La Società italiana di flebolinfologia (Silf) in collaborazione con l’Associazione internazionale “Donna Salute – Salute Donna” e Federfarma promuovono una campagna di conoscenza dell’insufficienza venosa che mira anche a individuare efficaci strategie terapeutiche e diagnosi precoce.
L’iniziativa consentirà per tutto aprile e maggio di effettuare visite gratuite nei centri flebologici di dieci città italiane: Bari, Cagliari, Catania, Ferrara, Firenze, Genova Milano, Napoli, Padova e Roma. Le prenotazioni possono essere effettuate chiamando il numero verde 800.198.078 attivo dal lunedì al venerdì dalle 9 alle 18.
Nei Paesi industrializzati oltre il 55 per cento delle donne contro il 30 per cento degli uomini soffre di insufficienza venosa. Il 50% di chi ha una predisposizione genetica lamenta disturbi contro il 40 per cento di chi non ha familiarità per la malattia. Inoltre, anche il 50 per cento di chi è in sovrappeso accusa il problema rispetto al 30 per cento di chi è normopeso. Il disturbo interessa il 35 per cento delle donne che hanno avuto più gravidanze contro il 15 per cento di chi non ha avuto figli e il 60 per cento delle donne oltre i 60 anni contro il 35 per cento degli uomini.
L’insufficienza venosa è un problema circolatorio che determina un ristagno del sangue nelle gambe rendendo difficoltosa la sua risalita dal basso all’alto. Il risultato? Le caviglie che si gonfiano, si avverte un dolore diffuso e una fastidiosa sensazione di pesantezza e si ha prurito.
In alcuni casi possono verificarsi crampi notturni e dilatazione dei capillari. Nei casi più gravi sono interessati da dilatazione interi tratti venosi e possono osservarsi anche dei noduli. “Il vero problema – spiega Vincenzo Gasbarro, chirurgo vascolare all’Università di Ferrara, presidente della Silf e coordinatore scientifico della campagna – è che le donne sottovalutano l’insufficienza venosa non dando peso ai campanelli di allarme come pesantezza, gonfiore alle caviglie e prurito, varici o vene varicose. Solo una su tre sa di essere malata e viene curata. Questo fino all’estate. Poi, in questa stagione, le visite flebologiche si intensificano a causa dei disturbi resi più evidenti dal caldo. Si inizia il trattamento, ma a fine estate ci si sente meglio e si rimette tutto nel cassetto. Un comportamento che provoca un continuo peggioramento della malattia”.
- Martedì 14 Aprile 2009
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