Arance, kiwi, cavoli: tutti ottimi veicoli di vitamina C, quella di cui la mamma ci ha sempre cantato le lodi, come lenitivo universale per i malanni dell’inverno. E se avessimo passato anni a imbottirci della vitamina sbagliata? Tutte quelle spremute e quei piatti di broccoli sono davvero stati ingurgitati invano?
Incoraggia a porsi la domanda il risultato di uno studio su larga scala appena pubblicato sulla rivista Archives of internal medicine, che sembrerebbe spostare l’attenzione sul ruolo di potenziale aiuto al sistema immunitario rappresentato dalla vitamina D, la cui carenza potrebbe aumentare il rischio di contrarre raffreddore e influenza. Gli studiosi della scuola di medicina dell’Università del Colorado a Denver, del Massachusetts General Hospital e del Children’s Hospital di Boston, guidati da Adit Ginde, assistente alla cattedra di chirurgia a Denver, hanno esaminato i dati del terzo screening nazionale sulla salute e la nutrizione dei cittadini, a cura del National Center for Health Statistics. Il gruppo di ricerca ha analizzato i livelli di 25-idrossivitamina D nel sangue, il migliore indicatore della presenza di vitamina D, in circa 19.000 persone, tra adulti e adolescenti, selezionati a formare un campione rappresentativo della popolazione generale degli Stati Uniti.
Cosa hanno scoperto? Che le persone con i livelli più bassi di vitamina D nel sangue (meno di 10 nanogrammi per millilitro) avevano il 40% di possibilità in più di aver avuto recenti infezioni respiratorie rispetto a coloro che presentavano livelli di vitamina D pari o superiori a 30 nanogrammi per millilitro di sangue. Questa associazione è stata riscontrata in tutte le stagioni ed è risultata ancora più forte nelle persone con una storia di asma o di broncopatia cronica ostruttiva, incluso l’enfisema.
Allora largo all’olio di fegato di merluzzo, uova, latte e agli altri (pochi) alimenti che sono fonte di vitamina D? Una corretta assunzione di questa vitamina attraverso il cibo è sicuramente da consigliare. E’ noto il ruolo della vitamina D nel fissare il calcio nelle ossa. Anche l’esposizione alla luce aiuta il corpo a produrre più vitamina D, contribuendo a questo processo. Quanto all’opportunità di una supplementazione in funzione preventiva delle infezioni del tratto respiratorio, i ricercatori sono i primi a frenare. “Servono studi clinici”, avvertono, “per confermare il ruolo protettivo della vitamina D che sembra emergere dal nostro studio”. E Adit Ginde fa sapere che sono in preparazione studi clinici mirati a verificare proprio questo effetto di potenziamento del sistema immunitario in persone con asma e broncopatie croniche ostruttive, così come in bambini e anziani, tutti gruppi considerati a più alto rischio.
- Martedì 24 Febbraio 2009
Fotofocus: l‘amore per la fotografia diventa un‘esperienza imperdibile


Tutto sul nuovissimo iPad 3
SCOTT-AMUNDSEN, UNA SFIDA D’ALTRI TEMPI
LE RISPOSTE DELLA PSICOLOGIA POSITIVA
STORIE DI ANIMALI
Fotocamere digitali: le nostre prove








Obesi: siamo sempre di più
Videogiochi: le news!

Animali: le foto più belle
Scienza: le buone notizie del 2011
Le foto più belle ogni settimana
Un anno di... Smartphone, videogiochi, social network...
Addio a Steve Jobs, lo speciale di Panorama.it
IL MEGLIO DEL 2011





Commenti
Puoi lasciare un commento, oppure fare trackback dal tuo sito.
Il 14 Aprile 2009 alle 0:58 me.angela.1984 ha scritto:
Io so che per influenza e’ meglio prendere la vitamina C e E, ma vedo che ce pure la vitamina D. Meglio sapere, no?
———
http://www.renovar.it
Il 28 Febbraio 2011 alle 14:33 Allergie tra falsi miti, smog e vitamina D | Portale delle scienze ha scritto:
[...] quando il sistema immunitario risponde a un allergene. Bambini e adolescenti con bassi livelli di vitamina D (meno di 15 nanogrammi per millilitro di sangue) si sono rivelati più spesso sensibili a 11 dei 17 [...]
Devi aver fatto log-in per inserire un commento.