Archivio di Aprile, 2009
Mark Zuckerberg, fondatore di Facebook
Dagli Stati Uniti Facebook lancia l’allarme a non accettare il seguente invito: “Visit http://www.facebook.com/l/4253f;http://f… in quanto si tratta di un sito di phishing.
I messaggi che circolano, e che il social network sta cercando di bloccare in queste ore, arrivano da un mittente che si presenta con il nome di un amico o di una persona che compare nell’elenco dei vostri contatti, e contengono questa tipologia di testo: Hello; “Visit http://www.facebook.com/l/4253f;http://f… . 
Accettando di collegarsi al dominio fbaction.net si viene indirizzati a un sito che imita in tutto e per tutto la pagina di login di Facebook nella speranza che l’utente inserisca il proprio user name e password. Se così avviene, si dà l’accesso ai propri contatti e vengono inviati altri messaggi di phishing a nuove persone. Come ha dichiarato Facebook al blog tecnologico TechCrunch, il dominio è già stato incluso nella blacklist ed è stato posto fuori linea, evitandone la condivisione tra gli utenti. Anche le password che sono state rubate saranno resattate e nel frattempo sono stati avvisati gli Internet Service Provider coinvolti nel caso.
Non è la prima volta che Facebook finisce nel mirino degli attacchi di phishing: a marzo un’indagine di Phishtank, ripresa ieri dal Washington Post, metteva il sito al settimo posto nella classifica delle destinazioni Internet più prese di mira dal phishing, dopo le “regine” PayPal, eBay e Google.
La mappa dell’Open source
Il fronte del software libero avanza: ai programmi informatici blindati per gli sviluppatori esterni si affiancano sempre più iniziative a codice aperto. Sfruttando una cascata di licenze per l’utilizzo e la distribuzione, come le Creative Commons lanciate da Larry Lessig o le Gpl di Richard Stallman. Gli esempi non mancano: basti pensare alla navigazione web con Mozilla (progettato dalla Mozilla foundation) o ai documenti scritti con Open Office (della californiana Sun). Fino a un sistema operativo come Linux. Secondo l’Open source initiative, lo Stato più all’avanguardia nell’adozione di software libero è la Francia: il settore dell’industria ha lanciato 25 progetti al di fuori delle restrizioni imposte dal copyright. Gli Stati Uniti sono nella nona posizione della lista con 28 programmi governativi (e l’amministrazione del presidente Barack Obama ha già inviato segnali positivi nei confronti del software libero per ridurre le spese di gestione della Casa Bianca) e 13 industriali. L’Italia è undicesima con otto iniziative pubbliche e venti private. Il rapporto di della società Red Hat, inoltre, valuta positivamente la spinta di Perù, Brasile, Argentina, francia verso l’open source (qui il rapporto).
Una recente scoperta americana annuncia promettenti esiti da un test sul sangue che sembra in grado di rivelare l’efficacia di una terapia contro il cancro.
Lo studio è stato condotto da un gruppo di ricercatori della Stanford University School of Medicine in California (USA), che ha messo a punto una macchina in grado di separare le proteine legate al cancro tramite l’impiego di cariche elettriche.
Grazie all’uso di reagenti che consentono di differenziare i diversi tipi di cancro e a specifiche analisi di laboratorio, gli studiosi affermano che possono individuarsi in un piccolissimo campione biologico come una goccia di sangue i livelli delle proteine legate al cancro. In più possono anche essere osservate le variazioni dovute agli interventi terapeutici.
Entrando più nello specifico, i ricercatori spiegano che questa tecnica permette di monitorare i vari livelli di attività dei geni cancerogeni all’interno dei linfomi umani e di distinguere i diversi tipi di questi ultimi.
Questa tecnica lavora molto bene sulle cavie da laboratorio sia per i linfomi sia per le cellule tumorali in generale. Il sistema è stato battezzato col nome nanofluidic proteomic immunoassay (NIA).
“Questa tecnologia ci permette di analizzare le proteine associate al cancro in scala ridottissima. Non solo si individuano i livelli di proteina nell’ordine dei psicogrammi, un trilionesimo di grammo, ma si osservano anche i più piccoli cambiamenti che avvengono nella proteina”, spiega Dean Feisher, uno degli scienziati che hanno preso parte allo studio.
Questo tipo di test consente di diagnosticare precocemente il tumore e di monitorare il decorso della malattia senza l’ausilio di interventi chirurgici invasivi come la biopsia. “Attualmente è necessaria l’anestesia totale e il prelievo di grandi quantità di tessuti – afferma Alice Fan, coordinatrice dello studio – mentre adesso, grazie a questo nuovo test, basta un ago per prelevare le poche cellule necessarie consentendo ai medici di ripetere le analisi con maggiore frequenza”.
