Francia: ore decisive per la battaglia contro il mais OGM

campi di mais

La vendetta, si sa, è un piatto che va consumato freddo. La multinazionale americana Monsanto, nota nel settore agricolo per la produzione di semi transgenici e contro la quale da anni combattono gli ambientalisti, ha aspettato un anno prima di consumare la sua nei confronti del governo francese, ma con la complicità dell’Unione Europea e delle frange ‘galliche’ più refrattarie all’ecologia, sembra ormai tutto pronto per lanciare una controffensiva che rischia di mandare al tappeto il fronte anti-ogm. Oggi a Bruxelles è prevista una riunione tecnica in cui i rappresentanti dei 27 paesi Ue sono chiamati a pronunciarsi sulla decisione presa nel gennaio 2008 dal governo di Nicolas Sarkozy di sospendere la coltivazione su territorio francese del mais transgenico MON 810, il fiore all’occhiello della Monsanto.Tutto inizia nell’ottobre 2007, quando in Francia governo, imprese, enti locali, sindacati e società civile si riuniscono per mettere a confronto idee, proposte e misure in quella che venne definita un’iniziativa senza precedenti nella storia “ecologica” francese. Tre mesi dopo gli Stati Generali dell’Ambiente (“Grenelle de l’environnement”), Nicolas Sarkozy decide sulla base delle conclusioni raggiunte da un comitato scientifico francese di sospendere la coltivazione degli Ogm sul territorio nazionale applicando la cosiddetta “clausola di salvaguardia”, una direttiva attivata dalla Commissione europea nel 2001 e che consente a un paese membro dell’Ue di sospendere sine die la coltivazione di una pianta geneticamente modificata, il tempo necessario per comprovarne o meno la nocività.

Lo scontro frontale tra Monsanto e la Francia si gioca su due fronti: Parigi e Bruxelles. In entrambi le capitali, la multinazionale americana dispiega tutta la sua potenza di fuoco con attività di lobbying sfrenate. Il primo round tuttavia va a favore del governo francese, e in particolare del suo ministro dell’ecologia, Jean-François Borloo, quanto meno perplesso sui meriti vantati dai pro-ogm. Il 21 agosto 2008, Yvon Le Maho, membro della prestigiosa Accademia delle Scienze di Parigi, avvalora le conclusioni raggiunte nel gennaio precedente dal Comitato scientifico sugli ogm. In contrasto con le affermazioni della Monsanto, secondo la quale “un numero importante di pubblicazioni scientifiche confermano l’innocuità di MON 810”, Le Maho sostiene che “i dati scientifici che abbiamo a disposizione non ci consentono di avvalorare tale affermazione”. Ma Monsanto non si scompone e sposta il fronte della battaglia a Bruxelles. O meglio a Parma, dove ha sede l’Agenzia europea per la sicurezza alimentare. La scelta si rivela azzeccata. Il 31 ottobre 2008, l’EFSA stima che “nessuna prova scientifica, in termini di rischi per la salute umana o animale o per l’ambiente, è mai stata fornita per giustificare l’invocazione della clausola di salvaguardia”. La Commissione europea coglie la palla al balzo e il 21 gennaio 2009 raccomanda il ritiro della clausola.

La battaglia attorno al MON 810 raggiunge il suo picco dopo un rapporto pubblicato il 12 febbraio scorso dall’Agenzia francese di sicurezza sanitaria degli alimenti. Contro ogni pronostico, l’Afssa sostiene che il MON 810 non presenta nessun pericolo per la popolazione. All’Eliseo è il panico, ma il governo tiene duro. Uno dopo l’altro, il premier Fillon e il suo ministro dell’ecologia Borloo confermano “la clausola di salvaguardia”. Addirittura Borloo punta il dito contro la procedura di valutazione sugli Ogm dell’Agenzia europea. Nell’attesa dell’entrata in vigore delle nuove regole nel 2010, oggi la partita si gioca tutta a Bruxelles. Nel pomeriggio, i rappresentanti dei 27 paesi Ue devono pronunciarsi sulla posizione francese. “E’ una riunione tecnica” sottolinea Le Monde, in cui “è probabile che non spunti una maggioranza qualificata in grado di pronunciarsi per o contro la Commissione”. In tal caso, a tranciare sarà il Consiglio dei ministri dell’Agricoltura. Parigi può contare su solidi alleati (Ungheria, Austria, Portogallo, Grecia, Polonia o Lussembrugo), ma per sconfiggere i pro-Ogm dichiarati (Regno Unito, Svezia, Finlandia, Spagna fra tutti), dovrà imperativamente convincere i paesi indecisi, tra cui l’Italia.

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Il 17 Febbraio 2009 alle 16:16 Mais Ogm, la Francia conserva la clausola di salvaguardia » Panorama.it - Hitech e Scienza ha scritto:

[...] Fallisce il tentativo della Commissione europea di costringere la Francia a riprendere la coltivazione del MON 810, il mais transgenico prodotto dalla multinazionale americana Monsanto. Durante la riunione del Comitato permanente sulla catena alimentare e la salute animale che si è tenuta ieri a Bruxelles, solo 9 rappresentanti sui 27 paesi membri Ue hanno appoggiato la richiesta formulata il 21 gennaio scorso dalla Commissione Barroso al governo francese di ritirare la “clausola di salvaguardia” sul MON 810. Dopo le raccomandazioni di un comitato scientifico ad hoc istituito dal governo francese, il presidente Nicolas Sarkozy aveva deciso nel gennaio 2008 di sospendere la coltivazione degli Ogm sul territorio nazionale applicando la cosiddetta “clausola di salvaguardia”, una direttiva attivata dalla Commissione europea nel 2001 e che consente a un paese membro dell’Ue di sospendere sine die la coltivazione di una pianta geneticamente modificata, il tempo necessario per comprovarne o meno la nocività. [...]

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