Archivio di Gennaio, 2009
Shenhua è il principale produttore di carbone cinese. Nella regione dello Shaanxi, ai confini con la Mongolia interna, il gruppo orientale ha costruito uno stabilimento industriale enorme che si è posto l’obiettivo di trasformare il carbone in combustibile liquido ecologicamente pulito.L’impianto dello Shaanxi è famoso in Cina non solo per essere circondato da dozzine di miniere di carbone che gli assicurano un rifornimento continuo di combustibile, ma anche per un centro di ricerche all’avanguardia impegnato da anni nello studio di una lavorazione che permetta di trasformare il carbone in combustibile liquido.Shenhua ha ottenuto l’autorizzazione da parte dello Stato per costruire un impianto nel deserto Ordos nel 2002, e dopo sette anni di ricerca e tentativi andati in fumo, il primo impianto per la fluidificazione del carbone sta per entrare in funzione, e lo stabilimento industriale di Shenhua, realizzato con un investimento di un miliardo di Euro, metterà a disposizione della Cina un milione di tonnellate di combustibili all’anno.
Prima di avviare la produzione di “carbone liquefatto”, i tecnici di Shenhua vogliono testare per una seconda volta l’impianto entro l’estate. Durante la prima prova, realizzata a fine dicembre, l’impianto è rimasto acceso ininterrottamente per trecento ore. Se anche la seconda darà risultati positivi, i manager di Shenhua hanno in mente di ampliare la struttura prima di normalizzare la produzione della stessa, in modo da poter raggiungere output di tre milioni di tonnellate di combustibili all’anno. Un quantitativo prezioso, soprattutto considerando che si tratterebbe, per il 70 per cento, di diesel “pulito”, e per il rimanente 30 per cento di gas naturale e nafta. Non solo: a sentire gli esperti, l’impianto di Shenhua, oltre a produrre combustibili verdi, è stato studiato in maniera tale da avere un impatto nullo sull’ambiente anche per quel che riguarda gli scarichi derivanti dal processo di lavorazione del carbone. Resta però un difetto: per produrre una tonnellata di combustibile è necessario utilizzarne 6,5 di acqua. Alcuni ricercatori sostengono che per la Cina potrebbe essere pericoloso sprecare così tanta acqua nella liquefazione del carbone, ma i manager di Shenhua assicurano che i liquidi degli scarichi verranno tutti recuperati e riciclati.
Nonostante i vantaggi ambientali garantiti dal carbone liquefatto, il governo cinese ha approvato l’iniziativa nella speranza di ridurre la propria dipendenza dall’acquisto di combustibili fossili, visto che, solo nel 2008, ne ha importati ben 178 milioni di tonnellate. Contemporaneamente, va riconosciuto che senza il sostegno politico difficilmente la Shenhua sarebbe stata in grado di portare avanti il progetto: trasformare il carbone il carburante liquido, infatti, continua ad essere molto più costoso della raffinazione del petrolio.
Ecco la classica applicazione che non ti aspetti, soprattutto da un innocuo lettore multimediale, seppure pieno di risorse, come l’iPod Touch di Apple. Ebbene, c’è chi ha pensato di renderlo un po’ più “aggressivo” trasformandolo in uno strumento bellico. Uno strumento che permetta ai soldati, o a chi ama sparare, di usarlo per migliorare la mira. Se non ci credete, cercate l’applicazione BulletFlight di Runaway Technology nell’App Store. Non costa neanche molto: solo 9,99 euro.
Quello che non vi ho detto, però, è che serve un componente non proprio opzionale per far funzionare la suddetta applicazione: un mitra M110 Sniper Rifle (un’arma ad alta precisione utilizzata dai cecchini, per intenderci). Se in giro per casa ne avete uno a prendere polvere, potreste usare l’iPod per il calcolo balistico della traiettoria. Lo piazzate sul fucile, e lui vi fornirà una serie di parametri, come il vento e l’inclinazione dell’arma, per allenarvi a colpire un bersaglio fino a 2.000 metri di distanza.
I farmaci per la sindrome ADHD, ovvero il disturbo da iperattività e deficit di attenzione, possono dare allucinazioni ai bambini. Alcuni hanno avuto la sensazione allucinatoria di vermi, serpenti e altri animali striscianti sul loro corpo.
A dimostrarlo uno studio direttamente effettuato dai ricercatori della Food and Drug Administration, l’organo regolatorio statunitense per i farmaci.
