’esecutivo americano non si è smentito, firmando una serie di decreti che, a detta di molti ambientalisti, avranno ripercussioni pesanti su vari aspetti della tutela ambientale. Alcune di queste norme non sono poi state approvate, altre potrebbero essere immediatamente cancellate da Obama attraverso azioni legali o dal Congresso attraverso il Congress Review Act (che però è stato utilizzato solo una volta nella storia per bloccare una normativa clintoniana sul lavoro), altre ancora invece richiederanno alla nuova amministrazione mesi o forse anche anni di burocrazia per essere eliminate.
A parte la creazione di tre enormi aree protette nell’Oceano Pacifico (che formeranno la più grande riserva naturale del mondo), nessuna della altre normative volute all’ultimo momento da Bush ha connotati positivi per l’ambiente. E anche la creazione delle aree protette lascia a desiderare in quanto permette l’utilizzo di queste zone per usi turistici e militari. Una delle peggiori normative varate da Bush per fortuna non è stata approvata: avrebbe permesso (o addirittura incoraggiato) la costruzione di centrali termoelettriche vicino ai parchi nazionali. Altre due sono invece effettive dal 12 gennaio: la prima permette l’inquinamento dei corsi d’acqua con i rifiuti provenienti delle miniere di carbone in alta montagna (se non è possibile evitarlo) mentre la seconda permetterà alle centrali elettriche di allargarsi o modificare la propria struttura senza dover ottenere alcun permesso aggiuntivo per il maggiore inquinamento prodotto.
Altre nuove normative sono legate all’estrazione di petrolio. Dal 15 febbraio non sarà più necessario ottenere l’approvazione di un ente scientifico indipendente prima di costruire o scavare in un’area popolata da specie protette, mentre un’altra normativa, in vigore dal 17 gennaio, apre allo sviluppo dell’estrazione di petrolio dall’argilla bituminosa (un processo altamente inquinante) quasi un milione di nuovi ettari. Precedentemente, il 5 gennaio, era entrata in vigore una normativa che impediva al Congresso di utilizzare il proprio diritto di veto temporaneo alla costruzione di miniere in terreni di proprietà federale (usato di recente per impedire scavi per l’estrazione di uranio vicino al Grand Canyon).
Il 20 gennaio sono entrate in vigore due normative legate agli scarti inquinanti. La prima riqualifica circa 1,5 tonnellate di rifiuti pericolosi come “non pericolosi”, eliminando vari requisiti legati al trasporto, allo stoccaggio e allo smaltimento di sostanze tossiche e potenzialmente cancerogene. La seconda diminuisce i controlli legati all’inquinamento creato dalle fattorie di animali permettendo a chi le gestisce di decidere se e come gettare escrementi di bovini e suini nei corsi d’acqua. Un’ultima normativa proposta da Bush non andrà in vigore ma avrebbe permesso a tutti i business legati alla pesca di autoregolamentarsi, riducendo il periodo di scrutinio pubblico per le nuove regole da 45 a 14 giorni.
Cosa potrà fare Obama? Come è prassi la nuova amministrazione ha subito bloccato tutti i decreti esecutivi che non sono ancora entrati in vigore. Per le normative già attive, potrebbero volerci mesi o anche anni di azioni legali (ci sono già diverse cause in atto promosse da gruppi ambientalisti che Obama potrà supportare). Una delle priorità principali di Obama, secondo quanto dichiarato durante la campagna elettorale, sarà di ribaltare il decreto che permette di scavare per estrarre petrolio in territori abitati da specie protette. In generale, la politica energetica di Obama sarà volta soprattutto a ridurre drasticamente la dipendenza degli Usa dal petrolio straniero (venezuelano e mediorientale). Anche se questo obiettivo dipenderà in parte dal maggiore sfruttamento di fonti di energia rinnovabili e dalla riduzione dei consumi (quelli automobilistici in primis), per raggiungere lo scopo, soprattutto nei primi anni, l’amministrazione Obama non potrà esimersi dal permettere un maggiore sfruttamento del suolo per l’estrazione di combustibili fossili, con l’intenzione, però, di ottimizzarne la resa per ridurre l’impatto ambientale.
- Venerdì 23 Gennaio 2009
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