Allo stato attuale delle cose questa tecnica si è rivelata valida negli studi sui tumori del sangue ma gli esperti stanno lavorando per svolgere test anche su altre forme di tumori maligni.
Ancora poco tecnologici i camici bianchi italiani: tra i medici di famiglia e i pediatri di base, oltre 55 mila in Italia, solo 2 su 5 (il 40 per cento) usano internet in ambulatorio. Emerge dall’Ufficio studi del Consiglio dei ministri, Dipartimento per l’innovazione e le tecnologie. Un limite importante visto che è sulla loro rete che si fonda la concreta modernizzazione del sistema: dalla ricetta elettronica alla trasmissione dei dati dei pazienti alle Asl e nelle farmacie, dalle cure a domicilio con la telemedicina alla cartella clinica digitale.
L’utilizzo del computer come database medico è diffuso ma le potenzialità del mezzo elettronico rimangono ancora largamente inesplorate. In Italia come in Europa, come ha dimostrato un sondaggio della Commissione europea sui servizi elettronici di assistenza sanitaria nel nostro continente. L’87 per cento dei medici generici europei usa il computer, il 48 per cento dispone di una connessione a banda larga e il 69 per cento ha accesso ad un collegamento internet. Nonostante questo, la percentuale dei camici bianchi che scambia comunicazioni elettroniche con i pazienti è di appena il 4 per cento, le ricette elettroniche sono utilizzate solo dal 6 per cento di loro e appena il 10 per cento scambia elettronicamente dati con altri centri sanitari. Da una ricerca recentemente condotta negli Stati Uniti e riportata sul Bollettino di informazione sui farmaci, emerge che la rete viene utilizzata soprattutto come una “grande biblioteca” per la consultazione di articoli estrapolati dalle riviste, piuttosto che per consultare in modo sistematico le riviste specializzate, o per seguire corsi di aggiornamento a distanza.
Quali sono le ragioni per cui i medici continuano ad usare poco internet? Gli impegni di lavoro non lasciano molto spazio al medico e spesso l’eccesso di notizie in rete va di pari passo con la difficoltà di trovare informazioni realmente affidabili. Ma ci sono motivi altrettanto importanti per convincere i medici a usare le tecnologie messe a disposizione dalla rete: la necessità di confrontarsi con pazienti sempre più informati, le opportunità che offre il web di ottimizzare i tempi di lavoro, lo scambio di informazioni utili per diagnosi anche a migliaia di chilometri di distanza. Secondo gli esperti, le informazioni che i medici si scambiano sono principalmente i risultati delle analisi di laboratorio (40 per cento), i dati amministrativi per i rimborsi (15 per cento), le informazioni mediche verso le strutture di cura (10 per cento) e le prescrizioni farmaceutiche (6 per cento).
Tre notizie in un solo giorno. Diventa sempre più intricata la situazione per Google Books e la class action intentata dagli scrittori statunitensi. Lo scorso ottobre si era arrivati ad un accordo storico con la proposta di un “piano di transazione” che, tra le altre cose, fissava la data del 5 maggio come limite entro cui gli editori di tutto il mondo potevano far valere i propri diritti. Ma ora le cose non stanno più così.
Un giudice federale ha infatti accolto la richiesta di un gruppo di editori ed autori statunitensi (tra cui anche i rappresentanti di Philip Dick e John Steinbeck) di prorogare la deadline di ulteriori quattro mesi. Nei giorni scorsi Google aveva proposto una proroga di due mesi, ma il giudice ha dato ragione agli scrittori.
In tutto ciò è arrivata anche un’altra doccia fredda per Google. Il Dipartimento di Giustizia statunitense ha infatti aperto un’indagine per valutare se con l’accordo di transazione si profila la creazione di una posizione dominante per l’editoria digitale negli Stati Uniti. Accuse e sospetti in questo senso erano stati sollevati da più parti (dallo studioso Robert Darnton e dall’Internet Archive), ma non è detto che l’inchiesta si chiuda necessariamente con uno stop per Google. Anche se l’ultima volta che l’Antitrust si era mosso (in occasione dell’accordo pubblicitario con Yahoo!) Google ha subito fatto marcia indietro.
Per quanto il piano riguardi solo il mercato Usa, nella trattativa sono coinvolti anche gli editori e gli scrittori stranieri, dal momento che Google ha indicizzato le opere delle biblioteche statunitensi che nei loro cataloghi contengono anche volumi stranieri. Se negli altri paesi si sono già levate molte voci contrarie, in Italia l’Associazione Editori Italiani si dice soddisfatta per la proroga di quattro mesi e annuncia l’apertura di un gruppo di lavoro tecnico nei rapporti tra Google, il Book Right Registry e gli editori europei, coordinato proprio da un rappresentante dell’AIE, Piero Attanasio, che ha spiegato: “AIE ha prodotto una serie di studi tecnici e documenti assunti dalla Federazione degli Editori Europei come posizione comune, che rilevano i problemi presenti nel database del Settlement e le possibili soluzioni. Si è creato un buon clima di collaborazione che speriamo porti i suoi frutti”. Un po’ tutti, quindi, restano ancora molto prudenti sul da farsi.
