Smettere di fumare e, forse, seguire questa scia per fare propri altri comportamenti salutisti, costa molto meno di quello che generalmente si ritiene. La fatica che di solito comporta la repressione di abitudini nocive per la salute, sembra diventare molto più tollerabile se c’è qualcuno che la allevia con il denaro. Cresce infatti il numero di indizi che dimostrano come alla fine sia sempre il portafoglio a trionfare sulle campagne informative e sulle generiche esortazioni a tutelare il benessere personale e altrui stando alla larga dalle sostanze in grado di pregiudicarlo gravemente. Questa volta lo sostengono i risultati, pubblicati dal New England Journal of Medicine, di un progetto di ricerca coordinato da Kevin Volpp, docente di medicina presso l’Università della Pennsylvania. Al centro dello studio, che prese il via nel 2005, sono stati posti 878 dipendenti distribuiti in 85 sedi della statunitense General Electric. Di questi, 436 hanno ottenuto incentivi finanziari per smettere di fumare, mentre 442 hanno dovuto accontentarsi di ricevere informazioni sui programmi di supporto disponibili, anche all’interno dell’azienda, per giungere al medesimo obiettivo. Risultato: i dipendenti che avevano intascato il non esorbitante extra di 750 dollari, hanno smesso di fumare per almeno sei mesi, e il 15 per cento di loro è riuscito a raggiungere un anno di astinenza dal fumo. In soldoni, è proprio il caso di dire, le probabilità che i fumatori abbandonino le sigarette risultano di fatto triplicate se a convincerli è il denaro, invece di un esclusivo supporto medico con contorno di prediche arcinote sui danni del fumo. L’esito dell’esperimento è apparso talmente convincente alla General Electric che nel 2010 l’azienda lo estenderà a tutti i dipendenti statunitensi, contando così di risparmiare almeno una parte dei 50 milioni di dollari che ogni anno se ne vanno per rimediare ai problemi causati dai lavoratori che fumano. Le previsioni sono quelle di recuperare nell’arco di tre o al massimo cinque anni i costi del programma di incentivi antifumo, grazie alle minori assenze per malattie causate anche dal fumo e quindi all’incremento della produttività. Ma negli Stati Uniti c’è anche chi, come Norman Edelman, la massima autorità medica all’interno dell’American Lung Association, pur non contestando la validità dello studio coordinato da Kevin Volpp, sostiene che pagare la gente per convincerla ad acquisire abitudini salutari rappresenta qualcosa di discutibile.
- Venerdì 27 Febbraio 2009
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Commenti
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Il 14 Aprile 2009 alle 0:39 me.angela.1984 ha scritto:
Anche se la gente viene pagato, penso che chi fuma, non smetterà mai di fumare.
——-
http://www.renovar.it
Il 16 Luglio 2010 alle 10:01 Notizie dai blog su Smettere di fumare con una... tisana! ha scritto:
[...] Pagati per smettere di fumare: l’esempio della General Electric Ultima sigaretta? Smettere di fumare e, forse, seguire questa scia per fare propri altri comportamenti salutisti, costa molto meno di quello che generalmente si ritiene. La fatica che di solito comporta la repressione di abitudini nocive per la salute, sembra diventare molto più tollerabile se c’è qualcuno che la allevia con il denaro. blog: Hitech e Scienza | leggi l’articolo [...]
Il 16 Luglio 2010 alle 17:31 Notizie dai blog su Ecomagination Challenge. Alla ricerca di eco-idee con General Electric ha scritto:
[...] Pagati per smettere di fumare: l’esempio della General Electric Ultima sigaretta? Smettere di fumare e, forse, seguire questa scia per fare propri altri comportamenti salutisti, costa molto meno di quello che generalmente si ritiene. La fatica che di solito comporta la repressione di abitudini nocive per la salute, sembra diventare molto più tollerabile se c’è qualcuno che la allevia con il denaro. blog: Hitech e Scienza | leggi l’articolo [...]
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