Condivisione dello status, è guerra tra Facebook e Twitter?

Marc Zuckerberg, 24 anni, fondatore di Facebook

Il fatto - Facebook ha annunciato che metterà a disposizione dei programmatori nuove API (Application Programming Interfaces). Uno strumento in più per i servizi terzi che vogliono accedere o rilanciare gli aggiornamenti di status, note, link e video condivisi sul social-network.
Ecco un esempio riportato da Facebook: un sito di travel online potrebbe estendere l’upload di foto e video di un viaggio recente anche a Facebook. Si pensi alle tante community (come TripAdvisor) che invitano a condividere simili risorse. Integrando le nuove Api di Facebook questi servizi potrebbero permettere agli utenti di condividerle direttamete dal proprio sito, senza doverle caricare nuovamente su Facebook e viceversa.

Le reazioni (a caldo) - Le prime reazioni all’annuncio sono state al solito esagerate, all’insegna della contrapposizione con gli altri strumenti di microblogging: Facebook decide di uccidere Twitter è stata l’interpretazione che ha preso subito piede.

Considerazioni (a freddo): Non c’è dubbio che la mossa di Facebook vada sempre più in direzione della creazione di un unico grande servizio in grado di includere funzionalità del blogging (note), del microblogging (status) e del lifestreaming (condivisione di risorse come link e video). In realtà, già con l’apertura del News Feed questa ambizione era diventata chiara. Tutto ciò, però, non ha avuto come conseguenza la chiusura dei blog o la diminuzione degli utenti su Friendfeed e Twitter. Come spiega Venture Beat, sta avvenendo l’esatto opposto: “invece di morire, tutti questi servizi stanno attirando traffico ed utenti”. Anche perché, sottolinea Techcrunch, Twitter e Facebook (ma anche Friedfeed) si reggono su diversi modelli di partecipazione: su Facebook le relazioni sono bidirezionali, mentre su Friendfeed e Twitter non c’è reciprocità (si può seguire un utente, ma non essere seguito). Altra differenza: gli status update di Twitter sono pubblici, così come le conversazioni che generano. Lo stesso non vale su Facebook, dove si tende a rispondere alla domanda “Cosa stai facendo ora?” in maniera più letterale e “intima” rispetto a Twitter.

E quindi? - Dalla contaminazione tra questi diversi servizi (già ora, ad esempio, si può ripubblicare lo status di Facebook su Friendfeed e così renderlo commentabile da sconosciuti), sicuramente nasceranno nuovi modi di condividere il proprio lifestream digitale, diversificati a seconda delle community di riferimento e della funzione del messaggio. In fondo, un po’ di sana diversità non può che far bene ad allargare i confini delle proprie relazioni, evitando magari di chiuderle all’interno di giardini murati.

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