Prove di missione su Marte e lampi gamma colti sul nascere

Un panorama marziano

L’equipaggio della Stazione spaziale internazionale è stato evacuato, sia pure per pochi minuti, in una navicella esterna per il rischio di impatto con un detrito, che ha fortunatamente schivato la stazione poco prima delle 18, ora italiana, di giovedì 12 marzo. I tre membri dell’equipaggio della Expedition 18 sono rimasti pochi minuti all’interno del Soyuz per poi rientrare nella Stazione spaziale a pericolo scampato.

Ma gli abitanti dell’ISS non sono i soli in prima linea nello spazio. L’Europa e l’Italia sono sempre infatti sempre più al centro della scena. Il 31 Marzo parte la prima simulazione di un viaggio verso Marte dell’Esa, l’Agenzia spaziale europea. L’esperimento, chiamato, Mars 500, prevede che sei uomini vivano per 105 giorni in condizioni di isolamento all’interno di un simulatore presso l’Istituto per i problemi biomedici (Ibmp) di Mosca. L’obiettivo è individuare e studiare i problemi psicologici e medici di una futura missione spaziale di lunga durata.
Fanno parte di questo speciale equipaggio l’ingegnere tedesco Oliver Knickel, il pilota francese Cyrille Fournier e quattro russi: i cosmonauti Oleg Artemyez e Sergei Ryazansky, il medico Alexei Baranov e lo psicologo dello sport Alexei Shpakov. Nel lungo periodo che trascorreranno nell’astronave virtuale, i sei uomini saranno immersi in diversi scenari, ideati pensando ai problemi reali che si potrebbero incontrare nel lungo viaggio verso Marte. Anche i compiti che avranno a bordo sono una simulazione dei compiti reali di un equipaggio e la comunicazione con la Terra avverrà con il ritardo di 20 minuti nell’arrivo del segnale, con il quale avvengono tutte le comunicazioni fra i satelliti in orbita attorno al pianeta rosso e i centri di controllo a Terra. A conclusione della missione, tutti e sei i partecipanti saranno sottoposti a test che verificheranno gli effetti prodotti dall’isolamento a livello fisiologico e psicologico. Lo studio pilota precede la vera simulazione del viaggio verso Marte, prevista a fine anno con un equipaggio di sei membri che vivrà in isolamento per 520 giorni.

Intanto un gruppo di astronomi britannici del Mullard Space Science Laboratory (Mssl) dell’University College di Londra ha osservato per la prima volta sul nascere un lampo gamma, ossia una delle più potenti esplosioni che avvengono nell’universo.
Il fenomeno è avvenuto in una galassia distante dalla Terra otto miliardi di anni luce ed è stato analizzato appena 251 secondi dopo la sua comparsa. Il risultato, pubblicato sulla rivista Monthly Notices of the Royal Astronomical Society, è stato ottenuto utilizzando i dati forniti dal satellite Swift, realizzato dalla Nasa in collaborazione con Agenzia Spaziale Italiana (Asi) e il Consiglio britannico per la scienza e la tecnologia (Stfc). Lanciato nel novembre 2004, Swift è riuscito a ottenere lo spettro ultravioletto di un lampo gamma battendo ogni record di rapidità in questo campo grazie al telescopio Uvot (Ultraviolet/Optical Telescope). Attualmente si ritiene che i lampi gamma siano emessi in seguito a immense esplosioni che seguono il collasso, all’interno di un buco nero, del nucleo di stelle massive che ruotano molto rapidamente. Ma questa resta un’ipotesi da dimostrare e sostanzialmente i lampi gamma sono eventi ancora misteriosi. Massimiliano De Pasquale, dell’Mssl, ritiene che d’ora in poi si potranno osservare lampi gamma finora quasi impossibili da vedere e saperne di più sulle galassie che ospitano questi fenomeni, anche se sono lontane miliardi di anni luce.