Diretto da Andrew Mosholder, lo studio è stato pubblicato sulla rivista Pediatrics. Secondo quanto riportato dall’agenzia Reuters online, l’FDA ha analizzato i dati di 49 studi clinici riguardanti questa categoria di farmaci effettuati dai produttori; i farmaci esaminati sono stati il Ritalin della Novartis AG, il Focalin XR,i cerotti dermici Adderall XR e Daytrana della Shire Plc, Concerta della Johnson & Johnson, Strattera della Eli Lilly e Metadate CD della CoCelltech Pharmaceuticals Inc.
”Il numero di casi di psicosi o mania nei trial clinici pediatrici era basso”, ha tranquillizzato Mosholder, ma comunque non trascurabile, ”abbiamo notato infatti la completa assenza di simili eventi nel gruppo placebo di questi studi”.
E un warning, un avvertimento dell’FDA, arriva più specificamente in merito allo Strattera, uno dei farmaci usati nella terapia dlel’ADHD, in commercio anche in Italia, che provocherebbe danni al fegato. L’ente spiega così la sua decisione di mettere in guardia i medici sui possibili effetti tossi del farmaco: “mentre nella fase di pre-commercializzazione non erano stati evidenziati segnali circa possibili danni gravi al fegato, i report successivi alla commercializzazione hanno identificato nell’atomoxetina un elemento causante malattie epatiche, anche gravi e a volte mortali”. Così l’FDA sollecita i medici a informare immediatamente le famiglie dei loro pazienti circa i rischi associati all’uso del medicinale, con preghiera “di contattare il proprio medico al primo sintomo di fatica, perdita di appetito, nausea, vomito, prurito, urine scure, ittero della pelle, gonfiori dell’area epatica o inspiegabili sintomi influenzali”.
L’ADHD è un disturbo del comportamento che interessa bimbi in età scolare, caratterizzato da iperattività, problemi di concentrazione e nel relazionarsi con gli altri; in Usa milioni di bambini prendono farmaci per l’ADHD, una situazione che spesso ha suscitato il sospetto di eccessiva medicalizzazione di quel che potrebbe essere soltanto un eccesso di vivacità del bambino più che un vero disturbo.
Ora che possono essere considerati a tutti gli effetti un medium in grado di catalizzare l’attenzione del grande pubblico, alcuni videogiochi annunciati per il prossimo anno vogliono ispirarsi direttamente alle opere della cultura artistica nel senso più classico del termine.
Prendiamo ad esempio Dante’s Inferno, videogame di Electronic Arts basato (largamente) sull’inferno descritto dal più grande poeta italiano. Naturalmente la storia sarà notevolmente alterata per renderla più idonea a un videogioco d’azione in grado di appassionare i videogiocatori delle nuove generazioni (e certamente alcuni puristi disapproveranno), eppure non c’è alcun dubbio che in questo modo una delle più grandi opere della storia (che rimane incredibilmente attuale) godrà di una nuova giovinezza: Paramount ha addirittura sborsato un milione di dollari per i diritti di realizzazione di un film ispirato al videogame.
Anche Sony ha ottenuto grandi successi ispirandosi alla mitologia greca classica con la serie God of War: attraverso il protagonista, Kratos, il giocatore può vivere in prima persona esperienze epiche in grado di rivaleggiare con le più belle avventure omeriche. Il nuovo capitolo God of War 3, in arrivo su PlayStation 3 si preannuncia spettacolare: anche se le trame sono spesso originali e reinventano i miti classici, non c’è dubbio che riescono a indirizzare l’attenzione dei più giovani verso argomenti che, in una società come quella odierna, continuamente proiettata verso il futuro e in continuo cambiamento, potrebbero invece risultare noiosi e datati.
Dall’arte alla musica: con il nuovo progetto dedicato ai Beatles, la software house Harmonix ha dichiarato che l’obiettivo è di creare un vero e proprio “oggetto d’arte” che sia in grado di trasmettere non solo la musica, ma tutto ciò che la vita, la storia e l’esperienza dei Beatles hanno significato.
