Nel 1967 si tenne a Rhode Island, negli Stati Uniti, un simposio dal titolo che a qualcuno sembrò ambizioso: “Farmaci dal mare”. L’idea di sondare i fondali per creare una farmacopea moderna era lungimirante, ma quanto realizzabile? Quella che aveva il sapore di un’esaltante promessa è divenuta realtà. Dopo anni di ricerche la pesca di nuove molecole tra spugne, coralli, conidi, ascidie, gorgonie e tunicati nelle profondità marine sta dando i suoi frutti. A tagliare il traguardo è ora la trabectedina (nota con la sigla Et-743), antitumorale isolato nelle acque dei Caraibi da un tunicato, l’Ecteinascidia turbinata. Il farmaco è risultato efficace nei sarcomi dei tessuti molli, specie nel sottogruppo dei liposarcomi mixoidi: 300 nuovi casi l’anno sui poco più di 2 mila sarcomi dei tessuti molli. L’Emea, agenzia europea per i medicinali, l’ha approvato nel settembre 2008 e sarà commercializzato in Italia da marzo. “La storia di questo farmaco per me iniziò nel 1994. Fui invitato a Madrid alla Pharma Mar, biotech spagnola che estrae e isola composti di origine marina. Lì conobbi Kenneth Rinehart, l’americano che ha identificato la struttura chimica della trabectedina, e l’oncologo José Jimeno, interessato al potenziale sviluppo clinico di prodotti marini” racconta Maurizio D’Incalci, capo del dipartimento di oncologia all’Istituto Mario Negri, che ha studiato l’attività antitumorale e il meccanismo d’azione di questo composto, anche con il sostegno dell’Airc. “Sono in corso studi con questa molecola che si sta dimostrando efficace anche nei tumori dell’ovaio”. Come funziona la trabectedina (nome commerciale Yondelis)? Si lega al dna delle cellule tumorali, impedendone la riparazione e modulando l’espressione di geni rilevanti per il cancro, che regolano crescita, differenziamento e morte delle cellule tumorali. “Nei liposarcomi mixoidi stiamo capendo che il farmaco, che mostra ottima tollerabilità, ha un meccanismo d’azione particolare, anche rispetto agli altri sarcomi” dice Paolo Casali, oncologo all’Istituto dei tumori di Milano. “La trabectedina è ora usata come terapia di seconda linea in fase avanzata. E uno studio in corso la sta valutando anche in prima linea e in certi casi di malattia localizzata “. Aggiunge D’Incalci: “Siamo riusciti a ridurre molto la tossicità del farmaco su fegato e midollo osseo grazie a un pretrattamento con antiinfiammatori”. In sperimentazione clinica e preclinica ci sono altre molecole antitumorali estratte dal mare, almeno sette. “Il problema maggiore è produrre per sintesi il principio attivo, per disporne in quantità che rendano possibile la ricerca in vitro e in vivo” scrive su Nature Reviews, Drug Discovery Tadeusz Molinski, biochimico dell’Università della California. “È stato così per l’Ecteinascidia turbinata. Prima che la Pharma Mar sviluppasse per sintesi l’ecteinascidina, l’Et-743, il tunicato era coltivato lungo le coste europee in acquacoltura”.
- Lunedì 2 Febbraio 2009
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Il 12 Aprile 2010 alle 19:15 Notizie dai blog su Frutta e verdura contro i tumori, un altro falso mito? ha scritto:
[...] Contro i tumori terapie dal mare Nel 1967 si tenne a Rhode Island, negli Stati Uniti, un simposio dal titolo che a qualcuno sembrò ambizioso: “Farmaci dal mare”. L’idea di sondare i fondali per creare una farmacopea moderna era lungimirante, ma quanto realizzabile? Quella che aveva il sapore di un’esaltante promessa è divenuta realtà. blog: canale hitech e scienza | leggi l’articolo [...]
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