L’analisi del Dna svela i misteri dei Romanov e dell’autore di Radici

Dna
La prova definitiva che della famiglia dell’ultimo zar, Nicola II, nessuno sopravvisse alla Rivoluzione d’ottobre, giunge da uno studio pubblicato dalla rivista dell’Accademia delle scienze statunitense e condotto presso la University of Massachusetts Medical School, in collaborazione con due istituzioni scientifiche russe, la locale Accademia delle scienze e il Centro di ricerca per la salute mentale dell’Accademia di scienze mediche. Un gruppo di ricercatori coordinato da Evgeny Rogaev, professore di psichiatria dell’università statunitense e di genetica presso le due istituzioni russe, ha effettuato l’analisi genomica di alcuni frammenti ossei trovati sugli Urali nel luglio del 2007, confrontandoli con i resti dello zar, della zarina Alessandra e di tre dei loro cinque figli, rinvenuti nel 1991 non lontano dal luogo dell’ultimo ritrovamento. Gli studiosi sono stati in grado di determinare le sequenze complete di Dna mitocondriale dei resti di più recente scoperta, ereditate per linea materna, e hanno stabilito il sesso degli individui ai quali sono appartenuti recuperando i profili del Dna nucleare, compreso quello ereditato esclusivamente per linea paterna. In tal modo è stata raggiunta la conclusione che si tratta senza ombra di dubbio di resti di figli dell’ultimo zar, il tredicenne Alexei e una delle sue sorelle più grandi: i cinque figli, quattro femmine e un maschio, seguirono dunque la sorte dei genitori, nessuno si salvò dalla furia bolscevica e dalle esecuzioni del 1918. Ora i resti potranno ricevere un’adeguata sepoltura, grazie al fatto che a questo scopo i ricercatori hanno utilizzato per lo studio la minor quantità possibile dei frammenti ossei.

E l’analisi del Dna promette sempre nuove e sorprendenti rivelazioni storiche, anche relative ad anni più recenti, come nel caso dello scrittore statunitense Alex Haley, che si guadagnò la notorietà internazionale negli anni Settanta con il romanzo Radici, al centro del quale era la figura di un suo antenato, il nero Kunta Kinte, catturato in Gambia e portato in America come schiavo nel 1767. Le radici di Haley, scomparso nel 1992, erano in realtà anche scozzesi. Lo dimostra un campione di Dna del nipote, Chris Haley, che combacia con quello della sua lontana cugina June Baff-Black, bianca, la quale vive nel Galles e vanta per l’appunto origini scozzesi risalenti al XVII secolo.

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