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Un bambino nel villaggio di Nata
Luis Figo è un testimonial speciale: il campione portoghese di calcio è ambasciatore per la campagna contro la tubercolosi. Ma il terreno della sfida, questa volta, non è un campo di calcio: nove milioni di casi nel mondo, per la maggior parte in Asia e Africa. Secondo l’Organizzazione mondiale della sanità (Oms), infatti, si tratta di “una malattia della povertà che si diffonde soprattutto tra gli adulti in età produttiva. La maggior parte delle vittime sono nei paesi in via di sviluppo, con più della metà delle morti in Asia”. L’obiettivo dell’onu è di dimezzare i decessi entro il 2015. Eppure le statistiche diffuse in occasione della giornata mondiale della tubercolosi, non dicono tutto: un articolo pubblicato sulla rivista Lancet evidenzia che “i tassi di successo delle terapie in molte nazioni sono ricevuti con scetticismo tra gli operatori sanitari che affrontano la tbc a livello clinico”. Pesano, infatti, le difficoltà di gestire i centri di cura (Dots) per “difficoltà nell’attuazione dei programmi, mantenimento degli standard qualitativi e raccolta di finanziamenti e risorse umane adeguati”. Anzi, Lancet sottolinea che i casi in Europa potrebbero aumentare per l’arrivo di migranti, e consiglia politiche inclusive che incoraggino “una maggiore partecipazione nei servizi sanitari da parte di gruppi di migranti difficili da raggiungere”.
Organizzazioni umanitarie e fondazioni filantropiche sono in prima linea nel trattamento della malattia e nello sviluppo di una cura. Global found, per esempio, ha investito 2 miliardi di dollari in progetti sanitari. Fondi che sono arrivati anche nel Sudan meridionale: una volontaria italiana, Lina Sala, ha ottenuto un mezzo di soccorso per raggiungere i villaggi con le medicine, dotato di radio per comunicare con l’ospedale. Eppure il batterio Mycobacterium tuberculosis, agente infettivo della tbc, diventa più difficile da contrastare: preoccupa nei paesi in via di sviluppo l’avanzata di ceppi resistenti a più farmaci (mdr, multi drug resistant) che, secondo l’Oms, riguardano il 5% dei casi. Ma cambia anche la geografia delle emergenze. Le persone con hiv hanno il 50 per cento di probabilità in più di ammalarsi di tbc: un dramma per l’Africa, come testimonia un blog, Natavillage, che raccoglie immagini e filmati da un villaggio in Botswana: nella parte meridionale del continente, infatti, il virus dell’aids arriva a contagiare in alcune aree anche più della metà della popolazione.
Luis Figo testimonial della campagna contro la tubercolosi
- Martedì 24 Marzo 2009


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