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	<title>Hitech e Scienza &#187; Inghilterra, Twitter e Facebook sui banchi di scuola</title>
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	<description>Canale Hitech e Scienza di Panorama.it</description>
	<pubDate>Sat, 11 Feb 2012 09:58:43 +0000</pubDate>
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		<title>Inghilterra, Twitter e Facebook sui banchi di scuola</title>
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		<pubDate>Thu, 26 Mar 2009 00:00:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Apertura#4]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>Meno storia e più social media: la riforma delle scuole primarie inglesi prevede moduli per sviluppare competenze tecnologiche spinte. E nel Regno Unito il dibattito si accende]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://gallery.panorama.it/gallery/cronaca_giovani_e_scuola/22054_studenti_in_classe.html" title="Studenti in classe"> <!--m--> <img src="http://media.panorama.it/media/foto/2008/02/13/482f280b6bf68_zoom.jpg" alt="Studenti in classe" width="500" border="0" /> </a></p>
<p>Il periodo vittoriano? La seconda guerra mondiale? Meglio imparare a gestire un profilo sui social-network o modificare una voce di Wikipedia.<br />
Dall&#8217;Inghilterra <a href="http://www.guardian.co.uk/education/2009/mar/25/primary-schools-twitter-curriculum">arriva</a> una proposta di riforma dell&#8217;insegnamento nelle scuole elementari che porterà una ventata di tecnologie nelle aule delle elementari. E scatenerà inevitabili polemiche.</p>
<p>Nel nuovo curriculum <a href="http://www.independent.co.uk/news/education/education-news/government-report-claims-primary-school-pupils-should-study-twitter-1653888.html">ideato da Sir Jim Rose</a> si fa infatti esplicito riferimento allo sviluppo di competenze nel campo dei <strong>social media</strong>. Durante i cinque anni di educazione primaria, gli studenti dovranno diventare familiari con i <strong>podcast</strong> e il <strong>blogging</strong>, oltre a saper utilizzare <strong>Wikipedia</strong> e <strong>Twitter</strong> come fonte di informazione. Inoltre dovranno essere fluenti nella scrittura al computer così come nell&#8217;utilizzo di <strong>software di spelling</strong> e auto-correzione, oltre che nell&#8217;utilizzo di strumenti come <strong>Facebook</strong> e altri social network.</p>
<p>Non è la scuola delle 3I tante volte annunciata in Italia, ma ben di più. Perché per la prima volta viene sottolineata l&#8217;importanza di sviluppare competenze nell&#8217;area della <strong>media-education</strong>. Così come <a href="http://digitallearning.macfound.org/site/c.enJLKQNlFiG/b.2108773/apps/nl/content2.asp?content_id={CD911571-0240-4714-A93B-1D0C07C7B6C1}&amp;notoc=1:">da tempo ripete</a> lo studioso <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Henry_Jenkins">Henry Jenkins</a>, secondo cui, se non si avvia un vasto programma di <strong>alfabetizzazione digitale</strong>, si rischia di dar vita ad una nuova forma di <strong>digital-divide</strong>, non più basata su chi ha accesso (o meno) alla banda larga, ma su chi sa utilizzare (o meno) gli strumenti online come <strong>mezzo di espressione e cittadinanza attiva</strong>.</p>
<p>Ovviamente la proposta ha già scatenato un <a href="http://www.timesonline.co.uk/tol/comment/columnists/guest_contributors/article5976928.ece">fiume di polemiche</a>, tra chi parla di &#8220;cedimento alle ultime mode di Twitter e Facebook&#8221; a chi denuncia la mancanza di &#8220;un impegno per una maggiore alfabetizzazione sulle materie importanti&#8221;.</p>
<p>Intanto però se ne parla. <a href="http://search.twitter.com/search?q=%22Sir+Jim+Rose%22">A cominciare da Twitter</a>, dove un po&#8217; tutti in queste ore stanno salutando Jim Rose <a href="http://twitter.com/DuePuntoZero/statuses/1388699012">come un eroe</a>. Altro che l&#8217;Italia, dove i politici nostrani non sembrano ancora essere sfiorati dal problema. E, al limite, a tenere banco è il dibattito sull&#8217;importanza del 5 in condotta.</p>
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