E infine c’è tanta Italia a guardare il cielo dagli osservatori privilegiati dell’Xmm e di Hubble. Quote record di tempi di osservazione con i principali telescopi spaziali, l’Xmm dell’Agenzia Spaziale Europea (Esa) e dell’Hubble di Nasa ed Esa sono state aggiudicate da due gruppi italiani dell’Istituto Nazionale di Astrofisica (Inaf) e dell’Università di Bologna.
L’osservatorio di Bologna dell’Inaf si è aggiudicato ben tre milioni di secondi del satellite Xmm-Newton, mentre il dipartimento di Astronomia dell’Università sempre a Bologna potrà utilizzare 177 orbite del telescopio Hubble per il programma di ricerca sugli ammassi stellari: si tratta del 18% del tempo totale a disposizione sul telescopio spaziale prima della quarta e ultima missione di manutenzione, prevista in maggio.
“Abbiamo a disposizione - spiega Andrea Comastri, che guida il gruppo di ricerca dell’Inaf - oltre 800 preziosissime ore che stiamo già sfruttando per andare a caccia dei buchi neri più invisibili, quelli oscurati da gas e da polveri. Per individuarli occorrono osservazioni molto lunghe e un’ alta sensibilità ai fotoni X molto energetici: Xmm è il satellite ideale per portarle a termine”.

Commenti

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Il 17 Marzo 2009 alle 12:38 whitepower ha scritto:

Ottimo articolo, parola di Astronomo.

i gamma ray burst (GRB o lampi gamma) sono intensi lampi di raggi gamma che possono durare da pochi millisecondi a diverse decine di minuti.

Queste potenti esplosioni costituiscono il fenomeno più energetico finora conosciuto dopo il Big Bang.

I GRBs sono fenomeni abbastanza frequenti (all’incirca uno al giorno) e la loro distribuzione nel cielo è isotropa, ovvero avvengono in direzioni del tutto casuali ed imprevedibili.

I GRBs sono eventi cosmologici, situati in galassie esterne alla Via Lattea e talvolta molto lontane.

Il lampo gamma più lontano finora osservato, denominato GRB 050904, è avvenuto ad una distanza di 13 miliardi di anni luce dalla Terra.

Una nuova era nello studio di questi oggetti celesti è iniziata nel 1997 con la scoperta del primo afterglow, l’emissione residua associata ad un GRB e visibile in tutte le bande spettrali (radio, IR, ottico, UV, raggi X).

Secondo le teorie correnti, queste potenti emissioni di raggi gamma sono generate dall’accrescimento di materia su un buco nero.
Molti sono i fenomeni che possono generare questo sistema buco nero+disco di accrescimento, ad esempio il collasso gravitazionale di una stella rotante e molto massiccia, la coalescenza di due stelle di neutroni o di una stella di neutroni ed un buco nero.

Un GRB è usualmente indicato con la data (anno-mese-giorno) in cui è stato osservato e, se più di un burst è stato rivelato, si usa porre una lettera finale per indicarne l’ordine (A per il primo, B per il secondo, etc.).
Ad esempio GRB 050509b è il secondo GRB osservato il 9 maggio 2005.
Il fatto che i lampi di raggi gamma siano dei getti suggerisce che il numero di tali eventi nell’universo sia maggiore del valore che stimiamo dalle nostre osservazioni, anche tenendo conto del limite di sensibilità dei nostri rilevatori.

Ciò accade perché la maggior parte dei getti “mancherà” la Terra e non sarà mai vista; solo una piccola frazione del totale è casualmente puntata in direzione del nostro pianeta in un modo tale che ci permette di rilevarla come emissioni di GRB.
Anche con queste considerazioni, il tasso di comparsa dei gamma-ray burst è molto piccolo - circa uno per galassia ogni 100.000 anni.

Il 3 Giugno 2010 alle 16:02 Notizie dai blog su In viaggio verso Marte per ora simulato ha scritto:

[...] Prove di missione su Marte e lampi gamma colti sul nascere Un panorama marziano L’equipaggio della Stazione spaziale internazionale è stato evacuato, sia pure per pochi minuti, in una navicella esterna per il rischio di impatto con un detrito, che ha fortunatamente schivato la stazione poco prima delle 18, ora italiana, di giovedì 12 marzo. blog: Hitech e Scienza | leggi l’articolo [...]

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