Una delle novità più interessanti (in attesa di nuovi eclatanti annuncia alla varie fiere di settore), è legata agli spettacoli teatrali. I videogame sono un medium che oggi interessa anche a giganti di questo settore come Andrew Lloyd Webber, che ha creato (o ne detiene i diritti attraverso la società Really Useful Group, che egli stesso ha fondato nel 1977) capolavori indiscussi come Cats, Il Fantasma dell’Opera, Evita, Jesus Chris Superstar e tanit altri. Douglas Glen, head of digital strategy del gruppo, sta attualmente discutendo con tutti i principali publisher per determinare chi avrà la possibilità di portare questi opere delle performance arts al pubblico dei gamer.
Vettura ad aria compressa della Tata
Gli Stati Uniti girano pagina sulle politiche ambientaliste. E l’arrivo di una nuova generazione di auto verdi potrebbe avvicinarsi. Il presidente Usa Barack Obama ha introdotto un limite alle emissioni di anidride carbonica dei veicoli entro il 2011: una misura che il precedente inquilino della Casa Bianca, George W. Bush, aveva ignorato. Ma la scelta di Obama potrebbe favorire i progetti per vetture non inquinanti lanciate dalle case automobilistiche, come quelle alimentate da fonti rinnovabili. L’anno scorso l’indiana Tata ha presentato un’automobile ad aria compressa con un’autonomia di 300 chilometri. Per fare il “pieno” basta collegarla a un presa della corrente che alimenta un compressore. Annunciata per l’inizio del 2009, finora non è ancora arrivata sul mercato: alcuni prototipi sono stati ordinati da Air France.
E le vetture solari? La Toyota ha annunciato che la sua Prius sarà predisposta per ospitare pannelli solari: potrà ricaricarsi, per esempio, quando è parcheggiata. Sotto il sole della California, invece, brillano le ricerche per migliorare l’efficienza energetica: una fitta rete di multinazionali e startup lavora per produrre batterie in grado di prolungare l’autonomia. Senza dimenticare lusso e comfort: Tesla motors, finanziata dal venture capitalis Vinod Khosla, ha presentato al salone di Detroit la sua Roadster, un’auto sportiva ecologica per centomila dollari. L’idrogeno è ancora una grande frontiera che impegna le grandi case automobilistiche, ma finora non sembra pronto alla commercializzazione. Blue Zero F-cell è una concept car della Mercedes alimentata da fuel cell con un’autonomia di 400 chilometri.
Il prototipo della Tata, sviluppato con la francese MDI
Toyota Prius solare
Blue Zero Fuel cell di Mercedes
Complice forse la crisi economica globale, da tempo si sta facendo strada presso istituzioni di rilevanza internazionale, dalla Banca Mondiale all’Organizzazione mondiale della Sanità, passando per la Commissione europea, l’idea che essenziale per la lotta alla dipendenza dal fumo sia l’incremento delle tasse sulle sigarette. Colpire le tasche dei fumatori sembra molto più efficace di qualsiasi campagna di dissuasione puntata sulla dettagliata illustrazione dei danni ben noti provocati dal fumo, e a dimostrarlo è da ultimo il caso della Francia, dove le sigarette sono pesantemente tassate e il prezzo medio di un pacchetto è quasi raddoppiato nel giro di un decennio, facendo crollare le vendite al minimo storico nel 2008.
Che la stessa soluzione possa rivelarsi utile anche contro il consumo smodato di alcolici viene ora evidenziato da uno studio pubblicato dalla rivista Addiction e coordinato da Alexander Wagenaar, epidemiologo presso l’Università della Florida. Molti studi avevano finora analizzato in che modo le tasse e i prezzi influiscano sulla tendenza degli individui a bere, ma questo è il primo a trarre conclusioni generali, non limitate cioè a un singolo Paese o a una specifica legislazione, in quanto ottenute grazie a una procedura statistica definita meta-analisi. I ricercatori hanno quindi passato pazientemente in rassegna 112 studi sull’argomento, contenenti poco più di mille stime statistiche distribuite nel corso di quattro decenni, che confermano senza ombra di dubbio che le tasse e i prezzi sono in rapporto con le abitudini al consumo di alcolici, in un contesto riassunto da Wagenaar in termini lapidari: “Quando i prezzi scendono, la gente beve di più, e quando salgono beve di meno”, che si tratti di forti bevitori o di chi si concede due dita di whisky solo in particolari occasioni. Una tendenza che però, precisa lo studioso, non sempre agisce nel modo lineare e semplicistico a cui può far erroneamente pensare una simile affermazione: le politiche fiscali in materia di alcolici probabilmente producono questo risultato interagendo con tutta una serie di condizionamenti culturali e individuali legati al loro consumo, non ultimo il fatto che in tempi di crisi possano essere considerati beni più superflui di altri. Ma la matematica basta e avanza a Frank Chaloupka, economista dell’Università dell’Illinois, per sostenere in un commento allo studio che quest’ultimo dimostra in modo minuzioso che incrementare le tasse sugli alcolici serve a tutelare la salute pubblica riducendo la propensione ad alzare troppo il gomito, molto più di quanto possano fare l’inasprimento delle pene per i reati commessi sotto il loro effetto, l’informazione dei media e i programmi di educazione scolastica.