- admin
- Giovedì 30 Aprile 2009

Il noto social network ha messo on line una pagina dove con l’aiuto di mappe geografiche si può seguire l’evolversi dell’intensità delle discussioni sulla nuova influenza che ha colpito il Messico e alcune aree degli Stati Uniti.
I grafici mostrano la crescita del numero di citazioni delle parole “swine flu” nei post inviati nel Wall di Facebook negli ultimi cinque giorni e sono stati realizzati utilizzando un tool di riconoscimento dei trend di linguaggio disponibile su Facebook.
Il social network non è l’unico strumento messo in campo sul web per tenere informata l’opinione pubblica in tempo reale sull’emergenza della nuova epidemia. Su Google Maps, ad esempio, negli scorsi giorni sono state pubblicate diverse mappe della diffusione del contagio, continuamente aggiornate dagli utenti stessi, mentre su Twitter si moltiplicavano a dismisura i messaggi, con il risvolto negativo di aumentare inutilmente il panico.
Piaccia o no, come già era accaduto in altre occasioni, Internet e i social network si confermano il media di comunicazione preferito, soprattutto nelle situazioni di emergenza internazionale.
Ricorrendo a una lugubre espressione divenuta celebre dopo l’11 settembre, Richard Teeuw, geologo a capo di un gruppo di ricercatori della britannica Università di Portsmouth, sostiene che il problema non è sapere se la minaccia da lui individuata colpirà, ma quando. In questo caso non si tratta di terrorismo di inaudita ferocia, ma di una catastrofe naturale non meno impressionante, lo tsunami. Nel cui mirino si trovano ora i Caraibi. Le indagini geomorofologiche condotte sull’isola di Dominica e confermate dalle immagini tridimensionali ottenute con Google Earth, hanno infatti condotto alla scoperta che il fianco nord del vulcano Morne aux Diables mostra segni di cedimento, dopo il quale franerebbero in mare da uno a quattro milioni di tonnellate di roccia, generando uno tsunami con onde alte fra tre e cinque metri. L’isola sotto osservazione possiede la più elevata concentrazione al mondo di vulcani potenzialmente attivi, in un’area esposta regolarmente agli uragani ed episodicamente a un’intensa attività sismica, fenomeni in grado di innescare il disastro, in tempi tuttavia estremamente imprevedibili, variabili tra una settimana e un secolo. Se si verificherà l’ipotesi migliore, Teeuw prevede di tornare sul posto la prossima estate e nel 2010 per valutare meglio l’entità del rischio, andando alla ricerca sui fondali marini delle tracce di uno tsunami che potrebbe avere avuto luogo molte migliaia di anni fa, secondo una dinamica simile a quella che rischia ora di ripetersi. Sembra probabile che a fare le spese di un nuovo e infausto evento siano soprattutto 30mila tra residenti e turisti nell’arcipelago di Guadalupa (situato circa 50 km a nord della Dominica), sulle cui spiagge le onde dello tsunami si abbatterebbero nel giro di pochi minuti, senza alcuna barriera corallina ad assorbirne almeno in parte l’energia e con scarse possibilità di avvertire tempestivamente i malcapitati di turno.
Quelli che oggi sono utenti del sito web di Twitter, probabilmente domani lo abbandoneranno. È quanto emerge da una ricerca sul successo a lungo termine dell’ultimo famoso social network usato da celebrità come Oprah Winfrey e Britney Spears.I dati rilevati da Nielsen Online, che misura il traffico su internet, hanno evidenziato che oltre il 60% degli utenti di Twitter ha smesso di usare il social network gratuito un mese dopo l’iscrizione. “Il tasso di mantenimento dell’audience di Twitter, o la percentuale di utenti di un certo mese che ci sono ancora il mese successivo, è di circa il 40%”, ha detto in una nota David Martin, vice presidente di ricerca primaria alla Nielsen Online.”Per la maggior parte degli ultimi 12 mesi, prima che si iscrivesse Oprah, Twitter è rimasto sotto il 30%”.Twitter, con sede a San Francisco, è stato creato tre anni fa come un servizio internet in grado di permettere agli utenti di scambiarsi e leggere brevi messaggi da 140 caratteri, che possono essere inviati su computer o su dispositivi mobili.Ma recentemente è stato investito da un’ondata di popolarità, da quando celebrità come l’attore Ashton Kutcher e la conduttrice americana di talk show Oprah Winfrey hanno iniziato a mandare messaggi che possono aggiornare i lettori su notizie dell’ultima ora o sulle attività mondane del mittente.Il presidente Usa Barack Obama ha usato Twitter nella sua campagna elettorale dell’anno scorso e tra gli altri utenti celebri del social network ci sono il giocatore di basket Shaquille O’Neal e le cantanti Britney Spears e Miley Cyrus.Twitter, come compagnia privata, non rivela il numero dei propri utenti, ma secondo i dati diffusi da Nielsen Online, il sito web ha registrato 7 milioni di visite a febbraio di quest’anno contro le 475.000 di febbraio dell’anno scorso. Ma Martin ha sottolineato che un tasso di mantenimento del 40% limiterà la crescita del sito.”Semplicemente ad un certo punto non ci saranno abbastanza nuovi utenti per controbilanciare quelli che abbandonano il sito”, ha spiegato.Martin ha detto che Facebook e MySpace, siti di social network più affermati, hanno tassi di mantenimento degli utenti pari a circa il doppio rispetto a Twitter.Entrambi hanno circa il 70% di utenti che rimangono di mese in mese e Facebook ha circa 200 milioni di iscritti.”Twitter è cresciuto molto rapidamente negli ultimi mesi, ma non sarà in grado di sostenere una crescita stabile se non alzerà il livello di fedeltà degli utenti”, ha detto Martin.
