Farmaci globalizzati, conoscerne l’origine per salvare l’ambiente

Medicinali che inquinano

Contro l’inquinamento da farmaci non basta la buona volontà del singolo consumatore che eviti di disperdere nell’ambiente quelli inutilizzati o scaduti. Il problema, come dimostra uno studio pubblicato dalla rivista Regulatory Toxicology and Pharmacology, è di portata ben più vasta. Uno degli autori, Joakim Larsson, docente dell’Istituto di neuroscienze e fisiologia della svedese Università di Göteborg, ha infatti visitato la zona industriale nei pressi di Hyderabad, in India, dove il suo gruppo di ricerca ha raccolto campioni dell’acqua scaricata da un impianto per il trattamento delle acque reflue provenienti da circa 90 aziende farmaceutiche dell’area. Scoprendo che l’impianto in questione rilascia 45 kg al giorno di ciprofloxacina, una quantità corrispondente al quintuplo del consumo quotidiano di questo antibiotico nell’intera Svezia. Con danni che non sono certo limitati a quelli ambientali, in quanto si crea in tal modo il rischio che simili antibiotici possano prima o poi diventare inefficaci contro batteri diventati nel frattempo sempre più resistenti al contatto con la sostanza che dovrebbe combatterli. Benché si ritenga che la Svezia abbia una delle legislazioni più intransigenti al mondo in materia di tutela dell’ambiente, Larsson sottolinea che, come altri Paesi occidentali, essa condivide la responsabilità per i problemi ambientali provocati altrove dal consumo nazionale di farmaci. Molte delle sostanze contenute nei medicinali di uso più comune vengono infatti realizzate in India e in Cina, ma al momento è letteralmente impossibile per chi li acquista sapere dove sia in realtà prodotto il loro principio attivo. L’unica soluzione al problema prospettata da Larsson è dunque quella che sia resa trasparente la catena produttiva dei farmaci, perché se ai consumatori fosse data qualche possibilità di scegliere quelli che sono stati prodotti secondo modalità rispettose dell’ambiente, potrebbe derivarne una concreta esortazione alle aziende farmaceutiche ad attribuire ovunque a queste ultime un’importanza non inferiore a quella dei loro profitti.

Commenti

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Il 13 Febbraio 2009 alle 14:34 Isola5.eu ha scritto:

Farmaci+globalizzati%2C+conoscerne+l%5C%27origine+per+salvare+l%5C%27ambiente…

Contro+l%92inquinamento+da+farmaci+non+basta+la+buona+volont%E0+del+singolo+consumatore+che+eviti+di+disperdere+nell%92ambiente+quelli+inutilizzati+o+scaduti.+Il+problema%2C+come+dimostra+uno+studio+pubblicato+dalla+rivista+Regulatory+Toxicology+and+Ph…

Il 26 Febbraio 2009 alle 19:39 Depurare con gli ultrasuoni le acque contaminate dai farmaci » Panorama.it - Hitech e Scienza ha scritto:

[...] Un nuovo metodo per contrastare il grave problema dell’inquinamento da farmaci, illustrato da un articolo pubblicato su Water Research, è stato messo a punto da un gruppo internazionale di chimici, appartenenti a centri di ricerca distribuiti tra Francia, Svizzera, Spagna e Colombia. Il sistema potrà trovare la sua applicazione primaria in impianti di depurazione delle acque, nelle quali i residui dei prodotti farmaceutici finiscono con facilità e in grandi quantità, provenienti dai singoli consumatori, dagli ospedali e dalle stesse aziende che li realizzano. Il meccanismo di depurazione, che è stato testato su campioni d’acqua contaminata con l’ibuprofen, un noto farmaco antidolorifico e anti-infiammatorio, prevede l’impiego di un generatore di ultrasuoni collocato sul fondo del contenitore in cui avviene il processo. Questo apparecchio è necessario a trasformare l’energia elettrica in energia meccanica, dando origine a una reazione chimica definita sonolisi che, dissociando l’acqua in radicali altamente ossidanti, come quello idrossilico, degrada l’ibuprofen in composti a minor peso molecolare. Come spiega Fabiola Méndez-Arriaga, ricercatrice dell’università di Barcellona, il processo, che libera anidride carbonica e produce bollicine microscopiche contenenti grandi quantità di energia, fa sì che con un’irradiazione di due ore il farmaco sia completamente eliminato e trasformato in sostanze biodegradabili, successivamente trattabili in un impianto di depurazione convenzionale. Poiché con farmaci diversi dall’ibuprofen la procedura potrebbe generare sostanze più tossiche di quella da neutralizzare, è stata utilmente studiata l’applicazione di altre tecniche di ossidazione avanzata, come la fotocatalisi eterogenea, una reazione nella quale un semiconduttore come il biossido di titanio assorbe la luce ultravioletta per degradare gli inquinanti organici in anidride carbonica, acqua e acidi minerali, che non sono tossici per l’ambiente. [...]

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