24 gennaio 1984: è la data di nascita del computer che ha dato luogo alla seconda rivoluzione dell’informatica personale.
Annunciato da un visionario spot pubblicitario di Ridley Scott, il Macintosh riuscì dove il Lisa aveva fallito: rendere semplice e accessibile l’enorme potenziale dell’information technology adottando e elaborando le idee dei laboratori PARC di Xerox.
La storia ha poi visto Apple relegata a percentuali marginali e Microsoft diffondere quelle idee, ma il primato di innovazione resta tant’è che si può affermare che, sostanzialmente, ogni PC attuale è un Macintosh.
In quel primo modello con un processore a 8MHz, soli 128K di Ram, e solamente un’unità floppy da 400K c’erano difatti già tutte le coordinate chiave dell’attuale informatica “per tutti” e in questi giorni su carta stampata, televisione nonché su Internet è un florilegio di celebrazioni. C’è chi evidenzia l’interfaccia grafica, chi la portabilità, chi l’ergonomia, chi le capacità tipografiche, e chi sottolinea l’enorme attenzione al design, per cui Apple è tutt’ora celebre.
E Apple? Purtroppo ancora una volta ha scelto di ignorare la ricorrenza. Come nel 2006, quando ricorreva il trentennale della sua prima fondazione, non ci sono iniziative speciali e nemmeno un cenno simbolico sul sito Apple.com. Del resto Jobs non è tipo da nostalgia e ora come nel 1984 lo sguardo e le energie di Apple sono probabilmente tutti rivolti avanti, verso il futuro.
Rallentare l’invecchiamento cerebrale, attuando una prevenzione efficace di patologie come il Parkinson e l’Alzheimer e contribuendo a realizzare quel sogno di rimanere giovani più a lungo che alimenta il lavoro anche di altri scienziati, sarà un giorno possibile grazie a quanto viene indicato come un “passo da gigante” compiuto in questa direzione da un gruppo di biologi canadesi e statunitensi guidato da Gilbert Bernier, ricercatore presso l’Università di Montreal. Pubblicato dal Journal of Neuroscience, il loro studio ha identificato un gene, definito Bmi1, che controlla l’invecchiamento dei neuroni, tanto quello normale quanto quello patologico, nel sistema nervoso centrale. L’identificazione è avvenuta attraverso la scoperta di una mutazione genetica che nei topi è in grado di accelerare potentemente il processo di invecchiamento nel cervello e nell’occhio. Mentre pochi studi avevano finora focalizzato la loro attenzione sui fondamentali meccanismi molecolari che entrano in azione nella degenerazione neuronale, la mutazione in questione ha rivelato che proprio il gene Bmi1 è quello necessario ai neuroni che si trovano nella retina e nella corteccia cerebrale per impedire l’attivazione del meccanismo di accumulazione dei famigerati radicali liberi, le molecole coinvolte nell’invecchiamento. Come spiega Bernier, l’Alzheimer colpisce circa il 30 per cento degli anziani oltre gli 80 anni, cioè una parte molto numerosa della popolazione, ma nessuno sa perché gli anni che passano siano il fattore primario per lo sviluppo della patologia. Per contrastarlo, si tratterà dunque di trovare il modo per incrementare l’attività del gene isolato grazie a questo nuovo studio, in quanto la sua principale caratteristica è proprio quella di agire come un regolatore diretto dell’invecchiamento neuronale nei mammiferi.
Il lancio del satellite Ibuki
Il Giappone ha lanciato il primo satellite al mondo che studierà nello spazio i gas responsabili dell’effetto serra. “Ibuki“, questo il nome del vettore che in italiano significa respiro, è costato 159 milioni di dollari e aiuterà gli scienziati a calcolare la densità del diossido di carbonio e del metano derivanti da quasi la metà della superficie terrestre. Costruito dalla Mitsubishi Heavy Industries, nero e arancione, è decollato oggi dal centro spaziale di Tanegashima, una piccola isola del sud dell’arcipelago.