- admin
- Mercoledì 29 Aprile 2009
Il mondo di Walt Disney
Danze di elefanti e orsi fin troppo simili in alcuni film di Walt Disney: le ha scoperte un ragazzo finlandese, nickname “Wetr Ox”, e poi ha montato un filmato che rivela le similitudine tra i disegni. I principali film “incriminati” sono Robin Hood, gli Aristogatti, Biancaneve e i sette nani, Il libro della giungla, Lilly e il vagabondo. Decine le scene ripetute cambiando alcuni tratti e i colori dell’illustrazione. E gli spettatori si dividono: “Robin Hood è stato prodotto durante un periodo molto duro per Disney. Comunque, non avrebbero dovuto permettere di riusare vecchie immagini” dice Ehh246. Altri difendono gli studi d’animazione che hanno fatto sognare intere generazioni: “Alcune sequenze sono simili, ma a chi importa?” scrive Rendezmoiesouffle “Sono tutte storie differenti e questo è ciò che fa il film grande”. Aggiunge animaison: “È una vecchia notizia per chiunque abbia interesse nell’animazione, e allora? Guardate alla quantità enorme di riutilizzi nell’animazione televisiva di oggi. Almeno i disegnatori Disney dovevano rifare e riadattare ogni cosa”. Decisamente critico abdulillo: “La mia infanzia è stata distrutta”.
Le scene copiate dei film d’animazione Disney

Ormai non si tratta più solo di rumors. Adesso c’è un nome, una data e un prezzo.
Il produttore è cinese - Guangzhou Skytone Transmission Technologies - e il primo modello - l’Alpha 680 – dovrebbe fare la sua comparsa sugli scaffali già dal prossimo giugno. Circolano voci sempre più insistenti, infatti, che l’americana Wal-Mart lo proporrà nei propri negozi, in vari colori (bianco, nero, rosso, rosa e giallo), al prezzo di 250 dollari.
L’Alpha 680 si presenta all’appuntamento con un display da 7 pollici (come i primi Eee Pc) con una risoluzione di 800×480 pixel, un processore ARM 11 da 533 MHz, un disco a stato solido da 1 Gb (espandibili fino a 4) e 128 di memoria Ram DDR2 (aggiornabile fino 256 MB).
Una delle caratteristiche più interessanti è il display touchscreen ruotabile come nei tablet e con degli speciali controlli in stile gamepad ai lati dello schermo. L’Alpha 680 di Skytone sarà dotato, inoltre, di connettività Wi-Fi (3G opzionale), due porte Usb e una Ethernet, uno slot per schede di memoria Sd/Mmc (con supporto Sdhc ) e una webcam. La batteria a due celle promette un’autonomia compresa tra le due e le quattro ore.


Ecco le specifiche tecniche dello Skytone Alpha 680:
- Sistema operativo: Google Android
- CPU: ARM11 533 MHz 32bit
- Display: 7“ Tft Lcd Wvga 800 x 480
- Memoria: 128 MB DDR2 (opzionale fino a 256 MB)
- Storage: 1 GB Nand Flash Memory (opzionale fino a 4 GB) – scheda di memoria Sd/Mmc (supporto Sdhc)
- I/O: Usb 2.0 x 2 - tastiera standard a 80 tasti
- Connettività: Wi-Fi - 10/100 MB Ethernet - RJ-45 - (3G opzionale)
- Video: Mpeg1/2/4, H.263, H.264, Wmv9
- Dimensione: 21 x 15 x 3 cm
- Peso: 680 gr
Gli ultimi commenti