- Tags: Australia, censura, wikileaks
- Un commento
Il logo di Wikileaks
Un link multato con 11mila dollari al giorno: è la salatissima pena inflitta ai gestori di un forum australiano per non aver rimosso un collegamento web alle fotografie di un sito antiabortista. Che era nella “lista nera” dell’autorità per le telecomunicazioni di Melbourne, la Acma. L’elenco redatto dall’authority australiana ha incluso di recente anche Wikileaks, lo spazio che pubblica documenti riservati di governi, multinazionali e associazioni: le pagine incriminate sono due e riguardano, paradossalmente, la lista dei siti proibiti in un’altra nazione, la Danimarca. Proprio la pubblicazione dell’”indice proibito del web” a Copenhagen ha sollevato un dibattito ancora acceso tra i sostenitori della libertà d’informazione e chi, invece, osserva che alcuni contenuti (come la pornografia) vadano censurati. Anche in Australia la questione è aperta e piuttosto contesa: dal 2002 il governo sta elaborando un progetto di legge che obblighi gli internet provider a filtrare i contenuti. Ma l’opinione pubblica, soprattutto in rete, è contraria.
Non è la prima volta che Wikileaks si scontra con la censura: il sito è completamente irraggiungibile dai molti Paesi non democratici. E il suo fondatore Julian Assange, un australiano che vive in Africa, deve affrontare le spese per le cause legali: per pagare gli avvocati ha deciso che l’accesso alle informazioni “in esclusiva” sarà pagato almeno 25 dollari. Finora Wikileaks ha raccolto più di un milione di documenti: tra i più recenti, 600 report interni delle Nazioni Unite e gli studi Crs degli Stati Uniti, un vero tesoro di dati che soltanto in parte è pubblicato sul web.
Jacob Appelbaum, hacker, descrive il progetto Wikileaks (in inglese)
- Mercoledì 18 Marzo 2009


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Commenti
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Il 18 Marzo 2009 alle 16:06 fscinico ha scritto:
Il nuovo ordine mondiale sta arrivando
http://tinyurl.com/dkc3nj
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