Cambiamenti climatici: alcuni danni sono irreversibili

I ghiacci della Groenlandia a rischio scioglimento rapido

L’annuncio ben poco ottimista arriva quasi in contemporanea con la svolta ecologista annunciata dal Presidente Usa Barack Obama. “La gente immagina che se smettessimo di emettere biossido di carbonio il clima tornerebbe alla normalità nell’arco di 100 o 200 anni, ma non è vero”. Così Susan Solomon, ricercatrice dell’Earth System Research Laboratory di Boulder, Colorado, puntualizza la situazione nella quale ci troviamo. La studiosa definisce come irreversibili tutti i cambiamenti destinati a rimanere per 1000 anni anche se gli umani smettessero immediatamente di scaricare emissioni in atmosfera. “I cambiamenti climatici sono lenti ma irrefrenabili”, ha spiegato Solomon, a capo del gruppo che ha effettuato lo studio pubblicato su Proceedings of the National Academy of Sciences.

Nello studio, Solomon, una delle più note ricercatrici mondiali nel campo dei cambiamenti climatici, fa notare che le temperature sono aumentate in tutto il mondo e sono stati rilevati cambiamenti nelle modalità delle precipitazioni in molte aree geografiche, come il Mediterraneo, l’Africa del Sud, e il Sud-ovest del Nord America. Il clima più caldo sta causando l’innalzamento degli oceani che aumenterà ancora con lo scioglimento dei ghiacci in Groenlandia e in Antartica. “Io non credo che gli effetti a lunghissimo termine di questi cambiamenti siano stati compresi”, conclude.

Il problema del biossido di carbonio, e il motivo per cui è considerato il principale responsabile dell’effetto serra alla base del riscaldamento globale, è che, a differenza di altri gas che concorrono al fenomeno ma si degradano rapidamente, il CO2 rimane nell’aria per centinaia di anni. La concentrazione raggiunta oggi è di 385 ppm, contro i 280 ppm dell’era pre-industriale, e quello su cui i politici discutono è la possibilità di arrestarne l’aumento. La ricerca giunge alla conclusione che se lasceremo che la concentrazione di CO2 in atmosfera raggiunga le 450-600 parti per milione, tra i risultati che dobbiamo attenderci potranno esserci persistenti diminuzioni delle precipitazioni nella stagione secca paragonabili alla grande siccità che colpì le pianure americane negli anni Trenta, nota come North American Dust Bowl, e che causò la migrazione di oltre 5 milioni di cittadini in altre zone del Paese. Questi fenomeni potrebbero avvenire in zone come l’Europa meridionale, il Nord Africa, il sud-Ovest del Nord America e l’Australia occidentale.

Fino ad ora, avverte Solomon, il riscaldamento globale è stato rallentato dall’oceano, perché l’acqua ha assorbito gran parte del calore. Ma questo meccanismo virtuoso non solo diminuisce col tempo, ma in pratica darà luogo all’effetto contrario: l’oceano manterrà più caldo il pianeta restituendo all’aria il calore accumulato. In pratica più aspetteremo a intervenire e maggiore sarà il livello di cambiamento irreversibile del clima al quale dovremo adattarci.

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Il 29 Ottobre 2009 alle 11:20 Riassunto e commento « Wake up, girls! ha scritto:

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