Il satellite orbiterà sulla terra a un’altezza di 666 chilometri, da dove, con due sensori, registrerà dati ogni tre giorni per cinque anni, in un totale di 56 mila punti del globo inclusa l’atmosfera sopra i mari nei paesi in via di sviluppo dove mancano punti di osservazione nonostante il crescente volume di emissioni. Basti pensare alla Cina, che ha poche centrali di rilevazione delle emissioni serra, e tra l’altro di dubbia utilità, ma anche al Brasile, e pure alla deforestazione delle aree tropicali africane che producono moltissimo inquinamento senza che nessuno ne sia messo al corrente.
Dalla Jaxa, l’agenzia spaziale giapponese, informano che la sua funzione è anche quella di capire il movimento nell’atmosfera di questi gas, un punto su cui gli scienziati di tutto il mondo dibattono da qualche anno, ma su cui ancora non si è trovato un accordo. Degli altri sette satelliti inviati nello spazio insieme all’Ibuki, sei sono stati progettati da privati o da centri universitari, mentre il settimo è un congegno sperimentale fabbricato dall’agenzia aerospaziale per studiare nuove funzioni di comunicazione.
Aumenta il tempo speso on line dagli utenti e il 20% di questo è dedicato allo scambio di messaggi in tempo reale e ai social network. Lungi dal voler cannibalizzarsi l’uno con l’altro, i due sistemi di comunicazione appaiono sempre più complementari, due facce della stessa medaglia, ovvero il desiderio di comunicare e di stare on line con gli amici tipico del Web 2.0.
E’ ancora la messaggistica istantanea l’attività più diffusa sia per penetrazione tra gli utenti Internet sia per tempo speso on line e questo nonostante la crescita vertiginosa in Italia dei social network negli ultimi sei mesi.
Lo testimoniano gli ultimi dati resi disponibili dalla ricerca condotta da Microsoft e Nextplora sulle “Nuove frontiere dell’instant messaging tra mobilità e Social Netowrking”:
il 72% della popolazione attiva su Internet usa un programma di IM almeno una volta al mese, mentre si dichiara iscritto a un social network il 53% dei navigatori. Anche la frequenza di utilizzo premia i sistemi di messaggistica con l’ 88% dei ragazzi tra i 16 i e 24 anni che accede a un programma tutti i giorni e una media di uso giornaliero pari al 43% considerando anche le fasce di età più avanzate. Nei social network la media di utilizzo quotidiano è del 37% , fatta eccezione naturalmente per Facebook che in termini di tempo speso on line (53 minuti al giorno) supera tutti gli altri network ed è secondo solo alla messaggistica istantanea (57 minuti).
In generale il profilo di utenza dei due servizi è complementare: il 68% degli utenti di un software di messaggistica è iscritto ad almeno un social network, quello che li differenzia è la finalità d’uso: nei sistemi di messaggistica prevale l’esigenza di stare in contatto con amici e persone con cui si ha una frequentazione quotidiana o rapporti di lavoro (il 36% usa IM a anche per parlare di lavoro), nei social network predomina la ricerca di vecchi contatti (gli ex- compagni di scuola) o persone con cui non si ha una frequentazione assidua.
Naturalmente è Microsoft a dominare il mercato della messaggistica con il suo Windows Live Messenger che conta ormai 13,8 milioni di utilizzatori (Nielsen Online ottobre 2008), pari all’85% del market share. I numeri di utilizzo del servizio sono impressionanti: ogni giorno su Messenger vengono scambiati 455 milioni di messaggi e tra le 20 e le 21 di sera c’è il picco di ben 61 milioni di messaggi. Ben 4 milioni di persone si collegano quotidianamente a Live Messenger e per molti ragazzi la messaggistica istantanea è diventata il sostituto del telefono o dell’ Sms, anche se l’uso dell’IM da telefono cellulare è ancora limitato a causa degli elevati costi di connessione Internet. Infatti solo il 5% degli utenti Internet, pari a 3 milioni si collega da telefono mobile all’IM, ma più della metà lo farebbe se costasse meno.
L’ultimo dato riguarda un’esigenza comune espressa dagli utenti intervistati: il 68% vorrebbe una maggior semplificazione: far convergere in un unico punto di accesso tutti i sistemi di comunicazione e social network a cui si è iscritti.